Beholder: il governo negli occhi di un custode

Beholder: il governo negli occhi di un custode

Chi ama 1984 di George Orwell apprezzerà particolarmente questo gioco. Beholder, videogame indi realizzato dallo studio Warm Lamp Games, è un impegnativo platform games a scorrimento, come quelli di una volta, capace di stimolare la capacità di osservazione e l’ingegno del videogiocatore.

Nei panni di un custode-spia

Il protagonista è Carl, un padre di famiglia che viene trasferito in una località non precisata per compiere il lavoro di custode. Un compito apparentemente semplice, ma che si rivela ben presto complicato e misterioso, come quello di una spia. Il governo, infatti, chiede a Carl di indagare sugli inquilini dello stabile al fine di scoprire eventuali illeciti. Non proprio un’attività tipica di un custode.
Beholder ha come sfondo un condominio popolato da sinistri inquilini, ognuno con una particolare storia alle spalle che emergerà dalle conversazioni intraprese, ci si può muovere attraverso la classica schermata statica. Le colorazioni sono cupe, ma rispecchiano fedelmente l’ambientazione minimalista in cui il gioco immerso. Anche Carl è rappresentato in un nero intenso, con pochi elementi del vestiario e gli occhi colorati di bianco che cambiano forma a seconda degli stati d’animo.

Comandi estremamente semplici

La libertà di movimento del personaggio è limitatissima. Una serie di semplici comandi sposteranno Carl su e giù per i diversi piani di cui si compone lo stabile. Le scelte sulle azioni da intraprendere possono essere effettuate selezionando l’opzione desiderata da un menù ad elenco. Carl può interagire con i condomini e con buona parte dell’arredamento presente negli appartamenti. Per svolgere il ruolo di sorvegliante, ricercare eventuali prove e spiare i movimenti dei coinquilini, Carl può entrare direttamente nelle case degli inquilini, facendo attenzione a non farsi scoprire con le mani nel sacco, o può installare delle telecamere all’interno delle feritoie dedicate alla distribuzione dell’aria. Un metodo efficace e sicuro per svolgere il proprio compito direttamente dal proprio alloggio, situato nel piano interrato del condominio.

Ad ogni azione segue una reazione

Chi si aspetta un gioco veloce, effervescente ed entusiasmante resterà irrimediabilmente deluso. Beholder è lento, arzigogolato e, per certi versi, addirittura snervante. Ci vorrà un po’ di tempo per comprenderne al meglio le dinamiche e diventare confidenti con i meccanismi che lo regolano. Ad ogni azione corrisponde una reazione, spesso inattesa e sgradita, che ci costringerà ad armarci di pazienza, rimboccarci le maniche e ricominciare pazientemente dall’inizio.
A rendere ancor più macchinoso Beholder ci pensano le azioni che è possibile intraprendere dal tavolo da lavoro collocato nello studio di Carlo. Per scrivere un rapporto, tracciare un profilo oppure ricattare qualcuno è necessario compilare un questionario, in cui deve essere data precisa indicazione di stati coniugali, leggi vigenti e possibili indizi appresi dagli inquilini. È dunque indispensabile conoscere tutto alla perfezione e prestare molta attenzione, poiché qualsiasi errore nella tracciatura di un profilo potrebbe comportare il pagamento di una multa o complicazioni nella vita quotidiana.

Il tempo scorre, purtroppo

Il vero tiranno del gioco non è il governo, né alcuno degli inquilini: è il tempo. Le missioni sono inesorabilmente scandite e governate dall’aspetto temporale, che pende sulla testa di Carl come una spada di Damocle. Inoltre, è possibile affrontare particolari situazioni soltanto in specifiche ore del giorno. Insomma, un vero e proprio elemento chiave, che appare però in netto contrasto con la lentezza che contraddistingue i movimenti del personaggio e la staticità in cui è immerso l’intero gameplay.

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