#2 Da ieri a oggi: GTA

#2 Da ieri a oggi: GTA

La storia di GTA ci dà un grande insegnamento: mai giudicare un gioco dall’apparenza.
Grafica dall’alto, bidimensionalità e varietà di colori ridottissima, a vederlo così il primo GTA sembra tutto fuorché un capolavoro. Uscito nel 1997 su diverse piattaforme, in un periodo dove la tridimensionalità aveva già fatto pesantemente capolino, Grand Theft Auto, a primo acchito, appariva appartenere ad un’altra era. La Rockstar game sembrava rimasta impantanata nell’incapacità di stare al passo con l’evoluzione videoludica che a fine secolo incalzava come una valanga in discesa libera.
Eppure, nonostante l’asettico aspetto esteriore, bastavano pochi minuti per capire la straordinarietà del titolo. GTA usciva letteralmente dagli schemi. Si allontanava dagli stereotipati e ordinari videogiochi dell’epoca, fregandosene dell’eticamente corretto che bigottamente governava le menti degli sviluppatori. Esso dava al giocatore gli strumenti per essere libero. La possibilità di esplorare senza limiti la mappa di gioco e scegliere senza restrizioni tra criminalità e correttezza era per il giocatore un’occasione per evadere letteralmente dalla realtà e rifugiarsi in un mondo immaginario dove le conseguenze delle proprie azioni restavano imprigionate entro i contorni di uno schermo CRT.

E tutto questo avvenne quasi per caso. Prima dell’uscita effettiva, GTA era tutto tranne che un gioco divertente. I poliziotti avevano un’intelligenza artificiale (se così si poteva chiamare) inferiore a quella di un primate, rendendo il gioco scontato e noioso. Fu un provvidenziale bug a risolvere tutto. L’anomalia trasformò quegli stolti poliziotti in autentiche macchine da guerra, disposti anche a sacrificare le regole del codice della strada e, a volte, del codice penale pur di arrivare a catturare il giocatore. Da quel momento Race ‘n’ Chase, com’era precedente intitolato, divenne Grand Theft Auto, un cult capace di conquistare intere generazioni. Una base solidissima su cui costruire una serie di successo.

Nonostante il gioco restasse ancora ancorato alle due dimensioni, GTA II fu il primo gioco della serie a beneficiare dell’accelerazione 3D, capace di apportare alla grafica e al gameplay significative migliorie. In esso, inoltre, comparve per la prima volta il logo Rockstar.
Dal punto di vista tecnico, tuttavia, il gioco appariva piuttosto scarso. La mole di dettagli era sicuramente maggiore, ma la struttura delle missioni appariva abbastanza monotona.

Poi uscì GTA III e portò finalmente con sé una grafica 3D. Si potevano fare esattamente le stesse cose della precedente edizione, ma con una grafica a tre dimensioni e una visuale in terza persona non più dall’alto. Nonostante l’impianto grafico restasse limitato, la novità tecnica fu decisamente apprezzata: Grand Theft Auto III fu il videogioco più venduto del 2001 negli Stati Uniti, con oltre due milioni di copie vendute a febbraio 2002; il gioco è stato inoltre il secondo titolo più venduto del 2002, dietro solamente al suo sequel GTA Vice City, da molti considerato il miglior GTA di sempre.

Per Vice City venne pensata e scritta una storia davvero entusiasmante e furono introdotte moto (come ci si potrebbe dimenticare del mitico Faggio?), motoscafi, diversi veivoli e il concetto di “proprietà”. Il personaggio principale poi, Tommy Vercetti, con la sua camicia hawaiiana è diventato una vera e propria icona. E uscì GTA San Andreas, e uscirono i GTA per console portatili, GTA IV e GTA V, tutti giochi campioni d’incassi, amatissimi da critica e pubblico, ma mai, neanche lontanamente, avvicinabili per fascino, divertimento e successo a quel capolavoro che era Vice City. Certo, già tra San Andreas e Vice city erano state solcate profonde differenze: nel primo la mappa era abnorme rispetto al secondo, essendovi ben tre città e una serie di villaggi disseminati in mezzo a zone agricole a bassa densità demografica liberamente visitabili; in San Andreas si poteva curare fisico, vestiario e relazioni sentimentali del personaggio e si poteva addirittura giocare in multiplayer, il che rendeva il gioco ancor più interessante e divertente (sebbene l’efficacia del gameplay in coppia fosse pesantemente condizionata dall’impossibilità di far distanziare i personaggi oltre un certo limite, piuttosto ridotto). Ma è anche vero che tra essere un gioco di successo e un iconico capolavoro ce ne passa. E Vice City è e probabilmente resterà il migliore GTA di sempre, il gioco per eccellenza, quello che per primo ci balzerà alla mente quando sentiremo parlare di quei geni della “Rockstar game”.

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