Sopra il Colle con Masito

Sopra il Colle con Masito
Masito Deep/Colle der Fomento/Destroy & Rebuild

Nuovo appuntamento con Fiori di Cemento. Abbiamo oggi l’onore di ospitare una colonna portante di questa materia, uno che c’era quando tutto è iniziato e ha dato un grosso contributo perché durasse, membro del più importante gruppo hip hop romano, Colle der Fomento.  Ciao Massimiliano, benvenuto su Fiori di Cemento. Partiamo dalla domanda che chiunque vorrebbe farti: uscirà un nuovo album del Colle?

Stiamo chiudendo gli ultimi pezzi e appena il disco ci sembrerà completo lo faremo uscire.

Cosa significava fare rap quando avete iniziato voi? Che ricordo hai di quegli anni?

Quando ho cominciato la sfida era fare rap in italiano e farlo suonare bene, i nostri predecessori della scena del tempo infatti rappavano in inglese e si riteneva difficile far suonare bene la nostra lingua nel rap. Alcuni esempi chiaramente già li avevamo grazie al movimento delle posse, ma volevamo qualcosa che suonasse Hip Hop al 100% dato che c’era un divario tra quello che sentivamo nel rap americano e quello che si faceva qui; intorno al 1990 ho scritto le prime cose e realizzato un mini-demo in cassetta ma il pezzo che veramente mi ha dato il via è stato “Il panico”(prima versione, mai uscito) di Ice One, un pezzo romano, ruvido e canzonatorio allo stesso tempo; appena l’ho sentito ho pensato che era proprio quello che volevo fare, il suono di New York ma anche una cosa nostra grazie all’uso dell’inflessione romana nelle rime, una cosa “popolare” ma non di massa.

Vi sareste mai aspettati di diventare una colonna portante di questa materia pur rimanendo sempre undergound?

Quando abbiamo iniziato con Simone (Danno) non ci aspettavamo niente, volevamo solo fare rap su un palco e diventare bravi a farlo. Volevamo far provare agli altri quello che i rapper americani facevano provare a  noi quando li ascoltavamo; quel momento magico in cui il rapper ipnotizza il pubblico con le sue rime fluide e cariche di veleno…Un rapper che racconta cose e parla anche per te, non un uomo d’affari che ti racconta quanti soldi ha grazie  a te.

Qual è la tua analisi dello stato del rap italiano odierno?

Tecnicamente adesso c’è una scena grande in Italia per qual che riguarda il rap, parecchi gruppi mainstream (anzi singoli cantanti) e tantissimi  gruppi underground, e uno dall’esterno potrebbe dire che è una bella scena, forte e coerente, ma secondo me non è così; il rap che piace a noi è fatto di gruppi ma in Italia negli ultimi anni i gruppi si sciolgono in breve tempo e si cercano carriere soliste che spesso non raggiungono il livello precedente, per giunta che sia mainstream o underground l’intenzione è commerciale e l’imperativo è fare soldi, non essere bravi a fare musica. Il suono è pop, il look è pop etc etc… N’artra cosa insomma….Contenti loro 😉

C’è, fra i nuovi del mainstream qualcuno che è riuscito a catturare la tua attenzione?

Non parlo di loro e non mi interesso più di tanto, hanno già tantissimo spazio mediatico e non voglio dargliene ancora, qualcuno è bravo tecnicamente ma sintetizzano troppo la comunicazione (come negli sms), non fanno altro che citazioni sgrammaticate e spesso non parlano di niente, nel migliore dei casi la loro punch-line è una battuta….Brutta.

Tu nasci come writer; non ti sembra che a Roma si stia un po’ perdendo l’entusiasmo verso questa disciplina?

Purtroppo la scena odierna dei graffiti a Roma dopo i gloriosi anni ’90 della metro si è molto ridimensionata, ma non solo a Roma, la street-art domina la scena dell’arte e prende tutta l’attenzione della gente. I nuovi writer poi, secondo me, non hanno guide vere e proprie in Italia e ognuno fa un po mondo a sè, si dipingono i treni tracciando outline col tappo fat senza una mano particolarmente abile a gestire il tratto, il risultato sono pannelli imprecisi e grossolani spesso coperti da linee e frasi di sfida dovuti agli innumerevoli scazzi tra i writers.

Il Rome Zoo invece si raduna qualche volta?

Il Rome Zoo non esiste più da anni ormai, alcuni di noi si vedono ancora e collaborano nei vari progetti ma il gruppo vero e proprio è ormai disgregato, non è facile gestire una crew che comprende oltre quaranta persone ognuno con la sua idea e il suo progetto, quindi va bene così, sono questi gli anni dell’individualità….Amen.

Tu come ti sei approcciato al rap? Con chi hai iniziato ad appassionarti al genere?

Ho iniziato da solo alla fine degli anni ’80 scrivendo un po’ sui muri e ascoltando Run Dmc e Public Enemy; nel 1990 con Simone (Danno) ho mosso i primi passi e mi sono confrontato da subito sulla scrittura dei testi e la metrica.

Odio Pieno, Scienza Doppia H, Anima e Ghiaccio. Tutti e tre avranno un valore inestimabile per te, dovessi indicare il migliore dei tre quale scegli e perché?

Sicuramente Odio Pieno anche per me ha quel qualcosa che non so definire, un qualcosa in più rispetto agli altri nostri dischi, uscito nel 1996 racchiude tutte le nostre prime cose che vanno dal ’90 al ’96; forse la semplicità e la maturità dei primi testi uniti ai beats potenti e originali di Ice One e l’ingenuità dei vent’anni hanno fatto la magia.

La tua carriera solista invece come procede? Stai lavorando a qualcosa di nuovo?

Ora l’imperativo è chiudere il quarto disco Colle e i miei progetti solisti passano in secondo piano ma se riesco prima o poi farò un lavoro da solo, ho parecchie idee tenute in cantiere e mi piacerebbe fare qualche featuring con artisti al di fuori della scena rap.

Ringraziamo Masito e gli facciamo un grosso in bocca al lupo per il nuovo lavoro del Colle e tutti i progetti futuri.

Grazie a voi!

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