Gp Belgio: dominio Hamilton e Mercedes. Ferrari, è notte fonda

Gp Belgio: dominio Hamilton e Mercedes. Ferrari, è notte fonda
Immagine tratta da f1grandprix.it

L’edizione 2020 del Gran Premio del Belgio è stata una delle meno sorprendenti sulla pista belga. Il circuito di Spa-Francorchamps è una pista molto esigente per i piloti e lunga ben sette chilometri. In ogni edizione c’è quasi almeno un colpo di scena o un evento di quelli imprevedibili che rimettono in discussione l’andamento della gara. Non in questa edizione, dove dopo le qualifiche del sabato le prime posizioni sono rimaste fondamentalmente le stesse. Le Mercedes hanno monopolizzato la prima fila con Hamilton in pole, seguiti dalla solita Red Bull di Verstappen e dalla Renault di Ricciardo. Salvo una piccola bagarre in partenza tra Bottas, Verstappen e Ricciardo, le prime quattro posizioni sono rimaste invariate e Lewis Hamilton ha dominato dall’inizio alla fine senza il minimo disturbo da parte del compagno di squadra. Per il quinto posto Ocon ha avuto la meglio su Albon e la Renault ha portato a casa un ottimo bottino di punti e ora è a soli due dalla Ferrari nella classifica costruttori, la quale naviga al quinto posto. Sempre a punti le due Racing Point di Stroll e Perez al nono e decimo posto, seguite costantemente dalle polemiche per la loro somiglianza eccessiva alla Mercedes. Una questione destinata a non placarsi e che potrebbe mettere seriamente a rischio la posizione del team rosa in classifica. A punti al settimo e ottavo posto la Mclaren di Norris e la AlphaTauri di Gasly.

Veniamo ora alla grande sconfitta, la Ferrari. Le monoposto del Cavallino hanno offerto una delle loro peggiori prestazioni degli ultimi quarant’anni, al traguardo al dodicesimo e tredicesimo posto con Vettel davanti a Leclerc. Era da tempo immemorabile che le due Ferrari finissero fuori dai punti in condizioni di gara normali, senza contatti, incidenti o problemi tecnici. Semplicemente non c’era velocità e le due Rosse sono state sverniciate anche dall’Alfa Romeo di Kimi Raikkonen che sembrava nettamente superiore. Il finlandese ha disputato un’ottima gara partendo dalle retrovie risalendo fino in zona punti, perdendola poi contro le più potenti Racing Point e AlphaTauri. Ciò però non gli ha impedito di precedere le Ferrari, che per il team è comunque un ottimo risultato. Charles Leclerc ha mostrato tutto il suo estro in partenza risalendo fino all’ottava posizione ma lo sforzo iniziale lo ha fatto successivamente naufragare fuori dai punti e dietro al compagno di squadra. Sebastian Vettel non è stato da meno, anche lui non ha potuto nulla contro le vetture avversarie inesorabilmente più veloci.

Questa stagione è stata paragonata all’orrendo 2014, con due soli podi in tutto l’anno e senza vittorie. Altre stagioni pessime da questo punto di vista sono state il 1992 e 1993, con due o tre podi durante l’anno ma qui si rischia di andare addirittura oltre, ovvero di eguagliare l’annus horribilis 1980, la peggiore stagione mai disputata, al nono posto finale in classifica senza neanche un podio e al massimo un quinto posto. In quell’anno la Scuderia veniva da un 1979 trionfale da campioni del mondo con Jody Scheckter iridato e Gilles Villeneuve al secondo posto dietro al sudafricano. Fu uno shock vedere la squadra campione del mondo così indietro ma il team seppe reagire e già l’anno successivo Gilles Villeneuve riuscì a tornare a vincere alcune gare mentre Scheckter risultò demotivato a causa di quella pessima annata e appese il casco al chiodo alla fine dall’anno. La Ferrari tornò a vincere il campionato costruttori già nel 1982, nonostante le due enormi disgrazie che subirono i suoi piloti, con Villeneuve che morì nel tragico volo di Zolder e Didier Pironi che perse entrambe le gambe e l’intera carriera a Hockenheim. Qui invece è diverso, il 1980 fu una tantum, il 2020 invece appare tragicamente come l’inizio di un lungo tunnel come gli inguardabili 1992 e 1993, frutti di un caos tecnico e manageriale che solamente Jean Todt e Montezemolo riuscirono lentamente a riorganizzare. Per il 2021 le vetture saranno le stesse del 2020 a causa della decisione presa all’unanimità tra le squadre per dare un senso ai progetti delle vetture nel caso la stagione 2020 fosse stata annullata per intero. Così non è stato ma la scelta è stata fatta e per l’anno prossimo non ci si possono attendere svolte radicali. La Ferrari ha bisogno di reagire già a Monza e di trovare in bandolo della matassa prima che la stagione finisca, ammesso che il bandolo sia uno solo. E’ chiaro che sarebbe folle aspettarsi un ritorno alla vittoria improvviso, ma almeno un ingresso regolare tra i primi dieci in qualifica. Ne va del prestigio del brand, il quale è ancora al massimo grazie agli ottimi risultati di vendita ma la Ferrari deve risultare appetibili per gli acquirenti di domani. Un ragazzo adolescente di oggi vede la Rossa come l’eterna incompiuta che ha vinto un mondiale per l’ultima volta più di dieci anni fa, nella fascia under 20 la Rossa è considerata diversamente da chi è riuscito a seguire in età quasi matura o liceale i trionfi Schumacher e Raikkonen. Per questo è imperativo tornare a vincere, perché il mito di comprare una Ferrari deriva anche dal fatto che viene associata alle vittorie in Formula 1 e per quanto possono andare ancora bene le vendite, è bene rinnovarlo questo mito.

Ordine d’arrivo:

  1. Hamilton (Mercedes)
  2. Bottas (Mercedes)
  3. Verstappen (Red Bull-Honda)
  4. Ricciardo (Renault)
  5. Ocon (Renault)
  6. Albon (Red Bull-Honda)
  7. Norris (Mclaren-Renault)
  8. Gasly (AlphaTauri-Honda)
  9. Stroll (Racing Point-Mercedes)
  10. Perez (Racing Point-Mercedes)
  11. Kvyat (AlphaTauri-Honda)
  12. Raikkonen (Alfa Romeo Sauber)
  13. Vettel (Ferrari)
  14. Leclerc (Ferrari)
  15. Grosjean (Haas)
  16. Latifi (Williams-Mercedes)
  17. Magnussen (Haas)
  18. Giovinazzi (Alfa Romeo Sauber) ritirato, incidente
  19. Russell (Williams-Mercedes) ritirato, incidente
  20. Sainz (Mclaren-Renault) non partito, motore
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