Simo Hayha, il cecchino infallibile

Simo Hayha, il cecchino infallibile

Simo HayhaSimo Hayha; per gran parte della gente questo nome non dice nulla ma i veri amanti della storia sanno benissimo di chi stiamo parlando: il più grande cecchino di tutti i tempi. Ufficialmente Hayha uccise 542 soldati dell’Armata Russa durante la battaglia di Kollaa solo con il cecchinaggio ma dai rapporti non ufficiali del fronte il numero si aggira intorno agli 800.

Simo non era un militare di professione anzi, nato nel 1905 a Rautjarvi si arruola a vent’anni per il semplice servizio di leva ma entra nella storia solo nel 1939 durante la guerra d’inverno tra Finlandia e Unione Sovietica. La sua fu una vera e propria guerra personale contro il nemico russo, il suo equipaggiamento era minimo ed essenziale, muoversi velocemente è fondamentale per un cecchino: fucile Mosin-Nagant modificato, mitragliatrice Suomi KP-31, caricatori e razione giornaliera. La mimetica era completamente bianca, al fine di mimetizzarsi il più possibile con la neve infatti Simo restava spesso immobile per ore ed ore a temperature che oscillavano da -20 a -40 gradi; mentre tutti i cecchini si posizionavano sugli alberi lui preferiva stare a terra. Il cecchino finlandese, detto anche “la morte bianca”, non usava il mirino telescopico ma solamente le tacche di mira del suo Mosin-Nagat per  evitare il riflesso della lente e renderlo facile preda del cecchinaggio nemico, nonostante l’assenza del mirino Haya riuscì a colpire bersagli anche a distanza di 400 metri. Altre meticolose tecniche di mimetizzazione furono quelle di tenere in bocca la neve al fine di non creare condensa o quella di compattare neve davanti alla canna del fucile per evitare che si sollevasse nel momento di far fuoco sul bersaglio. L’Urss mandò in missione moltissimi cecchini a stanare Simo e in cambio ricevette solo morti su morti, per fermare la morte bianca i russi optarono per un bombardamento con granate a frammentazione ma Simo ne uscì solo con lievi ferite. Nel marzo del 1940 Haya venne colpito alla mascella da un proiettile sparato dalla fanteria russa, entrò in coma ma ne uscì dopo undici giorni. Finita la guerra si dedicò alla caccia e morì nel 2002 a 97 anni.

Lorenzo Bruno

02 luglio 2014

 

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