Test Drive: Eve of Destruction – 14 anni dopo

Test Drive: Eve of Destruction – 14 anni dopo

Test Drive: Eve of Destruction – 14 anni dopo 

Dalla fine degli anni ‘90, il mondo videoludico ha dato la possibilità a noi videogiocatori di approcciarsi nella pericolosa ma spettacolare scena del demolition derby. Abbiamo avuto modo di godere titoli come Destruction Derby e Demolition Racer, per poi passare a Flatout e Crash ‘N’ Burn nella metà degli anni 2000. Tutti questi titoli, però, hanno una cosa in comune: l’esperienza arcade molto veloce e sopra le righe, oltre che accessibile, che ha reso questo sport automobilistico di nicchia in un’esperienza pensata per tutti.

La casa videoludica Monster Games decise di andare controcorrente e rilasciò nel 2004 Test Drive: Eve of Destruction (conosciuto in Europa come Driven to Destruction) su PlayStation 2 e XBox. Questo titolo non ricevette ottimi voti dalla critica, eppure rimane ancora oggi il demolition derby d’eccellenza in chiave videoludica, avendo come suo unico rivale il recente Wreckfest, sempre parlando del genere ‘simcade’.

Malgrado Eve of Destruction faccia parte della serie Test Drive, è da considerare come uno spin-off a tutti gli effetti per via del cambio di approccio e del gameplay.

Questo titolo si differenzia infatti dalle controparti arcade del genere demo-derby per via del suo realismo, sia nel gameplay che nei contenuti. Il gioco mette a dura prova il giocatore facendogli ricordare quanto sia importante trovare un compromesso tra aggressività e sopravvivenza. In altre parole, attaccare gli avversari solo quando si è sicuri di non danneggiare troppo il proprio veicolo e cercare di non farsi cogliere di sorpresa. Non stiamo quindi parlando di un puro crash’em up, ma di un gioco di guida basato sulla tattica.

La modalità carriera

La tattica è la chiave fondamentale della modalità Carriera, che ha contribuito a renderla ben strutturata e varia.

Il giocatore inizia la sua avventura con una vecchia subcompact basata sulla AMC Gremlin del ‘74 in una piccola zona esplorabile dell’America, dove risiedono il suo rifugio, il concessionario per comprare/scambiare auto, l’officina per potenziarle e riverniciarle e dei posti di ritrovo per sfidare vari rivali e prendere parte a giri a tempo limitato per cercare di guadagnare qualche soldo extra.

Sia il concessionario che i soldi ricavati dai campionati e dalle sfide coprono un ruolo importantissimo in questa avventura: ogni veicolo che il giocatore possiede non dura per sempre, dato che una percentuale dei danni ad ogni urto non è riparabile – né durante i campionati né all’officina – quindi il giocatore dovrà visitare il concessionario molto regolarmente per rimettersi a posto con una macchina intatta e funzionante, se i soldi permettono; e questo è solo l’approccio “sopravvivenza” della modalità carriera, ovvero badare ai propri veicoli il più possibile per riuscire ad arrivare fino alla fine del campionato cercando di spendere il meno possibile.

Il pilota vuole vincere, gli spettatori vogliono più spettacolo

Ogni campionato della modalità carriera è costituito da un paio di eventi singoli che, ovviamente, si collegano tra loro, tenendo a mente le posizioni attuali dei piloti in gara e lo stato meccanico dei veicoli, sia quello del giocatore che quello della IA. Mentre la zona esplorabile di casa è priva di vita, per fortuna non si può dire lo stesso per le arene dove ospitano questi eventi: essi sono sufficientemente dettagliati e vari tra loro, con tanto di ostacoli, grandi rampe (per portare quel pizzico di stile arcade nel titolo), spettatori che applaudono e telecronisti che commentano e reagiscono ai momenti più salienti, il tutto condito con una soundtrack che spazia dal rock/metal al pop punk, anche se quest’ultimo potrebbe non piacere a tutti.

L’obiettivo di una tradizionale gara banger è sempre quello di finire al primo posto, cercando sempre di mantenere una buona traiettoria di gara e mantenere l’auto in buone condizioni seppur scontrarsi contro gli avversari è sempre permesso, ma gli spettatori si aspettano molta azione sempre e comunque; quindi entra in gioco l’approccio “aggressività” della modalità carriera: i punti reputazione incoraggiano il giocatore ad attuare un approccio aggressivo anche nelle gare più tradizionali, che aumentano ad ogni collisione contro altri avversari e che danno la possibilità al giocatore di guadagnare più soldi e di sbloccare nuovi contenuti nella modalità “Action” (la classica modalità veloce e personalizzabile al di fuori della modalità carriera).

Prendersi cura del proprio veicolo è importante quanto giocare aggressivamente e dare spettacolo agli spettatori, e proprio per questo motivo, la modalità carriera risulta avvincente e impegnativa al punto giusto, fino alla fine.

Sotto il cofano

Parto col dire che nel comparto fisico, gli sviluppatori potevano fare un lavoro decisamente migliore: nel 2004 abbiamo avuto giochi come Flatout e Driv3r, che riuscirono a portare una fisica dei ribaltamenti più dinamica e danni visuali delle macchine più dettagliate e realistiche nella vecchia piattaforma PS2. Ciò non toglie il fatto che scontrarsi contro altre auto e vederle deformare rimane un fattore fondamentale per gli amanti del genere, e Eve of Destruction, dopotutto, non delude in questo particolare campo, reso soddisfacente anche grazie ad un comparto sonoro d’impatto.

Anche il modello di guida del gioco è basato sul semi-realismo, sebbene la fisica delle sospensioni lasci un po’ a desiderare. Importante sarà gestire al meglio non solo lo sterzo, ma anche freni e acceleratori per cercare di mantenere l’aderenza sulle superfici polverose e fangose, oltre che asfaltate, ed evitare ostacoli che potrebbero drasticamente compromettere la stabilità del veicolo.

La parte che però rende questo titolo il demolition derby d’eccellenza è la grande quantità dei contenuti che offre, soprattutto riguardanti le modalità di gioco, molto varie tra loro, che mischiano racing e distruzione al punto giusto senza interruzioni di ritmo. Oltre ai classici banger race e demolition derby con le loro varianti, sono presenti anche modalità molto particolari, anche se alcuni di essi non sono presenti nella modalità carriera e/o esclusivi per le modalità multiplayer in split-screen fino a 4 giocatori.

Il comparto auto non è da meno, dato che sono presenti subcompact, classiche muscle car resistenti di vario tipo e veicoli “bonus” come scuolabus, furgoni dell’ambulanza, auto della polizia e altri ancora, trasformati ovviamente in macchine da guerra per questi tipi di discipline.

Quando l’autenticità non fa male

Eve of Destruction, o Driven to Destruction, non è un gioco diventato popolare e neanche molto apprezzato dai critici, eppure è anch’esso la prova che “realismo” e “divertimento” non sempre sono due elementi separati. Monster Games ha voluto ricreare in forma videoludica l’essenza dei demolition derby della scena americana, anche con qualche contenuto fittizio, e ci è riuscita nel suo intento.

Anche se il prossimo lavoro della Bugbear Entertainment, Wreckfest, ci offrirà molto presto il ritorno del genere con la tecnologia di oggi ispirandosi alla scena del demo-derby europeo, Eve of Destruction riuscirà comunque a reggersi per conto suo grazie alla sua grande varietà dei contenuti e alla sua particolare modalità carriera che lo rendono un must.

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