Procura di Roma: una “regia unitaria” avrebbe fatto pressioni su Lotito per vendere la Lazio

La Procura di Roma ipotizza il reato di aggiotaggio in relazione a presunte pressioni nei confronti del presidente della SS Lazio, Claudio Lotito, con lo scopo di portarlo a vendere il club sportivo. Secondo l’accusa, sarebbero state diffuse “notizie false” con l’obiettivo di provocare una significativa variazione del prezzo dei titoli della società biancoceleste. Sono in corso le perquisizioni nei confronti del presidente della Banca del Fucino, Mauro Masi, dell’amministratore delegato Francesco Maiolini e di Luigi Bisignani, da parte dei carabinieri del Nucleo investigativo di Roma, sotto il coordinamento dei pm della Dda.
L’inchiesta è stata affidata al procuratore aggiunto Giuseppe Cascini e ai pm Lucia Lotti e Lorenzo Del Giudice, che stanno indagando se ci sia stata una “regia unitaria” e ci siano dei “mandanti” con lo scopo di fare pressioni su Claudio Lotito e portarlo a vendere la S.S. Lazio s.p.a., società quotata in Borsa. L’accusa è quella di aggiotaggio, ossia di diffusione di notizie false volte a “provocare una sensibile alternazione del prezzo delle azioni” della società biancoceleste. Nel capo di imputazione contenuto nel decreto di perquisizione si legge che Masi, Maiolini e Bisignani avrebbero concorso “moralmente alla diffusione a mezzo social network o attraverso la testata Millenovecento” e “materialmente e moralmente attraverso il quotidiano Il Tempo” alla diffusione di false notizie “relative alla imminente cessione da parte di Claudio Lotito del pacchetto azionario di controllo della S.S. Lazio s.p.a.”. I tre avrebbero contribuito, inoltre, a diffondere notizie prive di fondamento sulle intenzioni di Claudio Lotito “di far deliberatamente retrocedere la squadra della Lazio in una serie minore al fine di ottenere il cosiddetto paracadute di 35 milioni di euro”. I fatti contestati sarebbero iniziati nel giugno del 2024.
In una nota ufficiale, la Banca del Fucino dichiara di non essere indagata e prende le difese del suo presidente Mauro Masi e del suo amministratore delegato Francesco Maiolini, esprimendo “piena fiducia” nel loro operato e in quello della magistratura. Nel comunicato si precisa, poi, che la Banca “non ha mai finanziato, direttamente o indirettamente, alcuna iniziativa, campagna o attività riconducibile alle vicende oggetto dell’indagine, né alcuna iniziativa lesiva degli interessi della S.S. Lazio s.p.a., dei suoi azionisti e dei suoi vertici.




