Benvenuti al Truman Show
Partiamo da una domanda. Com’è possibile che nel 2026 inoltrato, stiamo ancora parlando di Messi e Ronaldo e della loro infinita “rivalità”? Come è possibile che Messi (39 anni) e Ronaldo (41) siano ancora al centro del mondo calcistico di tutte le trasmissioni possibili e immaginabili?
La risposta che potrebbe venire immediatamente è che non ci sono giocatori forti quanto loro. Ma è una bugia. O meglio, ovvio non sono dello stesso livello, ma la forza di Mbappé, Haaland, Yamal basterebbe per catalizzare il discorso su di loro. Invece siamo ancora qui, tutti, ad ammirare CR7 che fa il suo sium, Messi che alza le sue braccia al cielo.
Prendete il primo goal del dieci argentino contro l’Austria. Ora, come una pellicola, tiratela e andate indietro di qualche anno. Precisamente è il 2017, Jordi Alba fa un cross verso il limite dell’area ed ecco che compare Messi che con il suo piattone trafigge la porta di Casillas e permette al Barcellona di vincere il Clasico. Ecco, sono passati quasi dieci anni, e il goal a questo Mondiale è identico. Non ha nessun tipo di senso logico. Sfugge ad ogni legge della fisica, del tempo, dello spazio.
Dall’altra sponda, dopo una prestazione del Portogallo deludente contro la Repubblica Democratica del Congo all’esordio di questo Mondiale, in cui Ronaldo è apparso in difficoltà, eccolo che torna con una doppietta la partita dopo. Due goal belli, cattivi, di uno che di certo sa come si segna. E noi siamo lì, anche in questo caso, a urlare con lui, a gasarci quando dice “I’m back”.
Ma il punto è proprio qui: sia lui che Messi non se ne sono mai andati davvero.
Non stiamo più osservando soltanto due calciatori. Stiamo osservando due anomalie statistiche. Due uomini che hanno piegato il concetto stesso di durata sportiva.
In Il Grande Gatsby di F. Scott Fitzgerald mette in bocca al suo protagonista una frase diventata immortale: «Non si può ripetere il passato? Certo che si può». Ecco, Messi e Ronaldo sembrano aver trascorso gli ultimi vent’anni a dimostrare che quella convinzione non era soltanto un’illusione letteraria. Ogni volta che pensiamo di averli lasciati alle spalle, eccoli tornare. Stesso gesto, stessa fame, stessa capacità di decidere una partita. Messi continua a segnare gol che sembrano usciti da una videocassetta del Barcellona del 2011. Ronaldo continua a presentarsi davanti alla porta con l’istinto di chi sente il profumo del gol prima ancora degli altri. Ripetere il passato per sorprendere il presente.
Entrambi magari fuggiti in campionati meno blasonati, usciti dai radar per qualche mese ma poi quando conta, quando c’è da dimostrare qualcosa, la forza rimane la stessa.
Il dibattito, quindi, inevitabilmente, continua. Le copertine dei giornali sono per loro. Le statistiche aumentano e i record vengono infranti.
Onestamente non so se sia più un pregio che un difetto per noi appassionati. Del resto sarebbe bello avere una nuova sfida generazionale che possa appassionare quanto loro. Ma credo sia impossibile.
I giovani di oggi sono diversi. Meno ossessionati. O forse semplicemente più consapevoli.
Lo vediamo anche nel tennis. Alcaraz e Sinner preferiscono la loro salute mentale e fisica piuttosto che inseguire ogni record possibile. E probabilmente fanno bene. Perché per vivere come hanno vissuto Messi e Ronaldo bisogna accettare una forma di ossessione che forse non è nemmeno del tutto sana.
Per oltre vent’anni hanno trasformato ogni allenamento, ogni partita, ogni dettaglio della loro vita in una competizione. Non contro gli altri. Contro il tempo.
La stella più luminosa oggi è Yamal, ovviamente. E il suo talento sembra appartenere a una dimensione diversa. Ma riuscirà a mantenere questo livello per così tanti anni? Saprà convivere con aspettative che sembrano disumane? Troverà la forza di svegliarsi ogni mattina, per vent’anni, con la stessa fame?
È impossibile avere una risposta. Quello che conta, forse, è che Messi e Ronaldo rappresentano il nostro appiglio in una vita frenetica e in continuo cambiamento. Tra amori, lavoro e famiglia, ogni giorno porta con sé qualcosa di inatteso. Eppure c’è una certezza che resiste al passare del tempo: quando ti siedi sul divano e accendi la televisione, ti aspetti ancora di vedere loro due.
E loro, puntualmente, sono lì. Come vent’anni fa. Come hanno fatto per vent’anni. Mentre tutto cambiava, Messi e Ronaldo hanno continuato a esserci, trasformando l’eccezione in abitudine e l’impossibile in normalità. Come diceva Jim Carrey nel film “The Truman Show” – Buongiorno! E casomai non vi rivedessi: buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!». Ecco, credo che quando parliamo di questi due, la possibilità di non vederli più, sia qualcosa di inconcepibile.




