Europa…occhio!
L’abbuffata di partite della fase a gironi di questi Mondiali si è conclusa. Per fortuna, verrebbe da dire. È vero, ci sono state belle storie, ma spesso leggermente fini a sé stesse. Ora è iniziata la fase succulenta: quella che può trasformare un ranocchio in principe, quella delle sorprese, ma soprattutto delle delusioni.
Mentre il Canada, battendo il Sudafrica in una partita non indimenticabile, avanza verso gli ottavi, già dalla seconda gara in programma sono arrivati i primi segnali di una possibile storia memorabile.
Il Brasile di Carlo Ancelotti, con enorme difficoltà, è riuscito a battere il Giappone in una partita tiratissima e combattuta. Eppure, questo Brasile continua a non convincere. Alcuni titolari sembrano essere lì più per riconoscenza che per effettivo merito. Davanti a un Giappone ordinato, coraggioso e pericoloso, il gol vittoria è arrivato soltanto allo scadere dei 90 minuti, grazie a una bella giocata di Martinelli. La squadra del Sol Levante era a tanto così dall’impresa, peccato, se la sarebbe meritata.
Guardando i numeri finali, la partita potrebbe sembrare a senso unico. Ma chi l’ha vista sa bene che quei dati raccontano solo una parte della storia. Il Giappone è rimasto dentro la gara fino all’ultimo, con disciplina e qualità. Detto questo, resta ancora negli occhi la serpentina di Vinicius, conclusa con un bacio al palo che grida vendetta.
Il Brasile fatica, ma vince. Chi invece fatica e, giustamente, perde sono Germania e Olanda, entrambe eliminate ai rigori.
Partiamo dalla Germania. I tedeschi affrontano il Paraguay, squadra certamente non dello stesso livello tecnico, ma con qualche buon giocatore, tanta foga e un’applicazione quasi militare. Quanto basta per andare in vantaggio, farsi pareggiare e trascinare la partita ai rigori provando a chiudere ogni spazio possibile ai tedeschi.
Il portiere paraguayano si prende la scena, i tiri tedeschi diventano improvvisamente nefasti, e il Paraguay entra nella storia. Una nazionale che sembrava destinata a recitare il ruolo della comparsa si ritrova tra i grandi eroi del torneo, mandando in paradiso un popolo intero.
La Germania ha mostrato gli stessi problemi che, a mio avviso, rischia di avere anche la Spagna quando non ha Yamal a illuminarla: un centrocampo ricco, tecnico, pieno di talento, ma che finisce per ingolfarsi sulla trequarti ogni volta che prova davvero a incidere.
L’immagine della partita resta la difesa stoica del Paraguay, con giocatori che si lanciavano su ogni pallone usando qualsiasi parte del corpo pur di respingere un tiro. Noi italiani, nel nostro piccolo, un sorriso lo accenniamo. Vedere gli amici tedeschi uscire ci fa sentire appena meno soli. Guarda a cosa ci siamo ridotti.
La notte porta consiglio, diceva qualcuno. E così è stato per Saibari, ormai sempre più volto simbolo di questo Marocco. In una partita complicata, pareggiata solo al 90’ da Diop dopo il gol romanticissimo di Gakpo, l’Olanda ha confermato tutti i suoi limiti.
Gakpo, dopo la notizia della perdita del figlio, segna e si inginocchia in lacrime: un’immagine potente, dolorosa, che va oltre la partita. Ma il calcio, come sempre, non fa sconti. La squadra di Koeman si spegne ancora una volta dentro le proprie contraddizioni: tanti giocatori forti, poche idee davvero convincenti, una sensazione costante di potenziale maltrattato.
Il Marocco, invece, non può più essere trattato come una sorpresa. E non mi stancherò mai di dirlo: ormai è una big tra le nazionali. Vederlo agli ottavi di un Mondiale non è più un miracolo, ma una conferma.
Forse è ancora presto per trarre conclusioni, ma per ora il calcio europeo sta deludendo. Noi italiani siamo stati gli apripista, questo è indubbio. Ora resta da capire se il Mondiale continuerà su questa strada o se le grandi d’Europa riusciranno finalmente a rimettersi in piedi.




