Roma-Atalanta 2-1, la vittoria in rimonta: i giallorossi dimostrano di essere una squadra

Ci sono partite che si vincono con le magie dei singoli come Malen e Dybala, e partite che si vincono con il cuore di un gruppo. Roma-Atalanta appartiene alla seconda categoria. Sotto al 47′ per il gol di Ederson, dopo un primo tempo a senso unico, la squadra di Gasperini ha continuato a spingere fino al recupero e ha ribaltato tutto in tre minuti: Hermoso al 90′, Soulé al 93′. L’Olimpico, 67.279 spettatori, è esploso.
Il 2-1 vale la terza vittoria su tre gare, il primato in classifica a punteggio pieno insieme all’Inter (in attesa degli altri incontri) e, soprattutto, un messaggio chiaro: questa Roma è un gruppo coeso, con tante soluzioni. Una buona notizia per Gasperini e i tifosi romanisti visti i tanti impegni che aspettano la squadra.
Una partita a senso unico, ma Carnesecchi è insuperabile
La Roma è partita fortissimo. Pressione alta, Atalanta schiacciata nella propria metà campo, incapace di uscire palla al piede. I numeri raccontano un dominio raro in un big match: 66% di possesso, 35 tiri complessivi contro 6; 11 nello specchio contro 2; 14 calci d’angolo contro uno solo per gli ospiti.
Il problema principale per gli uomini di Gasperini si chiamava Marco Carnesecchi. Il portiere dell’Atalanta ha compiuto almeno tre interventi da campione, prima su Mancini, poi su Cristante, poi in avvio di ripresa su Koné.
IL Ct Roberto Mancini, sugli spalti, qualche incertezza in più su chi debba essere il portiere titolare degli Azzurri, sabato sera l’ha portata a casa.
Il più vivace del tridente giallorosso nel primo tempo è stato Rodrigo Mora, mentre Malen, il grande protagonista delle prime due giornate, è stato contenuto dalla difesa atalantina a costo di lasciare libero Wesley sulla fascia. Su questo Sarri è stato efficace.
Quella pressione, però, aveva un prezzo. Con il caldo di inizio settembre l’energia spesa nei primi 45 minuti dalla Roma si sarebbe fatta sentire nella ripresa, dove ai giallorossi è mancata inizialmente la brillantezza per trasformare il dominio in gol.
Sarri legge la partita, l’Atalanta cambia volto nella ripresa
Maurizio Sarri ha capito i problemi della sua squadra e nell’intervallo ha cambiato: fuori Scamacca, dentro Krstovic. In campo è tornata un’altra Atalanta, più alta, più aggressiva, più convinta. E al 47′, al primo vero tiro della sua partita, la Dea è passata: De Ketelaere ha messo in difficoltà Hermoso (il difensore si rifarà con una prestazione sontuosa e il gol del pareggio) e ha fatto partire l’azione, Ederson ha concluso con una botta imparabile per Svilar.
Da quel momento la Roma ha vissuto il quarto d’ora più difficile. Krstovic al 59′ ha vinto il duello con Molina e ha sfiorato il palo da pochi metri, Samardzic ha calciato fuori. La beffa, dopo un primo tempo del genere, sembrava dietro l’angolo.
I nuovi della Roma fanno la differenza
Qui è emersa la differenza rispetto al passato. I cambi di Gasperini hanno aggiunto energie fresche senza abbassare il livello della squadra. Molina al 54′ ha portato qualità e un cross velenoso nel finale. Balerdi e Ghilardi, entrati per Ndicka e Mancini, hanno puntellato una difesa che aveva iniziato a soffrire Krstovic: dal loro ingresso l’Atalanta non ha più creato nulla. Castro, subentrato a Malen poco dopo l’ora di gioco, è entrato benissimo: al 64′ ha centrato la base del palo dopo una sterzata su Kossounou, all’88’ ha scheggiato la traversa di testa sul cross di Molina.
E poi Soulé. Entrato al 54′ al posto di Mora, l’argentino ha battuto il corner che Hermoso ha spizzato di testa al 90′: parabola che supera Carnesecchi, bacia il palo ed entra. Tre minuti dopo ha ricevuto in area da Dybala, si è portato la palla sul sinistro e ha sorpreso il portiere sul primo palo. Un assist e un gol in 40 minuti: è lui a vincere il premio di MVP.
I fantasmi del passato, spazzati via
La scorsa stagione la Roma aveva tre vizi: faceva fatica a vincere quando passava in svantaggio, non trovava il gol nei finali di partita, non riusciva a portare a casa i big match. Sabato sera li ha cancellati tutti e tre in una volta sola, contro un avversario che era diventato una maledizione. L’ultima vittoria contro l’Atalanta risaliva a marzo 2022, con Mourinho in panchina e il gol di Abraham. Da allora otto confronti, sei sconfitte e due pareggi.
Gasperini a fine partita lo ha detto senza giri di parole: “Quando perdi fino a tempo scaduto e poi addirittura ribalti la partita e vinci, sono segnali che il gruppo ci crede”. Il tecnico ha insistito su un aspetto che vale più del risultato: “Non abbiamo mai buttato per aria le geometrie, abbiamo giocato con lucidità”. E sui subentrati: “Molina, Balerdi e Ghilardi ci hanno consentito di non soffrire. Soulé e Castro ci hanno dato una grande spinta”.
Non solo Malen e Dybala, la Roma è squadra
La lezione dell’Olimpico è questa. Dopo due vittorie in discesa, con Malen e Dybala a fare da copertina, la prima notte difficile della stagione ha rivelato la vera natura di questa squadra. Chi è partito dalla panchina ha deciso il match, chi era in campo ha continuato a crederci quando il cronometro diceva che era finita. Il pubblico ha spinto fino all’ultimo pallone – come sempre – e la squadra lo ha ripagato.
Gasperini ha ammesso che numericamente questa non è una rosa da Champions. Ma per qualità, spirito e profondità sembra costruita per non avere cali, e il calendario delle prossime settimane, con tre gare a settimana tra campionato e coppa, dirà se ha ragione. Intanto la Roma è prima, ha segnato dieci gol subendone uno e ha scoperto di sapere vincere anche quando tutto sembra andare storto. Le squadre vere si riconoscono così.




