Dentro il Cranio – Cranio Randagio

Dentro il Cranio – Cranio Randagio

Nuovo appuntamento con Fiori di Cemento. L’ospite di oggi è una nuova leva della scena romana, cresciuto però artisticamente a Milano; i più lo ricorderanno per la partecipazione all’ultima edizione di X Factor, ma nella vita e nella carriera di Cranio Randagio c’è tanto  altro. Ciao Vittorio, benvenuto su Fiori di Cemento. Partiamo dall’ultima fatica, l’ep ‘Love&Feelings’ fuori dal 18 marzo. Cosa c’è di diverso rispetto ai lavori precedenti? Ciao! Sicuramente è un progetto più maturo, dal punto di vista delle sonorità e delle tematiche. “Love&Feelings” è il sequel del mio primo album, uscito a maggio scorso, “0602-Crescere”; in questo nuovo EP diciamo che la cosa più importante era esternare determinate emozioni che stavo vivendo proprio in quel periodo (l’esperienza televisiva, l’esposizione, la fine dell’università, la vita lontano da casa), avevo bisogno di buttare giù tanta roba che avevo dentro e “Love&Feelings” è stato il contenitore.

Sull’ep hai lavorato con Squarta. Come vi siete conosciuti? Quanto ha inciso la sua presenza su ‘Love&Feelings’? Mi contattò lui, dopo i Boot Camp e io rimasi di stucco, non mi sembrava vero. Da li mi invitò prima al suo ristorante a magna’ un super hamburger e poi successivamente in studio dove gli portai i provini del “Love&Feelings” primordiale che gli piacquero molto, permettendoci di iniziare a lavorare. La sua presenza ha naturalmente inciso fortemente sul progetto, grazie alla sua supervisione artistica e l’apporto produttivo dato con le basi de “Il clima cambierà” e la title track omonima. Dettò ciò però questo progetto era già nella mia testa prima del suo arrivo, aveva già una serie di paletti pre-impostati da me per esempio per quanto riguarda che cosa volessi dire, dove volevo andare a parare, non l’abbiamo realmente iniziato insieme. Ora invece stiamo lavorando di brutto al disco nuovo, da 0, ed è già tutto un altro mondo…in tutti i sensi. Nuove sonorità, nuove tematiche, tanta cattiveria. Non vedo l’ora.

Hai partecipato all’ultima edizione di XFactor e in ‘Petrolio’ racconti aspetti positivi e negativi di questa esperienza. In generale, pensi che il format del talent sia buono per rapper emergenti o c’è ancora troppa distanza culturale? Credo decisamente che ci sia troppa distanza culturale, ma l’ho capito naturalmente dopo che ci sono andato. Diciamo che la mia scelta è stata dettata anche dal tipo di rap che al momento facevo, l’ho ritenuta coerente perché nei miei brani mi è sempre piaciuto metterci del melodico, del cantato (o quanto meno canticchiato) e allora ho detto: perché no? Infatti ho cercato di portare brani (a cui aggiungevo mie strofe, come obbligato dal format) che la gente che solitamente guarda X-Factor non conosce come Dargen D’Amico o Ghemon. Ho cercato di portare roba più legata all’immaginario del rap in Italia rispetto alle pecionate ultra commerciali a cui erano abituati; certo è che non potevo portare Noyz Narcos o Gemitaiz o Salmo e via dicendo, anche se sarebbe stato super, perché non sarebbe stato coerente con il programma. Il problema è proprio questo, che il rap al di là delle frociate che escono ultimamente è crudo, è incazzato, anche il mio lo è, seppur a volte può sembrarlo meno, e infatti l’inedito che portai alle audizioni, “Crescere” contenuto nel vecchio disco, non lo mandarono in onda, lo tagliarono perchè “troppo”. Capisci bene che sono un rapper e mi tagli l’inedito, me fai passà per uno che è venuto a cantare Jovanotti! Vaff** no?

Da qualche tempo ti sei trasferito a Milano per studiare e crescere artisticamente. E’ vera questa cosa che MI rappresenti una vetrina migliore per chi vuole fare musica, rap in particolare? Milano è sicuramente più attiva di Roma ma soprattutto molto meno massonica. Racconto spesso questo aneddoto: quando arrivai a Milano 3 anni fa andai a fare un contest totalmente solo, al Barrio’s a Barona, totalmente dall’altra parte della città rispetto a dove abitavo cambiando due auto e una metro. Arrivato li non conoscevo un cane e non è che mi sentissi proprio a mio agio, abituato a Roma dove non te se incula nessuno se ti conoscono, FIGURIAMOCI se non sanno chi sei. Invece lì salii sul palco, feci il mio pezzo e finito di rappare vennero tutti da me, a complimentarsi, stringere la mano, presentandosi e facendo i props. Ecco, sta roba a Roma è surreale, io non l’ho mai vista e avrò fatto un quantitativo di contest esagerato. In più si sa che la discografia vive a Milano, che gli eventi più fighi li fanno a Milano e via dicendo. Roma è massonica, ognuno pensa al suo orticello, alla sua cricca e se ne sbatte il cazzo di quello che fanno gli altri o meglio, sta sempre li a vedere che fanno ma solo per criticarli, pure se sotto sotto ammette la forza di alcuni. Un tempo ci soffrivo, adesso me ne sbatto.

La maggior parte dei tuoi pezzi sono autobiografici, parli di te a 360 gradi:esperienze, problemi, delusioni, ambizioni. Si tratta solo di sfogo personale o cerchi di creare una sorta di effetto catartico per un pubblico di coetanei che potrebbero vivere più o meno le stesse cose? Ho decisamente bisogno di sfogarmi, di buttare giù le cose per stare meglio, ho iniziato per questo e ho capito che dovevo farne la mia vita perché mi sono reso conto di quanto fosse potente sta roba del rap, di quanto davvero mi facesse meglio. Ogni volta che scrivo sto come rigenerato, libero dai problemi per qualche ora (poi ricominciano e faccio il nuovo pezzo!). Non si tratta però solo di sfogo; utilizzo le mie esperienze, le mie storie per cercare di far immedesimare l’ascoltatore e renderlo in grado di prendere gli insegnamenti e i consigli che vuole da quelle storie e rapportarli alla propria vita, alle proprie delusioni, alle proprie gioie. Non sono assolutamente l’esempio da seguire e la guida spirituale, sono solo un pischello con un sacco di rodimento di culo a cui piace raccontare la propria vita e potere, narrando i propri sbagli piuttosto che le proprie vittorie, smuovere qualcosa nella testa o nel cuore di qualcun altro.

Cranio parla di Cranio quindi, niente ego-trip né altri elementi che vanno per la maggiore nell’odierna scena mainstream; non hai paura di incontrare qualche difficoltà nel ritagliarti la tua fetta di spazio e, perché no, di mercato? Io faccio il mio a seconda di come mi sento, me ne frego di quello che va. Mi piacciono tantissime sonorità, sono il primo a pomparsi della roba anche italiana di pischelli nuovi con liriche magari diversissime dalle mie ma penso sia inutile imporsi determinati suoni o tematiche se in quel momento non si sentono proprie. Questo EP aveva bisogno di questa dimensione. ora si vedrà… Magari il prossimo è tutto un disco super trap ultra autotunnato codeinacodeinaskrtskrt. Chi lo sa?

I tuoi modelli di riferimento nel rap quali sono? Non ho dei veri e propri modelli di riferimento in realtà; ti posso dire che sono, banalmente, cresciuto con Eminem a palla giorno e notte e Fabri Fibra, Mondo Marcio e Articolo per quanto riguarda l’Italia. Ad oggi il mio rapper preferito è Kendrick Lamar, per il quale credo di aver sviluppato un’omosessualità latente.

Un rapper con cui ti piacerebbe collaborare? Puntando al top della cima ti dico Salmo e Caparezza ma c’è più di un sassolino che voglio togliermi.

Quando vuoi staccare dal rap cosa ascolti? Veramente un po’ di tutto però per non dare la solita risposta noiosa provo ad entrare un minimo nello specifico e ti dico che spesso quando non ascolto rap mi ritrovo ad ascoltare cantautorato, spesso italiano, essendo cresciuto con Gaber, De Andrè, De Gregori, Rino Gaetano; da sbronzo spesso canto Calcutta, adoro Daniele Silvestri, a Milano sono solito andare alle serate techno anche se non l’ascolto generalmente a casa, nel chilling mi piazzo un bel Chet Faker, nel fomento un bel Gesaffelstein.

Ascoltando i tuoi pezzi mi hai dato l’impressione di essere uno che legge molto. Sbaglio? Si, leggere mi piace molto. Avevo smesso per un periodo dato il pochissimo tempo ma ora cerco di ritagliarmi il più possibile un po’ di tempo per leggere. Ultimamente ho divorato “Soffocare” e “Gang Bang” di Palahniuk.

Ringraziamo Cranio Randagio e gli facciamo un grosso in bocca al lupo per ‘Love&Feelings’ e tutti i progetti futuri. Crepi!!

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