Tra radio, tv e palco – Andrea Rock

Tra radio, tv e palco – Andrea Rock

Nuovo appuntamento con la rubrica Fiori di Cemento. Oggi un ospite d’eccezione per il nostro spazio: non fa rap ma al mondo del rap si è approcciato ultimamente, suona punk rock e da oltre un decennio lavora tra radio e televisione. Ciao Andrea, benvenuto su Fiori di Cemento: giornalista, cantante, autore, speaker, conduttore e ora anche produttore. Ma da piccolo cos’è che volevi fare 🙂 ? Come sei riuscito a canalizzare il tuo talento in tutte queste attività?

Buongiorno a voi e grazie per lo spazio concessomi. Sicuramente il minimo comun denominatore di queste diverse mie attività è il bisogno di comunicare e di farlo attraverso la musica. Fin da ragazzino ho cercato un linguaggio che potese mettermi in condizioni di esprimere me stesso. L’ho trovato nella musica suonata e per quello, da vent’anni, scrivo canzoni e mi esibisco dal vivo. Contemporaneamente non mi piaceva l’atteggiamento di superiorità di determinati personaggi che avevano ruoli di spicco nell’ambito della comunicazione musicale; c’era molta superficialità e troppa poca attinenza con quella che era realmente la musica che girava tra i ragazzi. Per questo motivo, appena ne ho avuto l’occasione, ho messo il mio bagaglio di esperienze personali a disposizione delle emittenti, senza mai però farmi fagocitare dal sistema mediatico mainstream.

Partiamo dall’ultima esperienza, quella nelle vesti di produttore di Phoenix, il nuovo lavoro di Ted Bee. Come vi siete conosciuti e com’è stato lavorare con un rapper?

Ci siamo conosciuti tempo addietro per frequentazioni comuni; io abito in Via Anfossi e automaticamente capirai che il collegamento con una determinata scena rap milanese era diretto. Ted, nei brevi scambi avuti durante le serate, mi parlò del suo amore per il punk e la sottocultura alternativa. Circa un anno fa mi chiamò per partecipare ad un brano che stava registrando per il suo EP “Fuck the middle man”; nello specifico si trattava di un reprise del brano “Story of my life” dei Social Distortion, band della quale sapeva fossi molto fan. Da quella prima collaborazione naque in me l’idea di voler sperimentare qualcosa di nuovo con lui. Da qui “Phoenix”, un lavoro del quale sono molto orgoglioso, sicuramente lontano dai canoni attuali di produzione nel settore, ma forse più interessante proprio per questo motivo.

La tua, invece, è una band punk rock. Pensi che in Italia sia scemato negli ultimi anni l’interesse per queste sonorità?

Il punk rock ha ed avrà sempre uno zoccolo duro di aficionados che lo manterranno in salute. Esistono progetti molto interessanti ancora oggi e tante nuove realtà si stanno consolidando sia sul territorio che all’estero. Da ragazzino, a metà anni 90, il punk era quanto di più in voga ci fosse quando si parlava di movimento underground. I giovani cercavano se stessi in quella dimensione. Oggi i generi più in voga tra i teenagers sono di estrazione più elettronica, figli della produzione casalinga e dell’innovazione tecnologica. Attraverso le mie trasmissione e produzioni, offro a questi giovani un’alternativa, raccontando la mia esperienza e quanto io sia grato a quel mondo.

Con il tuo gruppo hai all’attivo 3 dischi. Stai lavorando a qualcosa di nuovo?

Con gli Andead stiamo lavorando al nostro quarto album che dovrebbe uscire entro la fine dell’anno. Avrà un taglio sicuramente più duro dei precedenti, sia a livello musicale che testuale. Poco prima, uscirò anche con un nuovo EP solista che contiene una serie di brani scritti nell’ultimi mesi, tra un live e l’altro in giro per l’Italia. Per Natale uscirà anche il terzo capitolo del mio progetto a scopo benefico “PGA – Italian Punks Go Acoustic” a supporto della ONLUS “L’isola che non c’è” che fornisce corsi di musica gratuiti a ragazzi diversamente abili.

Pensi che in Italia le tendenze musicali, come pure il mercato, rispecchino realmente i valori proposti o siano troppo influenzate da fattori come web appeal e talent show?

Credo che in questi ultimi anni il mercato del pop si sia evoluto parecchio, si sia “acculturato”: le produzioni sono più curate, interessanti, sperimentali… Certo, una volta che si trova la chiave vincente, ci si accodano un po’ tutti (basti pensare al singolo di Sia “Cheap Thrills” che è stato ri adattato per creare altre hit di successo anche nel nostro stivale), ma in generale mi piace quello che sta uscendo sul mercato mainstream. Anche i talent non li condanno: sono un passaggio ormai obbligato per chi viene messo sotto contratto dalla major, esattamente come prendere un ufficio stampa.

Nel 2002 approdi a Rock Tv, nel 2007 Radio 105 e dal 2008 sei a Virgin Radio. Per le emittenti hai curato format radiofonici e televisivi. Più a tuo agio davanti ad una telecamera o con cuffie e microfono?

Senza alcun dubbio mi sento più a mio agio con cuffie e microfono.

Il tuo lavoro ti ha dato la possibilità di incontrare tantissimi personaggi illustri del panorama musicale: i 3 che ti hanno colpito di più e perché.

Ben Harper per la sua umanità, la sua aurea di positività e per lo splendido modo che ha di porsi nei confronti dell’altro. Chuck Ragan, con il quale ho condiviso più volte il palco, scambiato discorsi importanti e dal quale ho appreso molto dal punto di vista artistico. Jazz Coleman, frontman dei Killing Joke; una delle chiacchierate più inaspettate ed emozionanti del mio periodo a Rock TV.

Che consigli daresti ad un giovane che vuole lavorare in radio ?

Fare tanto esercizio. Serve avere sempre il controllo su ciò che si vuole comunicare, capacità di sintesi e saper scegliere il linguaggio e il tono giusto a seconda del pubblico di riferimento. Il tutto va fatto in maniera personale, per riuscire a distinguersi nel panorama radiofonico. Se parlate in maniera troppo impostata, finite per lavorare in quelle emittenti dove non si riconoscono e non si differenziano uno speaker da quello che viene dopo: tecnica si, ma anche spontaneità. E non abbiate paura di dire chiaramente quello che pensate: la verità è un arma che alla lunga appagherà i vostri sostenitori.

Ringraziamo Andrea Rock e gli facciamo un grosso in bocca al lupo per il lavoro e tutti i progetti futuri.

Grazie a voi!

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