Sankt Pauli: la squadra del popolo

L’hanno definita la squadra dei ribelli, dei pirati, la squadra socialista, la squadra punk-rock e in svariati altri modi…noi l’apostrofiamo come squadra popolare nel senso più stretto del termine. La squadra del popolo, fatta dal e per il popolo, mantenuta in vita dal popolo e amata oltre ogni limite immaginabile. Un quartiere intero legato a doppio filo alla squadra locale…per il mondo intero la seconda squadra di Amburgo; per i tifosi e dirigenti la prima e unica fede calcistica possibile in tutto il mondo. Prima della Juve. Prima del Manchester. Prima del Brisbane. Prima dei New York Red Bull. Alla pari del Celtic Glasgow, al quale ogni “amburghese braun-weiß” si sente per natura gemellato. Centinaia di fan club sparsi nel mondo, dall’Australia agli Stati Uniti, passando per la patria del calcio, in Inghilterra, per tornare nel continente, letteralmente disseminato di piccole micro realtà bianco-marroni.

Perchè si può essere simpatizzanti del Sankt Pauli, ma la scelta deve essere netta e decisa: non esiste poligamia in questo mondo e il vero calcio, quello giocato, concepito, realizzato e vissuto appieno esiste solo qua. E tutto diventa secondario. È una fede e una storia che cattura e lascia il segno e davanti alla quale non si può restare indifferenti.

Il club calcistico nasce ufficialmente nel 1910 ma solo quando si trasferisce nel quartiere a luci rosse di Amburgo diventa vero e proprio fenomeno cult. Ignorato o quasi per 70 anni, diventa d’improvviso “grande”: piccolo club ma immensamente amato. La tifoseria crea allora una realtà parallela e straordinariamente coesa. Adotta simboli e costumi del tutto originali fino a diventare parte integrante del club. Tutto il quartiere si stringe attorno alla squadra, in ogni situazione e in ogni serie dove il club milita, dalla Oberliga fino alla Bundesliga, conquistata molte volte senza tuttavia grandi successi. Perchè questo è ciò che fa del club un esempio a livello mondiale: zero successi di rilievo e spesso militanza in serie minori, ma l’entusiasmo e l’appoggio del tifo locale, e non solo, non sono mai mancati. Stadio sempre pieno, anche a retrocessione matematicamente decisa e mai una contestazione.

Girare per il quartiere di Sankt Pauli sembrerebbe un azzardo per chi si introducesse  per la prima volta nelle grandi vie illuminate e disseminate di casinò e locali a luci rosse, ma l’atmosfera che si respira non è comunque peggiore delle periferie delle nostre città italiane. Gente discreta, divertente, allegra nonostante il redditto medio sia di gran lunga inferiore rispetto al resto della città. Tanta gente stravagante, punk, punk a iosa: creste, tatuaggi, piercing e capelli a colori manco fosse carnevale. Rendersi conto che quello è lo “stile Sankt Pauli” è un attimo. E poi i pub ad ogni angolo, alla faccia della concorrenza: c’è il Sankt Pauli Eck, il Millerntor Pub perchè la toponomastica non può prescindere dalla squadra; c’è la birra Astra (perchè quello è lo sponsor storico del Club) a 1 euro e 50 e clienti dalle 7 di mattina fino a notte tarda. Di giorno si beve e si chiacchiera a qualche bancone, la sera si beve e si chiacchiera a qualche altro bancone. Ogni 2 settimane la partita al Millerntor Stadion e il ritrovo al Jolly Roger, pub ufficiale della tifoseria, grande, accogliente, ma con una “densità di popolazione” davanti al televisore davvero spropositata. Il nome del pub non è un caso: i supporters adottarono il simbolo dei pirati quale stemma non ufficiale della squadra. Un segno di ribellione contro il sistema, della lotta dei poveri contro i ricchi per mettere timore agli avversari come ai tempi dei filibustieri…e lo scopo è stato raggiunto molto bene. Vedere orde di tifosi neri con quel teschio ben impresso sulle maglie, sulla pelle e sulle bandiere non fa pensare ad una tifoseria tanto tranquilla…e invece dentro il Millerntor ti accorgi che l’unica intenzione è quella di vedere bel calcio e intonare canti e cori. “We love you”, “You’ll never walk alone”, “Forza Sankt Pauli” alcune delle parole ammesse nello stadio…niente antisemitismo, niente razzismo, niente sessismo. Tutto vietato, perchè nello stadio non è ammesso né fascismo né nazismo, da molto tempo. Il quartiere è “nazi-free” e su questo non è concesso sgarrare e la stessa politica del club lo sancisce. La politica per il Sankt Pauli è parte integrante del calcio, ma intesa in modo differente da come la si intende in Italia. La politica è ammessa perchè fa parte della storia del quartiere da quando la recessione degli anni ’80 modificò lo stato sociale della città. Ribelli, punk e artisti trovarono nelle case abbandonate della periferia un posto dove vivere e scoprirono un piccolo club che li accolse e del quale entrarono a far parte in modo deciso e mai banale. La politica è intesa anche come aiuto dei più deboli e dei meno fortunati e tutto ciò è ben impresso nelle realtà di Cuba, dell’Etiopia e dell’iniziativa “Viva con Agua de St. Pauli” che porta acqua potabile dove è difficile avervi accesso. Perchè il club Sankt Pauli dà e il club Sankt Pauli prende. Dà gioia ai tifosi e ai meno fortunati dopo essere stato salvato nei primi anni 2000 proprio dai supporters che organizzarono la cosiddetta Retteraktion, una raccolta fondi per salvare la squadra dalla bancarotta tramite la vendita di t-shirt: i “retter” (salvatori) di Sankt Pauli incassarono tanti soldi da tenere ancora in vita il club, che ora è costantemente in attivo negli incassi. La politica qua non è ostentazione di un’ideologia che non ha senso d’essere, come molte volte accade in Italia, non è fine a se stessa. La politica è un senso comune d’appartenenza, che lega il substrato sociale del quartiere che poi, alla fine, diventa la base bianco-marrone del club. È una necessità dettata da contingenze storiche ed economiche, da una situazione dalla quale non possono prescindere nemmeno i giocatori. Tutti, senza eccezione alcuna, devono sapere cosa è e cosa accade a Sankt Pauli, perchè non sono prime donne imbrillantinate e laccate per l’esibizione della domenica, non sono fenomeni, non sono ricconi, non sono scelti a caso. Sono lo specchio, il simbolo e la realizzazione di un micro-mondo fatto di 27.000 persone (tante ne vivono nel quartiere) che attirano le simpatie di milioni di tifosi in Germania e nel mondo intero. I nuovi componenti della squadra sono accuratamente scelti secondo valori tecnici, morali ed etici affinché possano realizzare, ad inizio stagione, cosa voglia dire essere di Sankt Pauli, vivere e crescere nel quartiere più bello del mondo.

Sul campo può andar male, ma nessuno dimentica cosa rappresenta veramente questa squadra. I “Pirati della Bundesliga” continueranno a giocare per il popolo e il tifo continuerà a sostenere il club migliore del mondo. Quest’anno è andata male…si resterà in “Zweite Liga” nonostante una cavalcata eccezionale ma lo stadio continuerà comunque a intonare le parole “we love you – we love you – we love you – and that’s the way we follow – we follow – we follow – we’re singing for Sankt Pauli -Sankt Pauli – Sankt Pauli – and that’s the way we like it – we like it – we like it!”.

Luca Bolli

7 maggio 2012

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