Wreckfest – Recensione

Wreckfest – Recensione

In ogni gara banger e demolition derby che si rispetti, l’attacco è sempre la miglior difesa. La casa videoludica finlandese Bugbear Entertainment, famosa per aver sviluppato in passato i classici Rally Trophy e la serie Flatout, si è dimostrata esperta di ogni cosa che riguarda la fisica e la distruzione di bolidi a quattro ruote e ha quindi deciso di ritornare alle origini con la sua ultima creazione: Wreckfest (un tempo chiamato Next Car Game).

Il degno erede dell’originale Flatout e Destruction Derby passa finalmente alla versione finale su PC anche grazie a THQ Nordic, con rilascio su console previsto per Novembre.

La distruzione nuda e cruda del demolition derby

Wreckfest si presenta con un’interfaccia del menu principale non esattamente elegante ed intuitiva, ma si sa che, come da tradizione, il vero protagonista di un titolo targato Bugbear è il motore di gioco proprietario ROMU, ancora una volta potenziato per questo titolo per aumentare il fattore divertimento a chi ama la distruzione.

Grazie alla fisica del softbody, le auto del gioco si deformano ad ogni impatto in modo molto accurato e dinamico (in alcuni casi, persino in modo estremo), e reagiscono in maniera credibile alle collisioni con continui ribaltamenti, perdite di aderenza e danni meccanici che influiscono sulle loro performance. In altre parole, un sistema simile a quello visto su BeamNG.drive, ma qualche sacrificio è stato fatto per non rovinare le prestazioni su PC di fascia media e sulle console dell’attuale generazione; durante le gare si possono infatti notare alcuni problemi di clipping in casi speciali e ribaltamenti d’auto occasionalmente quasi innaturali.

Anche l’occhio vuole la sua parte e l’engine grafico si dimostra all’altezza per rendere i combattimenti veicolari visivamente brutali. Ogni auto è modellata in ogni minimo dettaglio per accentuare il sistema di danno visuale, i tracciati offrono tanti ostacoli da distruggere e paesaggi da ammirare e il tutto viene rappresentato tramite texture ben definite e illuminazione abbastanza atmosferica, senza troppi effetti post-process che potrebbero rovinare la direzione artistica realistica del titolo. Però, per salvare sulle performance, sono stati fatti sacrifici anche sulla grafica, in quanto molti spettatori appaiono in 2D fissi verso la telecamera e le ombre non risultano essere molto nitide.

Racing game adatto a tutti

Al di fuori degli incidenti spettacolari a suoni di musica rock ed elettronica, Wreckfest è prima di tutto un racing game che offre gare tradizionali senza regole e scontri tra macchine dentro le arene, di cui lo scopo è, ovviamente, cercare di finire in prima posizione senza farsi distruggere dagli altri avversari. A differenza di Flatout, questo titolo vuole mantenere l’autenticità del folk racing e del demolition derby eliminando alcuni elementi arcade già visti nella vecchia serie Bugbear come il nitro e le ragdoll per concentrarsi di più sulla semplice strategia veicolare, senza però ignorare l’accessibilità nel gameplay, specialmente grazie alle opzioni di gioco personalizzabili.

Il modello di guida di questo titolo è diventato non solo più sofisticato rispetto al passato, ma anche flessibile e adatto a diversi tipi di videogiocatori. Il titolo si dimostra essere molto giocabile anche su tastiera e i diversi livelli di difficoltà della IA e degli assist aiutano i meno esperti a godersi le gare e combattimenti tra auto senza troppi impegni, mentre anche chi preferisce il semi-realismo può rimanere soddisfatto dal motore fisico avanzato senza aiuti e dal force feedback per volanti che riesce a fare il suo lavoro.

Anche il livello di danni meccanici può essere settato, sia nel singleplayer che nei server multiplayer, in due modi: ‘normale’ – con auto più resistenti e piloti che subiscono meno danni quando attaccano gli avversari ad una velocità maggiore – e ‘realistico’ – che richiede un approccio molto più strategico e attento per far sì che il giocatore sopravviva alle gare fino alla fine con danni meccanici estremi.

From zero to hero

A livello strutturale, la modalità carriera di Wreckfest segue le orme dei capitoli originali di Flatout: semplice e dritta al punto, anche se può far storcere il naso a chi si aspetta più profondità e complessità. La carriera è suddivisa in 5 campionati, di cui ognuno offre eventi multipli con regole diverse tra loro per variare i ritmi di gioco: ad esempio in un evento saranno permesse solo ed esclusivamente auto di nazionalità americana, mentre nell’altro solo veicoli a trazione anteriore. Per progredire nella carriera non ci sarà bisogno di finire ogni singola gara al primo posto, dato che serviranno solo un determinato ammonto di punti per sbloccare i Campionati successivi.

Ad ogni fine gara, il giocatore guadagnerà crediti e punti esperienza che serviranno per sbloccare e comprare nuove auto o potenziare quelle esistenti con nuove parti, non solo meccanicamente ma anche esteticamente. La nuova personalizzazione delle auto permetterà ai giocatori di aggiungere nuovi componenti che aumenteranno le performance della loro vettura, varie armature che serviranno a rendere l’auto più resistente ma più lenta e persino aggiunte puramente estetiche come ruote, cofani, spoiler, paraurti e decorazioni extra, anche se non in grandissima quantità. Mentre negli altri titoli del calibro di Need For Speed si personalizza un bolide in base ai propri gusti, su Wreckfest sarà divertente provare diverse combinazioni estetiche per vedere il danno softbody in azione con le parti d’auto modificate che si deformeranno gradualmente durante la gara. Anche la vernice e le livree potranno essere personalizzate con diverse combinazioni, anche se manca la possibilità di cambiare il numero della propria auto.

Nel mondo del demolition derby secondo Bugbear, si possono guidare auto tradizionali americane, europee e asiatiche, trasformate ovviamente in bolidi da guerra per questo sport automobilistico: sporche e scassate ma non prive di stile, disponibili ad una discreta quantità e ognuno con le sue caratteristiche minori ma distinguibili; non auto su licenza, ma molto ispirate dalle controparti reali. Gran sorpresa per la versione finale del titolo è la presenza di veicoli inusuali ma non irreali come scuolabus e trebbiatrici, per spezzare la monotonia delle auto più tradizionali e dare quel tocco di varietà in più al titolo.

Oltre alle gare banger tradizionali e ai derby, il gioco offre anche modalità extra come eliminazione, gare/derby a squadre e deatchmatch con sistema di respawn. I tracciati sono autentici e allo stesso tempo pensati per la distruzione: circuiti rallycross, ovali, figure 8 e diverse arene da derby sia su asfalto che su sterrato garantiscono combattimenti veicolari sempre differenti. I fan della serie Flatout apprezzeranno sicuramente la presenza del buon vecchio Crash Alley (ora chiamato Crash Canyon). Una varia ma discreta quantità di contenuti che può essere ampliata ulteriormente grazie al supporto alle mod con nuovi tracciati, nuove auto e modifiche al gameplay, supportati anche per il multiplayer.

Conclusione

Wreckfest non sarà un titolo con la stessa quantità di contenuti di Test Drive: Eve of Destruction, ma sicuramente un ritorno molto ben gradito del genere che ci offrirà lo stesso tipo di divertimento con un engine più moderno rendendo le corse molto coinvolgenti e le collisioni altamente soddisfacenti. Il sistema di danno dinamico e graduale delle vetture, i diversi tracciati disponibili e il completo supporto alle mod favoriscono la rigiocabilità del titolo, sia in singleplayer che in multiplayer.

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