“Enrico Pasquale Pratticò – Voi che facete?”, un altro fenomeno da baraccone ridicolizzato dagli italiani

“Enrico Pasquale Pratticò – Voi che facete?”, un altro fenomeno da baraccone ridicolizzato dagli italiani

"Enrico Pasquale Pratticò - Voi che facete?", un altro fenomeno da baraccone ridicolizzato dagli italiani
“Enrico Pasquale Pratticò – Voi che facete?”, un altro fenomeno da baraccone ridicolizzato dagli italiani

È il re della Rete degli ultimi giorni: Enrico Pasquale Pratticò. Se avete effettuato almeno un accesso a Facebook negli ultimi due giorni, sapete sicuramente di chi stiamo parlando. Il video che Enrico ha condiviso sul web, in cui dichiara di essere un “carino ragazzo” e di volere al suo fianco una giovane che sia bellissima e “secs”, ha fatto il giro dei social in pochissime ore e ha raccolto più di un milione e mezzo di visualizzazioni. Ed è grazie a questo video che il ragazzo viene inserito nella lista dei “Fenomeni da baraccone italiani su Youtube”, tanto discussa negli ultimi anni sui social.

È l’elenco che raccoglie nomi di persone “normali”, diventate note perché (citiamo nonciclopedia) «hanno avuto l’idea di comprare una webcam e scambiare le loro opinioni in giro per l’Italia tramite il sito di condivisione video & stro**ate YouTube». E se anche voi siete al passo con i tempi virtuali e navigate sul Web 2.0 sicuramente riconoscerete uno o più volti di questi “fenomeni”; non ci sono dubbi. D’altronde siamo nell’era di una Rete che fa da Circo, con il tendone sotto il quale folle oceaniche si creano un’identità e fanno di loro stesse un prodotto da promuovere, un marchio. Siamo nell’era virtuale, dove miliardi di utenti documentano, condividono, amplificano e pubblicizzano ogni istante della loro vita e delle loro attività. Dove si alleano con altri marchi simili e alimentano la loro micronotorietà attraverso blog, Facebook, Twitter e decine di piattaforme e applicazioni, sfruttando l’approvazione d’impulso tipica dei social network. E dove rischiano di trasformarsi in, appunto, ridicoli fenomeni da baraccone, condannati a venire presto dimenticati. Ma la condivisione da parte degli autori è sempre mirata ad un raggiungimento di fama? O sono gli utenti sempre alla ricerca di nuovi personaggi da ridicolizzare? Chi è l’artefice di tutto ciò? Il singolo individuo o la società di cui esso fa parte?

Prendiamo in considerazione il caso del nostro Enrico Pattricò. Se guardate il video in questione, che ha fatto tanto ridere tutti gli utenti italiani di Facebook, è chiaro che il ragazzo ha qualche problema di salute. Dunque, è questo uno dei numerosissimi casi in cui non si fa altro che ridicolizzare il primo debole di turno, giusto per farsi una risata in più. Facendo un giro approfondito sui social, abbiamo infatti notato una fanpage creata da un “innocente” ragazzo, Gianluca Lanzanò, che chiede pubblicamente scusa ai cosiddetti moralisti che lo hanno attaccato per averlo ridicolizzato. Dal post dell’amministratore leggiamo:

«Inizio dicendo che non ero a conoscenza dei problemi del ragazzo.
Sono un ragazzo qualsiasi che ha deciso così, per caso, di creare un gruppo per scherzare insieme a quattro amici.
(Non immaginavo che tutta questa gente avrebbe iniziato a cliccare mi piace in una pagina del genere)
L’ho creata io, come l’avrebbe potuta creare una qualsiasi altra persona qualche giorno dopo.
La cosa è ovvia.
Ma dato che sono venuto a conoscenza di questo fatto, al quanto grave, credo sia doveroso, nonché ovvio, chiudere la pagina.
Non c’è più niente da ridere.
Spero solo che in questi pochi minuti in cui terrò la pagina aperta per riuscire a farvi leggere tutto ciò e per farvi rendere conto della vera situazione del ragazzo, non iniziate ad insultarmi in maniera molto esplicita.
Come ho già detto, non ero a conoscenza della vera situazione del ragazzo.
E magari, i veri colpevoli sono le persone che per prime hanno condiviso questo video.
Suppongo “amici” o “conoscenti”
Detto questo,
Vi Saluto».

Ovviamente sotto queste parole lodevoli non mancano i commenti di chi lo accusa di moralismo, consigliando di lasciare attiva la pagina. Dai numeri d’interazione notiamo una maggioranza di utenti che preferiscono l’azione più semplice e superficiale: lasciare i video e i commenti dispregiativi, ignorando completamente il fatto che il soggetto in questione ha dei seri problemi mentali.

Ci uniamo alla piccola porzione di “perbenisti” e invitiamo a riflettere qualche secondo in più quando ci troviamo davanti a questi fenomeni da social, messi troppo frettolosamente in discussione.

Sonia Carrera

22 dicembre 2014

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook