Roma Diffusa arriva all’Esquilino: la cultura per ricucire una città frammentata

Roma è una città immensa, fatta di quartieri che spesso sembrano città nella città, mondi vicinissimi sulla mappa eppure lontani nella quotidianità. È proprio da questa frammentazione che parte Roma Diffusa, il festival che il 10 e 11 ottobre approderà all’Esquilino trasformando strade, piazze, botteghe e spazi normalmente chiusi al pubblico in luoghi di incontro, arte e sperimentazione.
La nuova edizione è stata presentata lunedì 28 settembre all’Acquario Romano, sede della Casa dell’Architettura, alla presenza della direttrice artistica Sara D’Agati, dell’assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale Alessandro Onorato e di alcuni dei protagonisti del festival. Ad aprire la conferenza, una breve performance di un’artista cinese che prenderà parte anche alla manifestazione: una scelta che anticipa uno dei temi centrali dell’edizione, dedicata a un quartiere nel quale culture, generazioni e identità differenti convivono quotidianamente.
Nato cinque anni fa, Roma Diffusa parte dall’idea di costruire una nuova narrazione della Capitale. Non semplicemente organizzando eventi nei quartieri, ma entrando nei loro spazi e cercando ciò che già esiste: artisti, associazioni, laboratori, artigiani e comunità. Nel corso degli anni il festival ha così aperto palazzi storici, studi d’artista, case private e botteghe, portando contemporaneamente installazioni e performance nelle piazze e nei luoghi della vita quotidiana.
“Che cosa vuol dire territorio?”, è una delle domande da cui, come ha spiegato D’Agati, prende forma il progetto. La ricerca si concentra soprattutto sulla scena contemporanea e sperimentale, con l’obiettivo di creare un rapporto diretto tra produzione culturale e città. Un modello già sperimentato nel centro storico, dove Roma Diffusa ha raggiunto circa 80 mila persone, e a San Lorenzo, quartiere raccontato anche attraverso la sua importante concentrazione di studi di artisti contemporanei. All’Esquilino, però, la sfida cambia. Qui la ricchezza del territorio risiede soprattutto nella sua pluralità: comunità diverse convivono con associazioni locali, istituzioni culturali, artisti e creativi. Il rischio da evitare, ha sottolineato la direttrice artistica, è quello di ridurre questa complessità a una rappresentazione folkloristica. Per questo Roma Diffusa ha scelto di concentrarsi anche sulle nuove generazioni e sugli artisti di seconda generazione, cercando attraverso di loro uno sguardo contemporaneo sul quartiere.
Tra i luoghi coinvolti ci saranno Piazza Vittorio e il mercato dell’Esquilino, insieme a spazi artistici e realtà del territorio. Installazioni, performance, incontri e talk accompagneranno il pubblico in un percorso che non propone soltanto qualcosa da vedere, ma invita a muoversi nella città e a guardarla diversamente.
Ed è proprio sul rapporto dei romani con Roma che si è soffermato Alessandro Onorato. L’assessore ha descritto una Capitale caratterizzata da appartenenze territoriali fortissime, dove chi cresce in un quartiere può finire per conoscere pochissimo ciò che accade dall’altra parte della città. Una frammentazione favorita anche dalle dimensioni eccezionali di Roma, che rende più difficile costruire un’identità urbana condivisa. In questo senso, secondo Onorato, esperienze come Roma Diffusa possono diventare uno strumento per superare almeno in parte quelle “lacerazioni” accumulate negli anni: creare occasioni per attraversare la città, incontrare persone che normalmente non si incontrerebbero e appropriarsi nuovamente dei suoi spazi. La cultura e la conoscenza diventano così non soltanto strumenti di intrattenimento, ma modi per ricostruire un rapporto con il territorio.
Il 10 e 11 ottobre l’Esquilino sarà quindi più che lo scenario del festival: ne diventerà materia viva. Per due giorni Roma Diffusa proverà a mostrare ciò che spesso rimane nascosto dietro la quotidianità di un quartiere, ricordando ai romani che per conoscere davvero la propria città, qualche volta, basta cominciare ad attraversarla.




