Il Cricket in Italia sta diventando una cosa seria

Tra mille eventi in contemporanea, uno sguardo sulla nostra nazionale di Cricket, diventata leggendaria dopo aver battuto il Nepal al Mondiale.
Se siete tra quelli che hanno sempre considerato il cricket una strana faccenda solo Indiana / britannica, uno sport con delle regole strane e partite che durano ore, alcune volte interi giorni, beh non è più così. O meglio, si ma è diventata una questione anche italiana.
Il cricket è lo sport più seguito al mondo dopo il calcio, con una fanbase stimata di oltre 2,5 miliardi di persone, concentrata soprattutto nel subcontinente indiano, in Australia, nel Sudafrica e nelle Indie Occidentali. In India, esattamente come il calcio nel nostro paese, parlare di cricket è parlare di religione laica. I grandi stadi del paese si riempiono di centinaia di migliaia di persone; le partite tradizionali possono durare fino a cinque giorni; e i migliori giocatori sono trattati come rockstar globali.
Il gioco si disputa tra due squadre da undici giocatori su un campo ovale. Al centro c’è il pitch, una striscia di terreno duro su cui si alternano bowling (il lancio) e batting (la battuta). L’obiettivo è segnare più run dell’avversario eliminando i suoi battitori. Non sono un esperto e neanche voi che leggete (inutile che fate i finti intenditori) quindi credo sia abbastanza inutile dilungarsi troppo.
Negli ultimi vent’anni il cricket ha però inventato una versione di pensata per il grande pubblico: il T20, ovvero Twenty20. Una versione facilitata e più rapida. Funziona che ogni squadra ha a disposizione venti over (serie di sei lanci ciascuno) per battere, le partite durano circa tre ore, e il gioco si fa frenetico, spettacolare, quasi acrobatico. È il formato scelto per la Coppa del Mondo (per evidente ragioni di spettacolo), la ICC Men’s T20 World Cup, ed è lo stesso in cui, per la prima volta nella storia, l’Italia è riuscita a partecipare.
In Italia i campi da cricket ufficialmente riconosciuti dalla Federazione sono poco più di una ventina, distribuiti soprattutto tra Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Lazio. Non tutti sono stadi permanenti: molti sono impianti polifunzionali adattati al cricket ma omologati per competizioni federali. Negli ultimi anni il numero è cresciuto grazie allo sviluppo dei campionati nazionali e dell’attività giovanile. I principali centri si trovano in aree con una forte presenza di comunità provenienti da Paesi dove il cricket è molto diffuso. Capirete meglio dopo quando vi svelerò i protagonisti di questa avventura!

Come siamo arrivati a questi Mondiali?
Siamo a luglio 2025. Il luogo in cui si decide il futuro del cricket italiano non è Roma, non è Milano ma è Voorburg, un sobborgo tranquillo vicino a L’Aia, nei Paesi Bassi. Cinque squadre europee si contendono due posti per il Mondiale, e l’Italia è quella che nessuno si aspetta di vedere protagonista. Nel ranking mondiale siamo al 32° posto.
Il 9 luglio, gli azzurri affrontano la Scozia, la nazionale più forte di questo mini girone. È una partita tirata, in bilico fino alla fine, con la Scozia che a un certo punto sembra poterla ribaltare. L’Italia però vince ed è ad un passo dalla storica qualificazione.
Qualche giorno dopo, ancora non certi, gli azzurri scendono in campo contro i Paesi Bassi padroni di casa. L’importante è non perdere tanto a poco. Così non succede e l’Italia è qualificata ai Mondiali di Cricket per la prima volta nella storia.
A commentare il risultato, di certo non i quotidiani sportivi più importanti, concentrati su Bastoni, Spalletti e compagnia cantante, è Maria Lorena Haz Paz, presidente della Federazione Cricket Italiana, imprenditrice ecuadoriana in Italia da ventiquattro anni:
“Questo successo è la sintesi felice di mezzo secolo di cricket nel nostro paese, uno sport aperto a tutti gli italiani, vecchi e nuovi, che si trovano assieme a bordo campo abbattendo ogni barriera discriminatoria.”

India – Pakistan – Bangladesh
La ICC Men’s T20 World Cup 2026 si gioca tra India e Sri Lanka in un clima tutt’altro che semplice. Pakistan e India sono in costante tensione diplomatica dati i recenti avvenimenti che stanno mettendo a repentaglio una già fragile tregua tra le due nazioni, anche dal punto di vista sportivo. Ad aggiungere pressione, prima dell’inizio del torneo, la Bangladesh Cricket Board ha rifiutato di mandare la propria squadra a giocare le partite in India, citando preoccupazioni sulla sicurezza e chiedendo che le proprie gare venissero spostate in Sri Lanka.
L’International Cricket Council ha respinto la richiesta dopo settimane di negoziati, sostenendo che non esistesse una minaccia verificabile, e ha dato un ultimatum al Bangladesh per confermare la partecipazione secondo il programma originale. Di fronte alla rigidità dell’ICC e alla decisione del governo di Dhaka di non cambiare posizione, il Bangladesh è stato infine escluso dal torneo e sostituito dalla nazionale della Scozia, un fatto senza precedenti nella storia recente delle Coppe del Mondo di cricket.
Fate le dovute precisazione su un torneo ricco di polemiche, torniamo a noi. L’Italia è inserita nel gruppo più difficile: Inghilterra, West Indies, Nepal e Scozia. Nomi che, per chi conosce il cricket (non noi, quindi ci fidiamo), che fanno già tremare i polsi.
La prima partita si gioca all’Eden Gardens di Kolkata, uno degli stadi più grandi e iconici del pianeta, 66.000 posti contro la Scozia, battuta nelle prime fasi del torneo. Ma è la seconda partita quella che cambia tutto. Siamo al Wankhede Stadium di Mumbai, dove il mare Arabico si intravede dietro le tribune. Di fronte c’è il Nepal, una squadra temuta, amatissima, con migliaia di tifosi sugli spalti (nonostante le relazioni con l’India non siano ottime) che accolgono il piccolo drappello azzurro con quella curiosità affettuosa di chi vede una serie di maglie azzurre per la prima volta in uno stadio di cricket.
L’Italia però non sente questa pressione e batte incredibilmente il Nepal. Prima vittoria nella storia a un Mondiale di cricket. Alla prima partecipazione in assoluto contro una squadra fortissima, tra le favorite della competizione. Una giornata storica.
A brillare è Crishan Kalugamage, premiato come migliore in campo. I fratelli Justin e Anthony Mosca battono un primato mondiale che resisteva da dodici anni. Nomi da fantascienza, da Mafia italiana nei film di Scorsese e che rendono ancora più assurda questa spedizione azzurra.
Una spedizione che purtroppo è finita, avendo perso contro l’Inghilterra campione in carica.

I protagonisti di una seconda “gold” generazione
Dietro questa squadra c’è una storia su cui scrivere una sceneggiatura memorabile.
La rosa conta quindici giocatori: dieci oriundi con passaporto italiano, e cinque di estrazione asiatica, ammessi in virtù delle norme internazionali che permettono di rappresentare un paese in cui si risiede. Le origini coprono mezzo mondo: India, Pakistan, Sri Lanka, Australia, Sudafrica, Inghilterra.
Crishan Kalugamage, il migliore in campo contro il Nepal, viene da un piccolo villaggio di mare in Sri Lanka. Si è trasferito a Lucca nel 2007, ha lavorato per anni come pizzaiolo e, in attesa della cittadinanza italiana, ha trovato il tempo di allenarsi sugli stessi campi di atletica dove si prepara Marcell Jacobs. Jaspreet Singh arriva dall’India nel 2006 e racconta di aver scoperto il cricket quasi per caso, giocando nei parchi: “Mi divertivo a giocare a calcio, poi ho scoperto che qui il cricket era realtà.” Zain Ali, cresciuto a Bergamo, lavora come programmatore ed è ancora in attesa della cittadinanza; Syed Zain Naqvi, falegname classe 2002 della Brianza, ha ricevuto dalla Provincia di Monza un premio civico con questa motivazione: “Quando un sogno corre tra due culture e diventa vittoria, nasce una storia che parla a tutti.”
Nessuno di loro è un professionista. Per prepararsi alla qualificazione si sono allenati due settimane insieme — prima a Roma, poi in Inghilterra, poi nei Paesi Bassi. Prima del Mondiale il ritiro si è spostato in Sri Lanka e Dubai. La Federazione ha sostenuto economicamente chi, per allenarsi, ha dovuto scegliere tra il gioco e il lavoro ( fortunatamente)
Una questione politica
Storia del genere, producono sempre un qualche tipo di insegnamento. Durante il torneo, ma anche dopo, vediamo che c’è un filo rosso che collega questa squadra a una questione che l’Italia discute, e non risolve, da decenni e riguarda l’iter per ottenere la cittadinanza per persone non nate nello stivale. La Federazione Cricket Italiana ha introdotto lo ius soli sportivo già nel 2002, considerando italiani i ragazzi nati in Italia che avrebbero ottenuto la cittadinanza a diciotto anni. Nel 2009, la nazionale Under 15, composta prevalentemente da ragazzi di seconda generazione, vinse il torneo europeo e dedicò la vittoria all’allora ministro Umberto Bossi, in un gesto che generò una proposta di legge bipartisan sulla cittadinanza, poi mai approvata.
Oggi quella stessa storia ha trovato il suo capitolo più epico su un campo di cricket a Mumbai. “In questa squadra le nostre origini sono India, Pakistan, Sri Lanka, Australia, Sudafrica, Inghilterra”, dice uno dei giocatori dopo la vittoria sul Nepal. “La nostra maglia è azzurra, giochiamo per l’Italia: in campo ci sentiamo tutti uguali.”
La Federazione Cricket Italiana è stata fondata a Roma nel 1980, ma solo l’11 luglio 2024 è stata riconosciuta come Federazione Sportiva Nazionale dal CONI, dopo decenni di status da disciplina associata. Questi ragazzi italiani, ma con diverse origini, sono l’insegnamento che l’inclusione e la passione sono un connubio infallibile, da cui, bisognerebbe prendere spunto in diversi aspetti della nostra società.
Oggi, la Nazionale di Cricket, eliminata ma trionfante, guarda già lontano. Il cricket farà il suo debutto olimpico a Los Angeles 2028, e l’Italia vuole esserci a tutti i costi.





