Quella ferrovia turistica più forte dell’alluvione

Quella ferrovia turistica più forte dell’alluvione

Nel cuore del Basso Piemonte c’è una valle alpina dall’animo indecifrabile. Un territorio che profuma di mare e di montagna, dove le parlate piemontesi, liguri e francesi si amalgamano le une alle altre, per un abbraccio culturale difficilmente riscontrabile altrove. La Valle Tanaro, in effetti, è un corridoio di passaggio. Una linea orografica che unisce la pianura padana con la riviera ligure, circumnavigando una parte delle Alpi di Cuneo attraverso il solco vallivo che il fiume Tanaro nel corso dei millenni si è lentamente scavato. Una terra dal sapore antico, dove si possono ancora respirare atmosfere medievali nel cuore di Garessio (inserito tra i “Borghi più belli d’Italia”) o nei vicoli di Ormea, cittadina dalla pianta urbanistica cuoriforme che ha conosciuto l’influenza dell’allora Repubblica di Genova. Una terra che sta però affrontando una difficile riconversione socio-economica, dimenticando il recente passato industriale e proiettandosi verso una nuova dimensione turistica che guarda all’escursionismo e alla sostenibilità. Ad agevolare questo cammino, uno storico alleato territoriale: la linea ferroviaria Ceva – Ormea.

La storia

Pensata inizialmente come collegamento diretto con la riviera ligure (con arrivo nei pressi di Imperia Oneglia), la Ceva – Ormea venne inaugurata per fasi tra il 1889 e il 1893. Distesa per circa 35km, la linea ferroviaria collega appunto la stazione di Ceva (387m.) con quella di Ormea (716m.), attraversando altri quattro comuni e superando altre sette stazioni. La cosiddetta  Ferrovia del Tanaro si caratterizza inoltre per un percorso curvilineo che incrocia e attraversa l’omonimo fiume ben nove volte, vincendo altresì il dislivello altimetrico compiuto, per mezzo di ponti e viadotti. Un tempo supporto imprescindibile per le industrie meccaniche e farmaceutiche della zona, la ferrovia ha regolarmente funzionato quale mezzo di trasporto pubblico fino al giugno del 2012, prima che le singole corse venissero soppresse in favore di autobus sostitutivi.

La riapertura turistica

Decisi comunque a mantenere un pezzo di storia della loro valle (già depauperata di altri servizi e in profonda crisi demografica), gli amministratori hanno stretto i denti, combattendo affinché quella rotabile ferrata non venisse logorata dagli arbusti e inghiottita poco alla volta dalla macchia boschiva. Dopo quattro anni, finalmente, il felice epilogo della battaglia: nel 2016 la Ferrovia del Tanaro è stata infatti inserita ufficialmente nel progetto “Binari senza tempo”, promosso dalla Fondazione Ferrovie dello Stato in collaborazione con la Regione Piemonte e l’Unione Montana locale. Fino al 2018 la vallata sarà quindi percorsa annualmente da convogli storico-turistici pensati per valorizzare l’intero territorio, sfruttando una risorsa sostenibile e perfettamente funzionante. Tra settembre e ottobre dello scorso anno, affascinanti carrozze Centoporte hanno così attraversato la Valle Tanaro con le loro eleganti movenze. Quattro viaggi, come gli anni di silenzio della ferrovia. Quattro treni che sono tornati a fischiare, pieni di volti curiosi e commossi, di chi su quei vagoni e su quei binari ha trascorso la propria infanzia o di chi, viceversa, di Ceva, Nucetto, Bagnasco, Priola, Garessio e Ormea non aveva mai sentito parlare. A dicembre in programma il gran finale, con lo sbuffo della locomotiva a vapore a festeggiare la rinnovata speranza valliva e la definitiva rinascita della linea ferroviaria.

L’alluvione

Forse irritato proprio dalla vivacità di quest’ultima, però, il Tanaro d’improvviso ha voluto rialzare la voce. Tragicamente. Tra il 24 e il 25 novembre ha di nuovo indossato il mantello nero della distruzione, riposto in soffitta dal 1994, travolgendo case, argini, ponti. E binari. Dopo 123 anni, infatti, un tratto della ferrovia Ceva-Ormea si è disgregato sotto la forza delle acque.

Foto: Jacopo Galfré

Un taglio netto, una ferita importante e per molti insanabile. Per molti ma non per tutti, perché l’8 dicembre il viaggio preventivato si è fatto lo stesso. Simbolicamente a vapore fino a Bagnasco e poi in pullman fino al capolinea, per non smettere di sognare.

Foto: Andrea Vinai

Le prospettive attuali

A tre mesi di distanza dall’alluvione, i lavori di ripristino sono già cominciati grazie all’impegno di Fondazione Ferrovie dello Stato e di Rete Ferroviaria Italiana, decise a non abbandonare la vallata. Un segnale forte di ricostruzione, fondamentale per accelerare le cicatrizzazioni esteriori e interiori. Nel 2017 i convogli storici torneranno quindi a percorrere la valle, muovendosi accanto a quel fiume oggi beffardamente placido e trasparente. Panta rei, diceva Eraclito. Tutto scorre, nel bene e nel male. Defluiscono allora la paura e lo scoramento per lasciare spazio alla vitalità di un territorio intenzionato a resistere, nonostante tutto.

*Foto in apertura di: Andrea Richermo

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