Lady Nazca: il deserto, il mistero, la donna che non si arrese mai
Nel grande archivio delle ossessioni umane, le linee di Nazca occupano un posto speciale. Distese nel deserto peruviano come una scrittura destinata agli dèi o agli astri, hanno alimentato per decenni fantasie esoteriche, teorie extraterrestri e documentari dal tono apocalittico. Eppure la loro sopravvivenza si deve soprattutto a una donna fragile nell’aspetto e inflessibile nella volontà, una matematica tedesca arrivata in Perù quasi per caso negli anni Trenta. Il film “Lady Nazca – La signora delle linee” restituisce oggi al grande pubblico la figura di Maria Reiche, una studiosa che trasformò la propria vita in una missione quasi monastica.Nata a Dresda nel 1903, Reiche lasciò la Germania in un’Europa che stava scivolando verso il totalitarismo e approdò a Lima come insegnante privata. Fu durante una spedizione nel deserto che incontrò le misteriose figure tracciate sulla pampa di Nazca. Da quel momento il suo destino cambiò radicalmente. Per decenni visse in condizioni spartane, armata di scala, bussola e taccuino, misurando linee chilometriche sotto un sole feroce. Spazzava il terreno con una scopa per rendere visibili i geoglifi e cercava di convincere governi e istituzioni dell’urgenza di proteggerli. Molti la consideravano un’eccentrica, altri una visionaria. Aveva invece intuito prima di tanti che quel patrimonio rischiava di scomparire sotto il peso dell’incuria e della modernizzazione. Il film di Damien Dorsaz evita la trappola del biopic celebrativo e preferisce il tono rarefatto del viaggio interiore. La protagonista interpretata da Devrim Lingnau attraversa il deserto come una figura quasi metafisica, sospesa tra rigore scientifico e fascinazione spirituale. Il regista svizzero aveva conosciuto personalmente Maria Reiche negli anni Novanta e ha impiegato quasi vent’anni per portare il progetto sullo schermo, scegliendo di girare in Perù con luce naturale per restituire la dimensione ipnotica del paesaggio. Resta aperta la domanda che accompagna da sempre le linee di Nazca. Calendario astronomico, percorso rituale, mappa sacra legata all’acqua e ai cicli agricoli. Le ipotesi si sono accumulate senza mai produrre una risposta definitiva. Maria Reiche sosteneva la teoria astronomica e dedicò anni a studiare le corrispondenze tra i geoglifi e le costellazioni, mentre oggi parte della comunità scientifica propone interpretazioni più legate ai rituali religiosi delle civiltà precolombiane. Forse il fascino di Nazca nasce proprio da questa resistenza al significato; rimane comunque che nel deserto peruviano sopravvive un enigma che sembra ricordare quanto l’uomo moderno continui ad avere bisogno del mistero.




