Nuova energia nei rapporti con l’Asia centrale
Relazioni economico-commerciali, industriali e scientifiche: i risultati del viaggio della presidente del consiglio Giorgia Meloni a Samarcanda e Astana
Energia (non solo fossile, ma anche green), impiantistica e manifattura. Sono le parole chiave per comprendere il crescente interesse italiano nei confronti di Kazakhstan e Uzbekistan, due repubbliche centro-asiatiche che si sono confermate in questi giorni al centro dei programmi di sviluppo strategico del nostro Paese in quest’area. Gli incontri della presidente del consiglio Meloni della scorsa settimana a Samarcanda e Astana hanno sancito ulteriormente, se mai ce ne fosse stato bisogno, che le relazioni tra l’Italia e i maggiori mercati dell’area centrasiatica sono di crescente rilievo.
Per il Kazakistan l’Italia è il principale partner economico nell’Ue, con un import dal nostro paese (dati Ice su base Istat) di 1,173 miliardi di euro nel 2024 (+10,8% rispetto all’anno precedente) ed un export verso l’Italia di 4,247 miliardi (-12,2% rispetto al 2023, anno che aveva però registrato +28,8% sul 2022, con 4,813 miliardi). Per quanto riguarda l’Uzbekistan nel 2024 l’export italiano si è attestato a 455 milioni di euro, in leggera diminuzione rispetto al 2023 (-7,9%), ma con migliori risultati rispetto al 2022, quando si era fermato a 428 milioni di euro; in questo caso la bilancia commerciale è a favore dell’Italia, che ha importato dall’Uzbekistan 74 milioni di euro di beni.
Ma al di là dei numeri, il nostro governo considera le due maggiori economie dell’area centrasiatica un ponte per stabilire solide relazioni anche con gli altri tre paesi della regione, ossia Kirghizistan, Tagikistan e Turkmenistan. Questo è evidente anche dalle numerosi visite bilaterali a livello istituzionale, che si sono tenute a Roma nell’ultimo biennio: dalla visita del presidente uzbeko Mirziyoyev nel giugno del 2023, a quella del kazako Tokayev nel gennaio del 2024 e sempre nello stesso anno quella del presidente del Kirghizistan Japarov e del tagiko Rahmon, fino ai colloqui previsti nel prossimo autunno con il presidente del Turkmenistan Berdimuhamedow. Sul fronte delle missioni italiane vanno ricordate le visite del presidente Mattarella in Uzbekistan nel novembre del 2023 ed in Kazakistan nel marzo di quest’anno e del viceministro degli esteri Cirielli in Kazakistan nel 2024 e in Turkmenistan a gennaio di quest’anno.
La dichiarazione congiunta tra la presidente del Consiglio Meloni e il kazako Tokayev, firmata al termine degli incontri il 30 maggio scorso, ha ribadito l’impegno delle parti a creare un solido terreno di cooperazione, perseguendo i risultati del primo vertice tra Asia centrale ed Unione europea, che ha avuto luogo il 4 aprile di quest’anno in Uzbekistan.
Per quanto riguarda gli impegni assunti dal nostro governo, a Samarcanda – prima tappa del viaggio di Meloni – sono stati siglati diversi protocolli e intese in ambiti economici, ambientali e di cooperazione accademica, culturale ed energetica, con investimenti complessivi per oltre 3 miliardi.
Ad Astana gli accordi, firmati per oltre 4 miliardi euro, si sono concentrati sulle possibilità di ulteriori sviluppi commerciali e di investimento in settori chiave quali quello petrolifero e del gas, l’energia (comprese le energie rinnovabili e verdi), la gestione delle risorse idriche, l’ingegneria meccanica, il complesso agroindustriale, con l’impegno di promuovere una cooperazione a lungo termine nel campo delle materie prime critiche.
Oltre agli ambiti industriali, commerciali e di investimento, si è parlato anche di cooperazione in ambito universitario, sia con le principali università kazake che uzbeke, soprattutto tra atenei specializzati in scienza, tecnologia e innovazione.
Tema caro al governo Meloni quello della politica migratoria, su cui Roma e Astana hanno fissato l’impegno a rafforzare l’impegno nei confronti dell’immigrazione illegale, promuovendo al tempo stesso un maggior dialogo sulla liberalizzazione dei visti.
Considerando questi paesi un ponte naturale tra occidente e oriente, è stato inoltre sottolineato il ruolo importante che essi possono giocare nel rafforzare la pace e la stabilità. L’Italia guarda a questi paesi come mercati con un potenziale ancora in larga parte inespresso, da valorizzare distinguendone le diversità ed impostando politiche di cooperazione mirate per ciascuno degli interlocutori.




