Ma Dark Souls è davvero un gioco difficile?

Ma Dark Souls è davvero un gioco difficile?

Ma Dark Souls è davvero un gioco difficile? Ci sono centinaia di articoli e di video su Youtube che si schierano su questa o quell’altra posizione. Poi arriviamo noi di 2duerighe e decidiamo di farne un altro. Che senso ha? Quello che state per leggere è il frutto di centinaia di ore di gioco, soprattutto con il primo ed il secondo capitolo, visto che il terzo è uscito da nemmeno un mese. L’analisi non sarà arbitraria, casuale, ma cercherà di rispondere ad una domanda che riguarda un po’ tutti i videogiochi: quando davvero un gioco può dirsi difficile?

Ti distruggo io! Magari la prossima volta

La difficoltà è quel momento in cui non riesci a proseguire, quando non sai che direzione prendere, quando i tuoi progressi avvengono, se avvengono, dopo numerose peripezie che ti sono costate ore ed ore di duro lavoro. Anche nei videogiochi è così: quanti boss ci hanno fatto sudare? quante guide abbiamo letto dopo che la disperazione aveva deciso di farci compagnia nelle nostre sessioni di svago? È assurdo che qualcosa che debba farci divertire finisca per farci innervosire e spendere così tante energie. Assurdo? Lo è davvero? O forse è proprio quello che ci diverte? Pensateci bene: la soddisfazione di quando, con le vostre forze (vale anche quando un bug corre in vostro aiuto) riuscite a farcela! Non è magnifico?

Probabilmente la difficoltà è qualcosa che ci attira, ma perché allora molte delle discussioni che si tengono sui forum, su varie riviste compresa questa rubrica, prendono sempre delle posizioni contrastanti? Prima si dice che i giochi di oggi sono troppo semplici, per soddisfare le esigenze dei più giovani, poi quando si incontra un gioco difficile subito si dice che gli sviluppatori hanno esagerato. Insomma, ci piacciono o no i giochi difficili? Siamo eccitati all’idea di cimentarci in una grande impresa, ma già il primo mostro sputafuoco ci suggerisce che in cucina c’è della Nutella, e che forse potremmo provarci un’altra volta, tanto il tempo ce n’è tanto. Fu così che la lista di Steam salì a centinaia di giochi di cui solo quindici giocati per più di 3 ore.

Newell Gabe
Vignetta ironica su Gabe Newell, padrone di Steam. Quanti giochi avete mai installati?

Due universi, probabilmente paralleli

Possiamo dire che non tutti i videogiocatori sono uguali, quindi rispondere in maniera univoca è sicuramente riduttivo, ma, generalmente, la sfida è quello che rende il gioco interessante. Se non c’è sfida, e quindi difficoltà, allora non abbiamo un videgioco, ma, al massimo, una bella storia. I primi videogiochi, fino a metà degli anni 80 si basavano solo ed unicamente su questo concetto: sfidarsi e sfidare il record. È per questo che esistevano tantissime salagiochi. Quando riuscivi a battere il tuo rivale e mettevi le fatidiche tre lettere, il massimo consentito per il proprio pseudonimo, era il momento in cui sentivi il mondo ai tuoi piedi. Poi i videogiochi si sono ampliati, sono diventati più filmici, più ricchi di contenuti extra, ma non per questo più semplici, attenzione, avevano soltanto qualcosa in più su cui lavorare. Iniziava a scomparire il concetto di Arcade. La sfida non era più il fulcro dello sviluppo, ma forse lo era la trama, la grafica, o un gameplay originale.

Dagli anni 2000 molte software house hanno intrapreso questa direzione, dimenticando quella componente che abbiamo visto essere tipica dei cabinati di “qualche” anno fa. Non vogliamo far polemica su questo, ma vogliamo riflettere solo sul concetto di difficoltà. Ci piace o no? Moltissimi videogiocatori lamentano l’assenza di titoli impegnativi, si divertono ancora a giocare a titoli come Super Mario per NES o SNES, Metal Slug, Super Pang, Altered Beast, Double Dragon, eppure i dati delle vendite vedono in testa giochi che di originale hanno davvero poco, e che nel giro di qualche ora puoi terminare senza grossi problemi. Qualcosa non torna. Anzi si: ci sono due mondi di videogiocatori, quelli che amano la difficoltà e quelli che non la amano.

Golf Hard Easy game
Si, non ha a che fare con i videogiochi, ma esprime un concetto semplice ed efficace

Dark Souls è un gioco difficile, non impossibile

C’è da dire però che anche nel mondo dei giocatori che amano la difficoltà non tutti la pensano ugualmente. Tutta questa riflessione ci è venuta in mente proprio con uno dei giochi più discussi degli ultimi anni: Dark Souls. E’ un gioco particolare, che coloro che non amano la difficoltà nemmeno acquistano, perché, riferendoci al primo capitolo, non ci sono indicazioni di alcun tipo. Non c’è una mappa, non ci sono fate fluttuanti o frecce che guidano il nostro personaggio. Sarete voi, persi nel nulla, ad affrontare sin da subito un mostro enorme e che vi darà più di qualche problema. I mostri che avete sconfitto si rigenereranno continuamente non appena riposerete al falò, il vostro punto di salvataggio, l’unico.

Non c’è alcun modo di mettere in pausa il gioco, quindi andate al bagno prima di affrontare un boss, ma soprattutto dimenticatevi quei favolosi menu che, durante un combattimento, in genere uno apre per ricaricare il proprio personaggio. Avrete solo qualche pozione per ripristinare l’energia, ma dovrete usarla in tempo reale. In Dark Souls anche il mostro più inutile ed insignificante ha buonissime probabilità di farvi fuori con tre colpi. Non ci sono zone proibite, quindi il vostro personaggio potrebbe finire in un posto in cui i nemici lì sono al massimo livello, con conseguenze facili da immaginare.

Ma allora Dark Souls è difficilissimo! Si, certo, ma solo in parte. Questo lo sanno tutti: imparate diverse tecniche, equipaggiati nella dovuta maniera, cresciuto abbastanza di livello, il personaggio sarà un discreto condottiero e ve la caverete. Eppure non sarete mai tranquilli. Ci saranno zone in cui non vorrete più mettere piede, perché sapete che non ne uscireste vivi. Ci sono boss che batterete senza sapere nemmeno voi come ci siate riusciti. Finirete il gioco con il senso di aver terminato un tutorial, come si dice spesso sui social network, perché l’intera esperienza sarà snervante, impegnativa, ma anche godibile ed eccitante.

Si, esatto, c’è tanta sfida. Questo rende un videogioco tale. Quando c’è la sfida, quella sana e genuina, allora ci sentiamo in dovere di impegnarci, sapendo che prima o poi ce la faremo. Quindi le persone che propongono giochi più difficili, e ce ne sono a centinaia, dovrebbero chiedersi se quelli possano dare allo stesso tempo tanta godibilità e soddisfazione. Dovrebbero chiedersi se quello che stanno consigliando non sia soltanto difficile e fine a se stesso. In un videogioco non si cerca lo stress, ma il divertimento. Per buona parte dell’universo dei videogiocatori che amano la difficoltà, è la sfida il punto più importante.

Sfida significa porsi un obiettivo e sapere che con l’impegno si riuscirà a raggiungerlo, ma in un videogioco significa renderlo una pratica divertente. Se mancasse l’impegno o se questi non fosse divertente, graduale, curioso, allora avremmo tra le mani o un gioco estremamente facile, o uno estremamente difficile. Il nostro compito non è quello di giudicare, ma di fare un po’ di chiarezza sul concetto di difficoltà, e speriamo di esserci riusciti introducendo un tema fondamentale, quello della sfida.

Tutorial

Conclusioni

Dark Souls è un gioco in cui la sfida è certamente sbilanciata a favore non del divertimento, ma della difficoltà, eppure il modo in cui viene proposto il gioco, il modo in cui questo impegno viene reso divertente, lo ha reso un gioco celebre. Sarete dei cani da caccia: prima di proseguire annuserete il terreno, vagliando qualsiasi possibilità, anche solo fare un passo in avanti. Ma è questo il bello del gioco: esplorare, avere un po’ di paura nel farlo e capire da un mostro che vi frantuma con un colpo che, per ora, non è quella la strada che dovrete prendere.

Questo significa creare un gioco difficile: generare un livello di sfida alto, ma tenendo sempre in mente il divertimento, che non significa affatto semplificare, bensì non creare qualcosa di impossibile. Super Mario per NES, il primo per intenderci, non era affatto semplice, pur essendo un gioco lineare e con due sole possibili azioni, saltare e sparare una volta preso il fiore, ma il divertimento era assicurato, perché la sfida era genuina e non forzata per cercare di sembrare difficile.

Quindi per rispondere al titolo di questo articolo, ma in realtà per chiarire una perplessità che si porta avanti nel tempo, la risposta è questa: Si, Dark Souls è difficile, ma divertente e non impossibile.

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  • dark souls 3 e Facilissimo già Platinato fatto tutti i Finali ” Spero che almeno i DLC siano Difficili “

    • Proprio quello che temevo. Sembra proprio che Dark Souls 3, almeno per chi ha già avuto modo di giocare al primo, non sia così difficile. Il primo capitolo aveva una curva di apprendimento sbilanciata, in favore della difficoltà, della sfida, ma c’era comunque. Questo significa che un giocatore con un po’ di pazienza poteva imparare gradualmente e godere di un’ottima esperienza videoludica. Forse nel terzo capitolo hanno cercato di bilanciare.