Gabriele Maruotti a 360°: “Mondiale 2018: il sogno che ho sempre voluto”

Gabriele Maruotti a 360°: “Mondiale 2018: il sogno che ho sempre voluto”
(Fonte: pagina Instagram gabri_maruotti - editing g2r)

Gabriele Maruotti, schiacciatore italiano classe 1988, lunedì scorso tramite la sua pagina Instagram ha annunciato il ritiro dalla pallavolo giocata dopo una lunga carriera trascorsa sui campi di tutta Italia. Una carriera iniziata in giovane età che lo ha portato a giocare 14 stagioni fra Serie A e Serie A2, e dove è riuscito a vincere una Supercoppa, una Coppa Cev e infine una Challenge Cup. Con la maglia azzurra della Nazionale invece lo schiacciatore nel 2009 ha vinto la medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo; ha inoltre preso parte al gruppo che nel 2018 ha partecipato ai Mondiali disputati fra Italia e Bulgaria, un’esperienza di cui ricorda ancora le emozioni. Tanti sono i progetti che il giocatore ha per il futuro che ora è impaziente di intraprendere.

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Eccoci qua… Ci ho messo un po a decidere di sedermi a scrivere questo messaggio, ma d'altronde è un passo importante e fare quel passo non è così semplice anche se ti senti pronto. Sono stati anni (tanti) vissuti su un ottovolante, a volte molto bene, altre meno, ma sempre alla massima velocità. Ho vissuto in tanti posti, conosciuto moltissime persone, ho avuto la fortuna di giocare con i migliori e quella di trovare degli amici… In un All Star Game in cui non avrei dovuto essere ho conosciuto mia moglie, che è stata il mio pilastro nelle sfide di questi anni e che mi ha regalato le mie due adorabili pesti. La pallavolo mi ha insegnato a lottare per raggiungere degli obiettivi importanti e a lottare ancora di più per rialzarsi dalle sconfitte e che la vita non smette mai di sosprenderti… Mi ha dato tanto, mi ha tolto tanto, ma ha fatto di me l'uomo che oggi sceglie una strada diversa e che ha la consapevolezza di poter ottenere ciò che vuole. Mi mancherà lo spogliatoio, mi mancherà quel sapore che ti resta in bocca dopo una vittoria e gli amici che ritrovavi ad ogni trasferta… Grazie ad ognuno di voi che avete contribuito a rendere questo viaggio speciale e indimenticabile.

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Ecco quello che ci ha raccontato..

Come ti sei avvicinato da giovane al mondo della pallavolo?

È stato molto tempo fa, perché avevo 6 anni quando ho cominciato ed è avvenuto per caso. I miei amici facevano pallavolo, i miei mi hanno portato in palestra e da quel momento non ne sono più uscito.

Schiacciatore e ricevitore, questo il ruolo che ti abbiamo visto prendere in campo. È un ruolo che hai scelto? Hai mai desiderato provarti in altri ruoli?

In realtà inizialmente facevo il centrale perchè ero il più alto, poi ho giocato opposto per qualche anno fino ai 16, in cui sono diventato schiacciatore. Non sarei mai tornato indietro. È sempre stato il mio ruolo preferito perchè secondo me (insieme al palleggiatore) è quello che ti coinvolge in ogni aspetto del gioco.

Per alcune stagioni Treviso è stata la tua casa. Come è stato per te crescere nell’ambiente del Volley Treviso e quali cose hai imparato in quella che possiamo considerare essere stata una delle società più promettenti dell’ambiente del volley?

Treviso la porto nel cuore! È stato il luogo in cui sono cresciuto, in cui sono diventato un giocatore. Posti così non esistono più e ogni volta che passo da quelle zone torno in Ghirada, mi guardo intorno e comincio a sognare.

Qual è il momento pallavolistico che ricordi con più soddisfazione e gioia? E quello che ricordi essere stato il più difficile? Hai una partita che ricordi più di altre?

Il momento più brutto l`anno di Perugia. Quello più difficile da metabolizzare l`esclusione dal gruppo di Rio 2016, ma che poi è stato fondamentale per la mia crescita e il raggiungimento del Mondiale 2018, che è sicuramente quello più bello. Quel mese è stato come vivere in una favola.

Negli ultimi anni hai giocato a Perugia, Latina e Siena. Come ti sei trovato in queste squadre?

A Perugia male, purtroppo. A Latina mi sono sentito a casa, dove sono rinato come giocatore e dove sono cresciuto come uomo. A Siena sono stato bene, ma più che per la pallavolo per i miei progetti di vita.

Una lunga carriera, fatta di allenamenti, trasferte e tanti sacrifici, sono momenti che vengono condivisi soprattutto con il gruppo squadra. C’è qualche compagno con cui hai creato più affinità fuori e dentro il campo?

Compagni tanti, con cui ancora mi sento regolarmente, con cui c`è un legame che va oltre lo sport e questa è la cosa di cui vado più fiero.

Quella appena passata sicuramente è stata decisamente una stagione particolare. Come l’hai vissuta? Che idea invece ti sei fatto su quella che ha preso il via da qualche giornata?

È un momento sicuramente complicato da analizzare. Sono curioso di vedere cosa succederà e mi auguro che i campionati proseguano e che ci siano le condizioni per portarli a termine regolarmente, seppur con molti sacrifici necessari.

Dal Club all’emozione di vestire la maglia della Nazionale. La conosci bene perché l’hai vestita innumerevoli volte, che emozioni ti porti dietro della partite disputate e delle competizioni a cui hai preso parte? Cosa ci puoi raccontare della speciale avventura vissuta assieme a tutti i tuoi compagni di squadra durante i Mondiali del 2018?

A queste posso rispondere insieme e in parte l`ho già fatto. Quello con la Nazionale per me è stato un rapporto strano, con alti e bassi, sacrifici e rinunce, ma che alla fine hanno portato al Mondiale 2018, che è stato un momento magico. Penso che in quel mese si possa racchiudere tutta la mia carriera. È stato un sogno. Il sogno che ho sempre voluto.

Il 26 giugno di quest’anno è nata l’Associazione Pallavolisti Italiani. Nel vostro ambiente ancora non era mai esistita un’associazione che si ponesse dalla parte dei giocatori e avesse come obiettivo quello di tutelare i vostri diritti e interessi. Quali cose pensi possano cambiare grazie all’AIP e quali cose ci sono ancora da migliorare all’interno del vostro ambiente?

Sono molto contento della nascita della AIP. Era ora che venisse costituita, seppur con mille difficoltà alle spalle e con 10.000 da affrontare. Penso sia il momento giusto per portare avanti un progetto che può far crescere molto il mondo della pallavolo in Italia e tutti gli attori che ne fanno parte, dalle federazioni, ai club per finire ai giocatori. Ci credo molto e darò il mio apporto in ogni modo.

Lunedì hai annunciato il tuo ritiro. Come hai maturato questa scelta?

È stato un percorso lungo, ci ho pensato molto e sono convinto che sia la scelta giusta, per quanto difficile. La pallavolo è stata il mio lavoro, la mia vita, a volte anche il mio incubo. Ha rappresentato molto, ma era il momento di lasciar andare quel periodo e di tuffarmi con tutto me stesso nella prossima avventura.

Ora per il tuo futuro cosa vedi? Hai già dei progetti?

Ho un po più di progetti, ho una realtà che è già avviata e che intendo portare avanti con tutte le mie energie e che è stata in buona parte la spinta che mi ha fatto fare questa scelta. Sono diversi anni che lavoro come consulente patrimoniale per Banca Mediolanum ed ora è il momento per fare il cambio di marcia. È un progetto che ho voluto fortemente, che mi da grande motivazioni ed entusiasmo. Si è chiuso un capitolo importante della mia vita, ma sono già pronto per ciò che sta per venire.

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