Dozza. Il paese dipinto

Dal 1960 più di trecento artisti hanno abbellito le facciate del borgo medievale

Se vi trovate a percorrere l’autostrada Bologna-Rimini e non siete di fretta, uscite al casello di Castel San Pietro e andate a vedere Dozza. Non è una perdita di tempo, bensì una piacevole tregua che con una deviazione di pochi chilometri vi sottrae dalla trafficata A14 e vi proietta in un mondo colorato dove l’arte si trasforma in paesaggio urbano. Camminare per i vicoli di questo comune, incluso nel Club dei “Borghi più belli d’Italia” è come sfogliare una favola dove alle pagine si sono sostituiti i muri delle case.

Idea vincente fu quella di sposare il Medioevo con l’arte contemporanea organizzando a Dozza, negli anni dispari, la manifestazione “Muro dipinto” nobilitata nel corso degli anni dalle partecipazioni di notevoli maestri della pittura fra i quali: Licata, Sebastian Matta, Sassu, Ceccobelli, Saetti, Zancanaro, Schweizer. I bozzetti preparatori di tutte le opere realizzate sulle facciate di Dozza sono custoditi all’ultimo piano della Rocca Sforzesca, il rostro che chiude questo borgo dalla curiosa forma a fuso, adagiato sui primi rilievi dell’Appennino tosco-emiliano, all’ingresso della valle del Sellustra.
Sono solo due le strade che percorrono parallelamente il centro, Via XX Settembre e Via De Amicis anticamente chiamate Contragrande e Contracina; una terza viuzza è il vicolo Lorenzo Campeggi, il Contradino che costeggia le mura del versante occidentale. Tutte portano alla piazza del castello passando sotto suggestivi archi anch’essi dipinti, così è per la Porta dell’Orologio incoronata da un’aureola di nuvole azzurre, per il sottopasso di via De Amicis decorato con il murale inneggiante all’uva e al vino di Riccardo Schweizer, per il passaggio coperto del Contradino nella cui penombra stanno sedute e pensose le “Donne del Sud” dipinte da Gaetano Pallozzi. Di fronte alla chiesa di S.Maria Assunta, si apre la loggia cinquecentesca del Palazzo Comunale sul cui muro rosso si riconosce lo stile inconfondibile della personale scrittura segnica di Riccardo Licata.
L’avvicinamento alla rocca è tutto un procedere accompagnato da personaggi storici, angeli, ragazzi, santi, nature morte, vedute d’interni, guerrieri, caricature, tutte immagini colorate che decorano le facciate.

LA ROCCA DI CATERINA. Costruita nel 1250 dal Comune di Bologna e ampliata nel 1310, fu ricostruita sulle proprie rovine per volontà di Caterina Sforza, Signora di Imola e Dozza. Se ne visitano le sale, le camere, le prigioni, le cucine, spaziando tra epoche diverse e salendo fino alle torri cilindriche le cui aperture mostrano un paesaggio collinare d’invitante mitezza. www.fondazionedozza.it. Nelle cantine sotterranee del castello vi è la sede dell’Enoteca Regionale che promuove e valorizza i vini prodotti in Emilia Romagna. Sotto le volte in laterizio, sono in mostra permanente oltre mille etichette dei migliori vini che possono essere assaggiati sotto la guida di esperti e poi acquistati. Lo scettro della produzione spetta al bianco Albana, prodotto localmente nelle versioni secco, amabile, dolce, passito e passito-riserva, il primo bianco d’Italia ad aver ricevuto la denominazione DOCG. www.enotecaemiliaromagna.it

LA PIADINA. Che nelle terre emiliane-romagnole si mangi bene è cosa risaputa. Fra i salumi, le tagliatelle al ragù, i maccheroni al pettine, i tortelli ripieni, il piatto più tipico è comunque la piada.
Non si lasci Dozza senza una sosta mangereccia alla Piccola Osteria del Borgo, un locale simpaticamente rustico dove gustare la piadina calda farcita con lo Squacquerone e rucola. Buona la ricettività alberghiera, area sosta camper in Piazza Fontana. L’Ufficio Informazioni si trova alla biglietteria della Rocca. www.comune.dozza.bo.it

di Cinzia Albertoni

15 dicembre 2011

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