DRAGON QUEST HEROES: L’albero del mondo e le radici del male

DRAGON QUEST HEROES: L’albero del mondo e le radici del male

  1. DRAGON QUEST HEROES: L’albero del mondo e le radici del male

Cosa succede quando Koei e Square-Enix si uniscono per generare una nuova creatura? Semplice: dalla collaborazione verrà alla luce un mousu-gdr, proprio come in questo spin-off della celebre saga nipponica Dragon Quest! Attenzione però poiché nonostante la colonna sonora, la grafica e i personaggi seguiranno lo stile classico del famigerato RPG troveremo davanti ai nostri occhi un gameplay in pieno stile mousu come Koei ci ha abituati negli anni, anche se caratterizzata da elementi caratteristici dei giochi di ruolo che analizzeremo poco più in là.

    1. Una storyline semplice e sottile, ma efficace

A differenza della classica saga caratterizzata da una storia di base intricata ed affascinante in questo capitolo non avremo nulla di tutto questo. Infatti i dialoghi non saranno mai troppo lunghi e non ci saranno risvolti particolari capaci di sbalordire, ciò però non significa che il tutto non funzioni, anzi, nella sua semplicità riuscirà comunque a coinvolgere il videogiocatore nel corso dello svolgimento del gioco.

La storia si svilupperà intorno a degli avvenimenti particolari e misteriosi che porteranno scompiglio nel mondo: dopo anni di pace e collaborazione tra uomini e mostri, quest’ultimi si ribelleranno iniziando ad attaccare i loro amici umani, distruggendo le loro città e cercando spasmodicamente di estirpare le radici dell’albero del mondo, fonte di prosperità per l’universo.

Saremo così chiamati a risolvere il mistero che ha indotto questo processo di distruzione a suon di spadate, abilità e magie, provocato dalla ribellione dei cari amici mostri, riscontrando le stesse problematiche anche negli universi paralleli. In nostro soccorso ci sarà l’intervento e la testimonianza di vecchie conoscenze del mondo di Dragon Quest: Yangus e Jessica di Dragon Quest VIII verranno catapultati nella nostra dimensione. I personaggi principali saranno due eroi, definiti Figli della luce, costruiti in maniera speculare sul piano dello stile di combattimento, ma caratterizzati da personalità alquanto opposte, l’una avventata ed istintiva e l’altra fredda e stratega.

    1. Un gameplay tra il mousu e il gdr

Come Koei ci ha abituati nella sua lunga tradizione di mousu, qui ci si ritroverà a dover combattere orde di nemici al ritmo di fendenti e spazzate, ma questa volta avremo a disposizione abilità, magie e diverse possibilità da poter sfruttare in battaglia grazie ai classici elementi dei giochi di ruolo e alla caratterizzazione dello stile di battaglia dei molteplici alleati che potranno far parte del nostro party composto da quattro elementi. Difatti si potrà scegliere tra guerrieri melee o ranged e maghi, ognuno con abilità, punti di forza e debolezze ben ponderate per poter garantire la miglior offensiva in base alla situazione e ai nemici che si dovranno fronteggiare.

Per evitare l’eccessiva ripetitività, oltre alle classiche missioni in cui lo scopo sarà quello di eliminare la totalità dei mostri, ce ne saranno alcune nelle quali dovremo proteggere un determinato obiettivo dall’attacco nemico ed altre dove si dovranno raccogliere oggetti per potenziare l’equipaggiamento, ma sostanzialmente sempre annientando le masse ostili.


Particolarità assoluta è la capacità di poter raccogliere delle medaglie che di tanto in tanto i nemici sconfitti lasceranno cadere, le quali permetteranno di evocarli per richiedere il loro aiuto in battaglia.

    1. Un divertente spin-off

Se si approccia questo videogioco con le dovute precauzioni, e quindi abbandonando l’idea del classico RPG, Dragon Quest Heroes garantirà delle ore di divertimento grazie alla caratterizzazione degli alleati e dei nemici, giocando anche su dei punti di assoluta forza che, per noi, sono: la possibilità dei dialoghi in Jap con sottotitoli in italiano, la presenza di una colonna sonora, presenza di molti eroi e nemici dei capitoli canonici della saga e la loro assoluta caratterizzazione, che garantirà diversi approcci alle battaglie. Note dolenti invece sono la ripetitività del gameplay anche se collocarlo tra i malus del gioco sarebbe fin troppo ingiusto. Ricordiamo infatti che questo è un capitolo mousu costituito nell’essenza da questo stile molto apprezzato in Giappone, ma non molto in occidente, ed un motore grafico anzianotto per le console di nuova generazione.


Tirando le somme il tutto è veramente ben amalgamato e
i disegni di Akira Toriyama e le colonne sonore di Sugiyama Kobo creano un’atmosfera unica facendo sentire tutto il calore dello stile classico di Dragon Quest, tant’è che è stato annunciato il sequel ed un pacchetto contenente i due capitoli per Nintendo Switch.

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