Seasons After Fall

Seasons After Fall

Seasons After Fall

Un viaggio nella natura, attraverso il punto di vista delle quattro diverse stagioni, nei panni di una simpatica volpe. In estrema sintesi è questo che offre il titolo di Swing Swing Submarine, pubblicato da Focus Home Interactive nel 2016 e disponibile su Steam. Questo e non molto altro, ma può ugualmente valerne la pena e vediamo il perché.

Il ciclo delle stagioni

Seasons after Fall è sostanzialmente un platform, che presenta tutte dinamiche abbastanza classiche, tranne una: proseguendo nel gioco si acquisterà il potere di modificare la stagione in cui è immerso lo scenario nel quale ci si muove, alterando così alcuni elementi che funzionano in modo diverso a seconda che sia, ad esempio, Estate oppure Inverno. Starà al giocatore, attraverso varie prove e tentativi e senza altre spiegazioni, capire con quali elementi dello scenario sia possibile interagire, quali siano i cambiamenti subiti dai suddetti elementi nel passaggio tra una stagione e l’altra e come sfruttarli a proprio vantaggio.

Con il procedere del gioco questo darà luogo a una sorta di “enigmi” (mai particolarmente complessi, ma gradevoli da imparare e da padroneggiare) che rappresentano, a parte un blando platforming, l’unica vera “difficoltà” del gioco.

Come in un dipinto

Visiteremo diverse ambientazioni, da grotte a paludi, passando per vette montane e boschi: gli scenari sono curati, anche nel passaggio attraverso le differenti stagioni, in maniera quasi sbalorditiva. Ogni fondale sembra tirato fuori da un quadro e anche gli elementi “interattivi” dello scenario, così come la nostra volpe ed altri piccoli elementi animati, si amalgamano alla perfezione con quanto c’è alle loro spalle, creando uno spettacolo visivo che, da solo, potrebbe valere l’intera esperienza di gioco. Tutto, dalle animazioni del protagonista a quelle degli elementi con cui interagire, fino alle parti prettamente “statiche”, presenta una cura maniacale e un dettaglio artistico sorprendente, facendo di Seasons after Fall un incredibile spettacolo da guardare. Ma non è tutto qui: alla magnificenza visiva si affiancano una colonna sonora altrettanto viva e toccante, i cui archi sottolineano l’alternarsi della malinconica decadenza autunnale, animata da colori che però sono accesi e vividi come quelli di un tramonto, con la gioia vibrante dell’Estate o con la calma immobile dell’Inverno.

Una favoletta stagionale

Proseguendo nel gioco vedremo dipanarsi una trama non molto complessa, ma narrata in modo efficace, attraverso la graduale scoperta della nostra identità e di quella dei nostri interlocutori. Verremo condotti, in maniera relativamente guidata, a fare la conoscenza dei silenziosi guardiani delle stagioni e a scoprire il segreto del loro rituale, in un intreccio che aggiunge via via elementi, con un piccolo colpo di scena e un finale agrodolce, in tema con la malinconica e solitaria connotazione del gioco stesso. Non si tratta, chiaramente, di una trama da oscar; ma per un titolo di questo genere, tutto sommato, non è richiesta ed è comunque gradevole da seguire, ponendo qui e là qualche interrogativo al quale ricercare una risposta e motivando così la prosecuzione del nostro viaggio. In realtà è chiaro che la motivazione principale a proseguire la trarremo dalla volontà di visionare nuovi scenari o dalla curiosità di vedere come si sono evoluti quelli precedenti, nei quali saremo chiamati a ripassare.

Un viaggio di sola andata

Il gioco prevede una decina di ambientazioni diverse, ciascuna delle quali verrà visitata più volte, aggiungendo ogni volta nuovi elementi o possibilità di interazione. Il salvataggio avviene automaticamente a intervalli regolari, garantendoci di poter interrompere il nostro viaggio praticamente in qualsiasi momento, per poi riprenderlo quando più ci aggrada. L’unico elemento che può risultare un po’ noioso è il continuo backtracking, la necessità di dover ripercorrere per intero alcuni scenari per raggiungere i successivi, che talvolta può risultare frustrante se non si è ben capito cosa fare e dove farlo, tra le righe di quello che la voce del nostro interlocutore (corrispondente, via via, a diversi personaggi del gioco a seconda del momento) ci ha detto. Questo aspetto è mitigato nella seconda parte del gioco, in cui si renderanno disponibili, se non altro, dei “trasporti veloci” per tornare in una locazione di particolare interesse.

L’esperienza di gioco è ulteriormente arricchita, anche se di poco, dalla presenza di elementi “collezionabili” opzionali, che non saremo obbligati a ricercare e raccogliere ma che, se trovati, aggiungeranno ulteriori indicazioni per aiutarci a comprendere meglio la trama e l’ambientazione del gioco, attraverso dialoghi tra i personaggi. Il giocatore affetto da manie di completismo verrà ricompensato, per il ritrovamento di tutti questi elementi, alla fine del gioco. Al di là di ciò la longevità del gioco si attesta sulla misura di circa sei-otto ore, esaurite le quali non ci sarà, sostanzialmente, uno stimolo a rigiocarlo, ma rimarrà comunque un ottimo ricordo e un’eccellente impressione dell’impianto artistico.

Conclusioni

Seasons after Fall è un’esperienza nella quale c’è sostanzialmente molto da guardare e poco da giocare. Il gameplay semplice, la trama sfumata e la breve durata sono compensati da un’eccellente cura dell’apparato visivo e sonoro, tale da conferire a questo gioco l’aspetto di una piccola opera d’arte animata. Non è un gioco fatto per chi cerca un elevato livello di sfida, ma piuttosto per chi voglia godersi una rilassante (seppur non scontata) passeggiata nella natura, con una narrazione favolistica e un’ambientazione eccezionalmente curata. Il prezzo nominale di Steam è forse un po’ alto per quello che offre, ma in sede di saldi o in regime di sconti è una piccola perla che sarebbe proprio un peccato lasciarsi scappare.

Articolo di Alessandro Arcangelo Variele

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