Perché la stagione di Formula 1 2020 non s’ha da fare

Perché la stagione di Formula 1 2020 non s’ha da fare
Immagine tratta da f1grandprix.it

Inizialmente si doveva partire tranquillamente in Australia salvo annullare tutto il giorno prima a causa di alcuni casi di Covid-19 riscontrati all’interno del box Mclaren. Successivamente si era parlato di iniziare la stagione in Olanda il 3 maggio per poi rimandare ulteriormente al Gran Premio d’Austria previsto per il 5 luglio a causa del rifiuto dei governi di Olanda, Spagna e Francia di permettere lo svolgimento delle gare. Ora si parla addirittura di due gare consecutive sul circuito austriaco di Zeltweg e su quello britannico di Silverstone. Tutto ciò se i governi di questi due paesi lo permetteranno. Una successione di rinvii, proposte decisamente curiose, marce indietro che certifica come a questo punto l’organizzazione del circus sia in totale confusione. Il 27 aprile Chase Carey, il grande capo di Liberty Media, la quale gestisce l’organizzazione economica e logistica del campionato di Formula 1 ha dichiarato: “Stiamo puntando a un inizio delle corse in Europa da luglio, agosto e inizio settembre, con la prima gara che si svolgerà in Austria il 3-5 luglio. Settembre, ottobre e novembre ci vedrebbero correre in Eurasia, in Asia e nelle Americhe, concludendo la stagione nel Golfo a dicembre con il Bahrain prima del tradizionale finale ad Abu Dhabi, dopo aver completato tra le 15 e le 18 gare. Pubblicheremo il nostro calendario finalizzato non appena possibile. Prevediamo che le prime gare saranno senza fan, ma speriamo che i fan faranno parte dei nostri eventi man mano che avanziamo nel programma […]. La salute e la sicurezza di tutti i soggetti coinvolti continueranno ad essere prioritari e andremo avanti solo se siamo certi di disporre di procedure affidabili per affrontare sia i rischi che i possibili problemi”.

Secondo le dichiarazioni di Carey non esiste quindi ancora un calendario ufficiale che Liberty Media spera di rendere pubblico insieme alla FIA il prima possibile. Tuttavia, nella situazione attuale sono d’obbligo alcune riflessioni. Siamo sicuri che i governi come quello austriaco, inglese o italiano permetteranno lo svolgersi delle gare sia a porte chiuse che a porte aperte? Cosa pensare delle trasferte asiatiche come Singapore e il Giappone che sono paesi molto esposti alla pandemia? Permetteranno lo svolgimento dei gran premi? Si ha l’impressione che l’ambiente della Formula 1 stia facendo i conti senza l’oste come ha già fatto pochi mesi fa quando dava per certo l’inizio della stagione in Olanda per fare poi i conti con la dura realtà. Come è possibile poi anche solo ipotizzare di svolgere tra le 15 o 18 da gare in un arco di tempo molto più ristretto tra luglio e dicembre? In questo caso dovremmo avere una gara ogni domenica. Come la mettiamo con lo stress dei piloti e con la pressione di ingegneri e meccanici? Per non parlare della logistica di spostare squadre intere per il mondo con camion e aerei da un continente all’altro. Anche se ciò accadesse, che senso ha disputare un campionato in tour de force, compresso tra l’estate e Natale quando già a gennaio ferveranno i preparativi per la stagione successiva? In questo modo sia i piloti sia il personale delle scuderie sarebbero sottoposti a ritmi extra e privati della normale fase di riposo in inverno. Anche se si riuscisse a disputare la sola metà delle gare che campionato sarebbe? Un campione del mondo in 8 o 10 gare se non addirittura di meno? In più come si pensa di svolgere anche una sola gara in sicurezza? Nei box di una scuderia l’assembramento sembra molto difficile da evitare quando si lavora su una monoposto. Certo, nei pit stop i meccanici indossano da sempre tuta ignifuga e le maschere, ma per il resto del tempo? Liberty media non ha dato alcuna risposta a questo tipo di interrogativi. Quest’anno avrebbero dovuto disputarsi anche gli Europei di Calcio ma a nessuno è venuto in mente di disputarli in inverno poiché la questione porrebbe diversi problemi di accavallamento con i normali campionati, infatti sono stati posticipati al 2021. La Moto GP invece versa nelle stesse condizioni della Formula 1, con le stesse domande e gli stessi interrogativi.

La FIA ha invece posticipato l’entrata in vigore dei nuovi regolamenti previsti per il 2021 al 2022. Una decisione di buonsenso con la consapevolezza che le auto progettate per la stagione 2020 difficilmente metteranno le ruote in pista quest’anno e quindi per non vanificare gli investimenti nella progettazione e nella ricerca e sviluppo di queste vetture, la Federazione ha posticipato di un anno le nuove norme per poter far utilizzare le monoposto 2020 nel 2021. Una importante dichiarazione è arrivata il 28 marzo da Bernie Ecclestone, lo storico e indiscusso padrone della Formula 1 dagli anni ‘70 fino a pochi anni fa, ma secondo molti ancora decisivo. Il patron britannico si è espresso per la cancellazione completa della stagione 2020. Queste le sue parole: “Penso che dovrebbero chiudere ogni trattativa, questa è l’unica cosa che dovrebbero fare in sicurezza per tutti, così nessuno inizia a prendere accordi inutili che potrebbero poi non venire rispettati. Sarei molto sorpreso se riuscissero a raggiungere il target di 15 o 18 gare”. Dichiarazioni che lasciano il segno e che vengono da uno dei massimi esponenti dello sport motoristico. Parole anche di buonsenso pronunciate da chi ha fatto del business e del denaro la sua ragione di vita e che lasciano pochi alibi alle dichiarazioni maldestre di alcuni responsabili di scuderia e di altri addetti ai lavori.

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