Jurij Gagarin: in ricordo del primo e ultimo uomo ad aver visto la terra “senza frontiere, né confini”

Il 27 marzo di 44 anni fa moriva Jurij Alekseevič Gagarin, primo uomo a volare nello spazio ed Eroe dell’Unione Sovietica, insignito dell’Ordine di Lenin per la sua eccezionale missione che lo portò di diritto negli annali della storia umana. Solo l’anno scorso è stato celebrato il 50° anniversario del suo volo all’interno del Vostok 1, avvenuto il 12 aprile 1961, un evento che sarebbe riduttivo definire come semplice espressione della corsa spasmodica alla conquista dello spazio e che, anzi, si delineò come chiave di volta per la storia della società contemporanea. Prima del fatidico “piccolo passo” di Armstrong la storia registrò le parole poetiche, e quasi profetiche, di un giovanissimo figlio della patria sovietica, che si commosse difronte allo spettacolo che gli si mostrò  a più di 300 km di altitudine: “la Terra è blu…che meraviglia! Da quassù è bellissima…senza frontiere né confini”.

Vale la pena ricordare in questa data la straordinaria storia di un ragazzo che morì a soli 34 anni, sorvolando a bordo di un MiG-15 le terre attorno a Mosca, in una missione senza rischi, e che, ironia della sorte, solo 7 anni prima era sopravvissuto a quella che molti ritenevano una missione da suicidio. La straordinarietà della vita di Jurij Gagarin sta tanto nelle sue gesta, quanto nelle sue parole le quali, ancora a distanza di mezzo secolo, risuonano come monito per l’intera comunità umana e che all’epoca dovevano essere più pesanti di qualunque tensione da Guerra Fredda. Seppe comprendere, in quel volo, lo splendore che non avrebbe potuto vedere dalle bieche caserme di regime: dopo di lui le missioni spaziali divennero puri tecnicismi, operazioni fini a se stesse sotto il profilo scientifico. Quello che seppe intuire il 27enne Gagarin andava oltre la scienza e la politica.

Luca Bolli

27 marzo 2012

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