Astronomia, l’Apocalisse si chiama Betelgeuse

Il giorno del giudizio è vicino? Con un articolo esclusivo vi sveliamo tutti i segreti sul corpo celeste che sta facendo tremare il mondo, accompagnandovi in un lungo viaggio alla ricerca dell’informazione perduta.

E’ la seconda stella più luminosa della costellazione di Orione dopo Rigel e una delle più brillanti del cielo notturno. Ad occhio nudo spicca per il suo colore arancione intenso che contrasta con l’azzurro tipico delle stelle attigue. Alpha Orionis, meglio nota come Betelgeuse inizia a scorgersi bassa all’orizzonte nei primi giorni di dicembre, ma è da gennaio a febbraio che l’astro conquista il primato di stella di colore rosso vivo più brillante della stagione invernale. Nel mese di maggio la si vede tramontare definitivamente sotto l’orizzonte ovest, tra le luci del crepuscolo, per poi tornare visibile a est, poco prima dell’alba, nel mese di agosto.

Betelgeuse è una supergigante rossa, un astro di dimensioni colossali, con un raggio mille volte superiore a quello del sole, una massa pari a 20 volte quella della nostra stella e 140 volte più luminosa, una delle pochissime stelle che i moderni telescopi spaziali sono in grado di risolvere come dischi e non come semplici puntini luminosi. Nonostante i numeri da capogiro, Alpha Orionis è una stella morente, che rimpicciolisce a vista d’occhio; secondo gli studi condotti dai ricercatori della University of California, a Berkeley, dal 1993 ad oggi il corpo celeste avrebbe ridotto il suo diametro di circa il 15%, sintomo che le sue riserve di idrogeno volgerebbero al termine.

Le stelle, infatti, Sole incluso, sono composte principalmente da idrogeno, uno degli elementi più diffusi nell’universo. La loro brillantezza è data dalle potenti reazioni nucleari che avvengono all’interno del loro nucleo e che trasformano continuamente l’idrogeno in elio. L’energia che si libera da tali reazioni oltre a rendere gli astri luminosi, genera la pressione necessaria per sostenere l’enorme peso degli strati superiori dell’atmosfera della stella impedendo che questi precipitino nel nucleo. Quando l’idrogeno nucleare esaurisce, lasciando il posto all’elio, gli strati esterni della stella iniziano a gonfiarsi e il corpo celeste diventa una gigante rossa. Dopo un certo periodo di tempo anche la temperatura e la pressione all’interno del nucleo di elio tendono a salire, innescando nuove reazioni che trasformano l’elio in elementi più pesanti. In corpi celesti come Betelgeuse si susseguono vari fasi in cui queste sostanze vengono bruciate, senza tuttavia durare a lungo come fonte di energia.

Ad un certo punto, nel nucleo non resta altro che il ferro e non c’è più modo di avviare nuove reazioni che diano vigore alla stella. La pressione scende improvvisamente e l’astro collassa su se stesso innescando una gigantesca esplosione. E’ così che il corpo celeste diventa una supernova e viene quasi completamente distrutto e disperso nello spazio interstellare. Nel caso di Alpha Orionis, la costante perdita di massa è il sintomo che la fase di implosione si sta avvicinando. Ne è convinto anche il dott. Brad Carter, astrofisico presso la University of Southern Queensland in Australia, secondo il quale Betelgeuse potrebbe scoppiare in qualsiasi momento, anche prima del 2012. Per molto tempo le affermazioni del celebre ricercatore, sono state equivocate o fraintese, alimentando le fantasie e le paure, di complottisti e appassionati di misteri.

Basta girare un po su internet per rendersi conto delle notizie e dei numerosi post riguardo un evento astronomico catastrofico atteso per il prossimo anno e legato proprio ad Alpha Orionis. In realtà Carter ha semplicemente detto che il noto corpo celeste potrebbe esplodere domani come anche tra milioni di anni. Nessuno purtroppo può stabilirne la data precisa! Nell’istante in cui la stella diventerà supernova essa rilascerà quasi tutta l’energia prodotta sotto forma di luce, neutrini, e onde elettromagnetiche, che bombarderanno il nostro pianeta. Un’esplosione potentissima, equivalente all’effetto di qualche ottilione di testate nucleari (o se preferite un milione di triliardi o ancora un miliardo di miliardi di miliardi), che renderà il corpo celeste talmente brillante da far si che nel nostro cielo appaia come un secondo sole. Secondo altre correnti di pensiero, al contrario, data la distanza dell’astro, a oltre 600 anni luce dalla Terra, alzando gli occhi al cielo vedremmo solo un puntino luminoso e non una palla infuocata come il Sole. Una cosa è però certa: per circa una settimana o forse più, la supernova supererà in luminosità tutte le altre stelle della galassia per poi oscurarsi rapidamente.

Gran parte dell’energia sprigionata dall’astro collassante, produrrà un flusso considerevole di neutrini che attraverserà ogni cosa esistente sul nostro pianeta, senza provocare alcun danno. Ne sanno qualcosa gli scienziati che operano nel campo della fisica quantistica presso i Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), che da anni studiano queste particelle elementari. I neutrini interagiscono debolmente con la materia e quando si muovono attraverso di essa, le loro possibilità di interazione sono ridottissime. Basta pensare che sarebbe necessario un ipotetico muro di piombo, spesso un anno luce per bloccare la metà dei neutrini che lo attraversano! Per evitare inutili allarmismi, è  bene ricordare che queste particelle giungono sulla Terra dalla notte dei tempi. Vengono prodotte dalle reazioni di combustione stellare – il Sole è tra l’altro la principale fonte di alimentazione terrestre – e non hanno mai  prodotto strane conseguenze o rischi per la salute. Nonostante queste cose siano  ormai conosciute da un notevole numero di persone, il web continua a essere inondato da teorie irrazionali circa un imminente giorno del giudizio.

La preoccupazione non è tanto nell’evento di per se – al quale tra l’altro hanno assistito in più occasioni anche i nostri antenati, tra cui: i cinesi nel 1054, l’astronomo danese Tycho Brahe nel 1572, Keplero e Galileo Galilei nel 1604 –  quanto all’associazione della supergigante rossa alle previsioni del calendario Maya sulla fine del mondo nel 2012. Questa credenza è rafforzata inoltre da una profezia di Michel de Notre-Dame, in arte Nostradamus, uno dei più famosi e importanti scrittori di profezie della storia, nella quartina C2, Q41, delle sue “Centuries”:

La Crisi della Chiesa di Roma e l’Apocalisse finale
«La grande stella sette dì brucerà (la grande stella brillerà per sette giorni),
la notte farà due soli apparire (la notte lascerà il posto a due soli),
il gran mastin tutta la notte urlerà (il gran maestro urlerà tutta la notte)
quando il papa si dovrà trasferire (quando il pontefice lascerà la sua terra)».

Se pensiamo che a Nostradamus viene attribuita la capacità di aver predetto un incredibile numero di eventi nella storia del mondo, tra cui: la rivoluzione francese, la bomba atomica, l’ascesa al potere di Adolf Hitler e gli attentati dell’undici settembre del 2011, possiamo immaginare il perché di tanta inquietudine. Le predizioni di Nostradamus tuttavia sono scritte in maniera così ambigua che chiunque, a posteriori, potrebbe leggere in esse ciò che meglio crede. Per noi di 2duerighe costituiscono chiari esempi di chiaroveggenza retroattiva. Per il dottor Brad Carter, alla base di molte leggende metropolitane ci sarebbe il nome stesso della stella, associato dai complottisti a qualcosa di diabolico. Betelgeuse deriva infatti dalla parola araba “Al yad Jauza”, frase che significa “La mano di Al-Jauza”, una donna misteriosa che controllerebbe l’ordine dell’universo.

Secondo l’astrofisico australiano gli effetti della supernova saranno tutt’altro che malefici; essa fornirà alla Terra tutti gli elementi necessari per la sopravvivenza e la continuità della vita, in quanto i neutrini formano tutto ciò che è nell’Universo, inclusi gli elementi pesanti (oro, argento, ferro). In poche parole il nostro suolo verrebbe rifocillato da una doccia benefica di particelle elementari, ben lontane dall’essere un segno dell’apocalisse. Pericolo scongiurato verrebbe a questo punto da dire. E invece, no. C’è un ultima cosa da cui ci si aspetta una risposta plausibile da parte della scienza e riguarda gli eventuali danni che le radiazioni elettromagnetiche e la grande quantità di raggi cosmici e gamma potrebbero provocare al nostro pianeta. Voci di corridoio parlano di distruzione dei sistemi satellitari, danni ai reattori nucleari, senza parlare di un considerevole innalzamento della temperatura atmosferica che trasformerebbe il pianeta in una terra arida.

Gli studiosi però rassicurano: alla distanza di 640 anni luce – tale è la distanza stimata di Alpha Orionis dalla Terra – il campo magnetico e l’atmosfera terrestre riuscirebbero a garantire un’adeguata protezione dai raggi cosmici e dai loro potenziali effetti deleteri. Sarà vero? In un’intervista esclusiva rilasciata a Media Inaf, il notiziario on line dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, Massimo Turatto, direttore dell’Osservatorio Astronomico di Padova, afferma: «Qualche preoccupazione ce l’avrei, almeno nelle prime ore. Oltre alla luce visibile, innocua, saremmo investiti da un flusso di radiazioni elettromagnetiche non visibili, in particolare raggi X e ultravioletti, che potrebbero teoricamente modificare l’atmosfera terrestre, ionizzandola e abbassandola. Da Betelgeuse ci arriverebbe una quantità di energia di questo tipo tra le 5.000 e le 10.000 volte superiore rispetto al Sole, ma essendo protetti dall’atmosfera, è difficile fare una stima quantitativa dell’impatto sulla salute e l’ambiente. Quasi certamente, un evento del genere manderebbe in tilt le telecomunicazioni satellitari e potrebbe bruciare i sensori delle camere montate sui telescopi spaziali, non tarati per radiazioni così intense».

Come vedete anche le parole del dott. Turatto sono abbastanza confortanti e smentiscono completamente le previsioni catastrofiche e le frottole che da alcuni mesi circolano sulla luminosa stella della costellazione di Orione. Nessun “Armaggedon” dunque, ma solo possibili danni alla apparecchiature elettroniche. Ciò che seguirà all’esplosione sarà esclusivamente uno spettacolo affascinante e suggestivo nonché una grande opportunità di studio per la ricerca scientifica.

 

di Roberto Mattei

 

30 ottobre 2011

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