Blossom Tales: The Sleeping Kings

Blossom Tales: The Sleeping Kings

Blossom Tales: The Sleeping King

Recensione

Versione Testata: Nintendo Switch

The Legend of Lily

Castle Pixel è una software house indie la cui missione è proprio quella di utilizzare le attuali tecnologie per produrre giochi di qualità dallo stile altamente retrò, facendo riferimento, nello specifico, all’indimenticabile parco giochi del mitico SNES. Fatto questo doveroso preambolo possiamo ben inquadrare Blossom Tales: The Sleeping King.
Innegabilmente il titolo fa fede ai capitoli bidimensionali della celebre saga The Legend Of Zelda, e, a riprova di ciò, riconosciamo all’interno del gioco i classici elementi distintivi della serie: grafica pixellosa con vista a volo d’uccello, i classici cuori ad indicare l’energia vitale, la stessa barra verde presente in A Link To The Past che gestisce l’energia del personaggio, un inventario del tutto simile a quello del nostro beniamino dalla tunica verde, strumenti classici quali bombe, boomerang, spada ed annessi power up e persino i classici portacuore tipici di The Legend of Zelda. Ma quindi Blossom Tales sarà solo una mera copia della celebre saga Nintendo oppure saprà distinguersi in qualche modo? Scopriamolo insieme!

Il Re dormiente

La trama di Blossom Tales: The Sleeping King non è delle più originali, infatti durante la nostra avventura vestiremo i panni della giovane Lily, nominata, poco dopo le prime battute, Cavaliere della Rosa. La disavventura è ovviamente dietro l’angolo. Infatti il cattivo di turno scaglierà una maledizione contro il Re, gettandolo in un sonno profondo, approfittando della sua assenza per organizzare un’armata e prepararsi alla conquista del Regno. Sarà quindi compito della coraggiosa Lily affrontare un arduo viaggio alla ricerca dei tre ingredienti fondamentali in grado di poter risvegliare il Re dal suo torpore e salvare il suo regno dalla distruzione ormai annunciata.

Se la sceneggiatura non sembra lasciare il segno, possiamo però affermare che la storia viene ben narrata e la scelta che più ci è piaciuta è il fatto che tutto viene raccontato da un personaggio fuori campo. Infatti tutta la storia altri non è che una bella favola raccontata dal nonno ai suoi due nipotini prima di addormentarsi, dando davvero l’impressione di dipingere una fiaba. In più questa direzione porta a scambi di battute spesso ben riusciti, un racconto sempre abbastanza coerente ed in più, ogni volta che avvieremo nuovamente la partita per continuare il nostro gioco, il nonno ci riassumerà brevemente la nostra missione in modo da renderci sempre chiaro l’avanzamento.

Dungeon, Oggetto, Cuore

L’avanzamento è tipico e ben scandito. La vasta mappa di gioco si dimostra funzionale, ed accedendovi un riquadro giallo ci mostrerà di volta in volta il punto da raggiungere per poter progredire. Per il resto la campagna è basata sulla ricerca del dungeon, la raccolta dell’oggetto chiave di turno, la battaglia con mini-boss e boss ed un cuore di energia come premio finale per aver superato la nostra prova. I dungeon sono davvero molto curati e vasti. I puzzle ben congegnati, mai snervanti ma nemmeno troppo semplicistici (anche se avremmo gradito una maggiore varietà).

Anche i mostri risultano ben realizzati sia esteticamente che dal punto di vista del bilanciamento. Ci sono sezioni in cui si fatica a farsi strada, ma in questo, Castle Pixel ha lavorato molto bene, costringendoci positivamente ad ingegnarci per trovare tattiche funzionali che ci facciano avanzare senza perdere troppi cuori.

Positiva anche l’esplorazione, che guida naturalmente il giocatore ad ispezionare ogni angolo dei dungeon con un posizionamento degli oggetti davvero ottimo, che sa davvero appagare una volta che ci si rende conto di aver completato la quest ed aver esplorato completamente l’ambiente senza neanche averci fatto caso. I boss infine, specie se paragonati ai The Legend of Zelda, sanno essere davvero ostici, ma a volte manca una maggiore pianificazione tattica, riducendo l’arduo incontro ad uno schiva e colpisci più che puoi.

Al di fuori dei dungeon sono presenti numerose quest secondarie che sanno essere interessanti ma che soprattutto doneranno longevità al gioco.

PixeLove

Tecnicamente parlando, Blossom Tales è davvero ben realizzato, seppur mai da capogiro. Le ambientazioni sono abbastanza varie, gli sprite dei personaggi così come quelli degli ambienti risultano curati e colorati, mentre le animazioni sono azzeccate ad ogni contesto. La colonna sonora è piacevole e sempre adatta alla situazione, ma non si distingue particolarmente rispetto alla media delle produzioni del genere.

La longevità del titolo si attesta sulle quindici ore circa, non male trattandosi di un indie, ma che lasciano un po’ l’amaro in bocca poiché con tanto buon lavoro svolto si percepisce chiaramente la possibilità di poter fare qualcosa in più dal punto di vista della trama e della longevità. Sottolineiamo infine la presenza della sola lingua inglese, che però, vista la relativa importanza della trama non dovrebbe risultare ostica al giocatore medio, anche grazie ad una certa semplicità di linguaggio utilizzata.

Tirando le somme Blossom Tales: The Sleeping King riesce a distinguersi dalla massa dei cloni grazie ad una sceneggiatura simpatica, un gameplay solido e fluido ed una complessità che farà felici i fan del genere. Certo, il titolo è ricco di riferimenti Zeldiani, ma anche forte di idee originali come mosse speciali, oggetti particolari ed utilissimi, dungeon e sfide appaganti. Se vi mancano i vecchi action RPG ma allo stesso tempo cercate qualche idea fresca, allora vi consigliamo caldamente l’acquisto di Blossom Tales: The Sleeping King che, fra l’altro, gira meravigliosamente su Nintendo Switch, risultando un ottimo titolo in modalità portatile e godibilissimo anche in TV.

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