VATICANO: oltre la Porta di S.Anna

VATICANO: oltre la  Porta  di S.Anna

Porta Sant'Anna
Porta Sant’Anna

Un “ fuori programma” estivo ci porta a S. Pietro  in un giorno feriale. Non sarà quindi per assistere all’Angelus  domenicale di Papa Bergoglio,  né per una visita guidata in quel  pentagono nel cuore di Roma  che dal suo cuore si fa  “straniero”.  Meta necessaria e non così desiderata la farmacia vaticana, dove è possibile  trovare  certi medicinali non reperibili nelle farmacie romane.

Muniti di tessera d’identità e di ricetta, in abito decoroso  altrimenti si è costretti al dietro-front, varchiamo  la soglia della Porta di S.Anna  in Via di Porta Angelica.  Ci si muove dentro  una  speranza  piccola piccola  che all’improvviso spunti da qualche parte la figura  esuberante  e confidenziale di Papa Francesco… sfuggito alla sorveglianza,  in quella sua continua e quasi infantile  voglia di mobilità.   Ci si para invece davanti  la statua vivente  di una guardia svizzera, in tenuta di lavoro estiva di colore blu intenso e gran collettone bianco:  un  aitante  giovane  chiaro di carnagione, assai alto come  dettato dalle regole del Corpo istituito nel 1500, il quale peraltro si dimostra molto disponibile alle nostre domande. Può muovere bocca e mani…  Dal suo accento francese, veniamo a sapere che proviene da Friburgo, cantone francofono della Svizzera.  Ci informa che  è possibile entrare  con l’automobile solo  con un permesso speciale  e  con la moto  nelle giornate  di minore  traffico di visitatori esterni.

Ci indirizza quindi alla Gendarmeria di fronte, ove presentiamo  la carta d’identità e la ricetta medica, lasciandoci un tantino  meravigliati  che  nessun controllo venga effettuato  al contenuto delle ampie borse femminili, che potrebbero contenere … di tutto.

Davanti alla farmacia c’è un grande supermercato, riservato solo  ai cittadini vaticani ( circa 800,    secondo una stima  del  2011) e a coloro in possesso di permesso speciale.  La farmacia  è  un porto di mare, si prende il numeretto e si può attendere anche nello spazio antistante all’aperto. Per il numero esistono varie opzioni sul display, la più veloce è quella per “ due soli farmaci”.  Quella ancora più veloce, anzi velocissima,  è per i “prelati”.

E’ un andirivieni  di umanità la più variegata, gente di tutte le età e razze.  Una  donna di origine etiope, assai abbondante, si lamenta con noi per il dolore alla schiena e per la difficoltà a dimagrire. Ne approfitta per  rivangare i bei tempi andati in Etiopia, quando c’era il Negus, quando ancora erano intatti certi valori. “E’ un mondo, oggi, dove non si vive più…”,  ci saluta sconsolata  portando il suo enorme peso sulle  vertebre  schiacciate dalle ernie.   Un  ragazzo di venti anni  s’intrattiene volentieri con noi nella lunga attesa sui sedili del cortiletto.  Lascia trapelare la sua difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro che non c’è, ha il suo diploma liceale ma  non gli serve granchè.  Ci passa accanto, lanciando rapide occhiate,  un giovane uomo dalla mise assai ricercata, pantaloni  attillati a tubo che scoprono appena le caviglie, giacchina blu cortissima e, dulcis in fundo,  pantofole nere di velluto  stile  cardinalizio,  ma  che noi ricolleghiamo  allo “ stile Schubert”, il famoso sarto del secolo scorso.  Un’altra signora piuttosto giovane e carina  sembra fuori dal mondo, non segue le cronache  né legge  i  giornali, la sera è troppo stanca e dopo cena  si butta a letto.  E’ uno scorcio di varia umanità che ci allevia la lunga attesa, noi che amiamo comunicare  con tutti, osservare,  tastare il polso della gente e capire la loro dimensione umana. Molto spesso, al di là dell’apparenza, c’è un’altra persona, qualcuno che attende di aprirsi con l’altro in un periodo di indifferenza e comunicazioni troppo frettolose e troppo spesso inesistenti.
All’uscita,  non manchiamo di indirizzare un saluto  alla  nostra  guardia svizzera di Friburgo, che ci ricambia con un cordiale cenno della mano. Missione farmacia compiuta.

Appena fuori, ci dirigiamo verso un chiosco ambulante per dissetarci. Ci dichiariamo “romani de’Roma” : una bottiglietta d’acqua euro 1,50 anziché  2 euro prezzo turistico. Ci  soffermiamo  brevemente  all’ombra, all’interno del colonnato che  farebbe inorridire Michelangelo per le cartacce sporche lasciate  in terra e un’aria di caos per  lavori in corso.  Via di Porta Angelica dalla parte ombreggiata è un andirivieni di turisti maleducati che ti spintonano senza chiedere scusa . Non vogliono perdere il passo dietro la guida. Vengono soprattutto per Papa Bergoglio, che ci sta aiutando, oltreché spiritualmente, anche per la bilancia turistica della Capitale. E’ una fioritura di immaginette del nuovo Papa, effigiato su medaglie, quadretti, foulards similseta,  t-shirts, tazze, bicchieri e quant’altro, mentre  il Papa Emerito Ratzinger  resta invisibile  nel suo  rifugio vaticano lontano dalla pazza pazza folla, forse pregando per  le sorti del  suo alter ego venuto da lontano.

Bar affollati, tavolini sul marciapiedi tutti occupati. Piazza Risorgimento è  un tappeto di bancarelle,  ma i “bancarellari” stranieri almeno sono gentili.  Uno sgarbato conducente Atac dietro gli occhiali  affumicati  ci fornisce laconiche informazioni con aria d’importanza. Poi, una volta salito al  posto di guida  del tram 19, improvvisa una folle corsa a sobbalzi  e curve prese a velocità  pazzesca  che sembra di stare sulle montagne russe.  I  pochi compagni di viaggio del primo pomeriggio sono  robot   incollati al cellulare, dal più giovane al più vecchio che parla fitto fitto di progetti  edili per far sapere che lui è un ingegnere. L’ultimo che sale, gli scendono dalle orecchie dei vistosi  fili bianchi da auricolare  che ben si  intonano al  completo blu da giovane rampante.

La nostra mattinata “vaticana”  termina  con visioni aliene.  Meglio la statua parlante di Friburgo.

Angela  Grazia Arcuri

Roma,  5 luglio 2013   

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