Narcosis: quando l’orrore diventa subacqueo

Narcosis: quando l’orrore diventa subacqueo

Avete mai pensato alla sensazione che provereste se rimaneste bloccati nelle profondità dell’oceano, in balia delle tenebre? Ci pensa Narcosis a piazzarvi in questa esatta situazione e a farvi provare un bel po’ di angoscia mentre cercate di tornare sani e salvi in superficie.

(Disclaimer: la versione che sto recensendo è quella senza VR)

CON PASSO PESANTE

La storia di Narcosis è molto basilare: un violento terremoto distrugge gran parte delle strutture della Oceanova, l’azienda per la quale lavorate. L’intero equipaggio perisce, eccezion fatta per il vostro personaggio, che dovrà raggiungere la salvezza spostandosi grazie ad un enorme scafandro.
Con queste premesse, il titolo può essere inserito a buon merito nella famigerata categoria dei cosiddetti walking simulator: con una lentezza esasperante, camminiamo, camminiamo, camminiamo, e camminiamo ancora per cercare di raggiungere il nostro obiettivo. Chiaramente è una scelta motivata dall’intero setting e una meccanica essenziale del gioco, dunque non sarebbe corretto definirlo un vero e proprio difetto; certo è che se non avete una buona dose di pazienza vi stuferete dopo la prima mezz’ora di passeggiata subacquea.
Narcosis non è un titolo per impazienti, questo è sicuro. La stessa componente horror, o per meglio dire ansiogena, non è basata su mostri orrendi e grida improvvise, bensì sull’atmosfera ovattata e spettrale dell’oceano, dove gli incontri con le creature costituiscono l’unica parte action del gioco, che risulta essere un po’ scarna. I nemici reali sono tre diversi esemplari di creature marine, che possono essere sconfitte usando il vostro fido coltello al momento giusto; alternativamente possono essere evitate usando i razzi di segnalazione come distrazione.
A spezzare un ritmo che altrimenti rischia di essere un po’ monotono, ci sono anche alcune fasi “platform”, che sono però alquanto frustranti, proprio a causa della pesantezza del nostro mezzo di locomozione. Sfortunatamente delle scelte di design narrativamente molto azzeccate come quelle sopracitate rendono molto difficile modificare efficacemente il ritmo del gioco senza risultare fastidiose o tediose.

UN OCEANO DI PAURA

Il punto di forza di Narcosis è la sua atmosfera. Un sapiente utilizzo di luci ed ombre rende perfettamente l’idea dell’impenetrabilità dell’oceano e la sensazione di essere intrappolati in un inferno subacqueo. Nonostante la trama non sia nulla di straordinario, la narrazione è di buona qualità, sia a livello recitativo sia di scrittura, nei dialoghi e nelle descrizioni della vita (e della morte) dei malcapitati che ritrovate sul vostro percorso. Le linee di dialogo arrivano un po’ tra capo e collo, quasi prendono alla sprovvista quanto gli assalti delle creature marine, perché ricordano all’improvviso che dietro la vostra visuale c’è ancora una persona, sepolta sotto l’acqua e il silenzio del mare. L’effetto che regalano è estraniante perché in un gioco ambientato nelle profondità dell’oceano la voce di un essere umano sembra una presenza quasi aliena. E in fondo va bene così, perché l’intera esperienza di Narcosis serve a farvi sentire fuori luogo, pesanti, goffi, corpi estranei in un mondo che non vi appartiene, sensazioni che col VR, stando a quanto desunto dalle recensioni di chi l’ha provato, sono amplificate.
Ottima anche la meccanica dell’ossigeno, che contribuisce ad alimentare la sensazione di avere la propria vita appesa ad un filo: muoversi e compiere azioni richiede un tributo di ossigeno; in presenza di situazioni stressanti, come la visione di un cadavere o di una creatura ostile, il consumo di ossigeno aumenta vertiginosamente e vi ritroverete quasi per osmosi ad imitare la vostra controparte virtuale, pregando di trovare il prima possibile una bombola d’ossigeno per ricaricare la riserva.

CONCLUSIONI

Narcosis è gioco realizzato con cura e amore, ma la sua buona riuscita è in parte legata alla versione sul quale viene giocato (VR o meno). Alcuni pregi e difetti permangono in entrambe le versioni (il sistema di combattimento e l’atmosfera), altri da difetti diventano pregi col VR (la lentezza), ma l’esperienza ha un fascino innegabile, che subirete ancora di più se, come me, siete terrorizzati dall’oceano e da ciò che giace nelle sue profondità. Ben realizzata, anche se inusuale, la componente horror, che risulta essere un sapiente mix tra suspense, follia ed estraniamento

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook