Dischi, mic e penna – Mastafive

Dischi, mic e penna – Mastafive

Nuovo appuntamento con la rubrica Fiori di Cemento. L’ospite di oggi è una colonna portante dell’hip hop italiano, per produzioni, brani e tanto altro. Ciao Johnny, benvenuto su Fiori di Cemento. Partiamo dal principio, come ti sei avvicinato ai dischi e al rap?

Grazie dell’ospitalità. Io suonavo la testiera in un gruppo rock, poi scoprii i sinth, poi i dischi che avevano i sinth, poi i posti dove si potevano ascoltare i dischi con quei suoni assurdi e iniziai ad appassionarmi alla figura del DJ, poi altri dischi con delle drums pazzesche, per poi scoprire che venivano fatti con i campionatori, poi beat street e i De La Soul mi hanno fatto scoprire il resto, Krush Groove  mi gasò tantissimo come film e mi dissi che volevo fare quella roba là.
Il rap è stata ed è un avventura per il gusto di farlo, lo faccio raramente, più per divertirmi o per dire qualcosa che per fare un disco. Non sarà un mio testamento ma un documento del mio passaggio, alcune cose molto scarse altre di cui vado fiero.
Produrre i rapper invece è una figata, mi piace ragionare come dj Jad, come un sarto: vestirli come piace a loro col mio stile.
Sei sul pezzo da oltre 20 anni e hai visto cambiare questa materia tante volte. Che direzione
ha preso il rap italiano?
Dal 91 (anno in cui ho iniziato ad amare la musica appieno) ci sono cose diverse, alcune che proprio non mi piacciono, altre invece che mi stupiscono in positivo. Naturalmente nel 2016 con il web e sopratutto con la comunicazione immediata il RE è più che mai nudo, quindi i vecchi escamotage venduti per dogmi non reggono più, ci sono dei codici che io tendo a rispettare e tramandare nella maniera più corretta possibile adattandoli al mio modo di vedere e fare.
Ad esempio giro con una consolle controller e un giradischi, faccio cose impensabili solo 5 anni fa, solo che, essendo un set up particolare, molti non vedendo due giradischi e basta  si straniscono.
In ogni caso, che lo vogliano ammettere oppure no, sopratutto nel rap funziona tutto ying e yang, cioè se funziona bene un mainstream funziona decentemente anche un underground, uno dà un senso all’ altro.
Più sarà ridondante il mainstream più sarà figo ed innovatore l’underground.
In alcuni casi microscopici i due ruoli si invertono.
Poi ci sono gli outsider, che funzionano perchè funzionano e basta.
Più a tuo agio sui dischi o col mic in mano?
Il mic in mano mi serve per presentare le battles principalmente, di rado faccio rap dal vivo,  quindi coi dischi riesci a dire cose che per chi le sa cogliere tra il pubblico diventano “mine”, il dj non suona e basta cercando di far ballare il pubblico, fa veri e propri viaggi\discorsi.
Per questo non amo i set da 40 minuti dove fai il guest e basta…Non li trovo sensati.
Amo creare un’ empatia con la sala.
A volte non ci si riesce perchè vogliono Alvaro Soler, significa che vogliono quello e basta, e quindi io mi trovo spiazzato e con nessuna voglia di fare da Ipod ai ragazzini.
In ogni caso resta la cosa che volevo e voglio fare tutt’ora.
 
I feat e le produzioni cui ti senti più legato?
I Gatekeepaz su tutti, le produzioni che ho fatto su Napoli Manicomio di Clementino, Il remix di Hip Hop per Fibra,
una traccia con Dj Rex Rata e Malva, ma in realtà mi prende bene ogni singolo pezzo, anche se mi ricorda cose pese.
Aver lavorato con e per Maury B e Lefty, Sabsista….ogni artista con cui ho lavorato o ne ero fan oppure c’era un’ amicizia, quindi una soddisfazione umana e artistica sempre.
 
Sei un collega, forse non tutti sanno che sei anche redattore su riviste di genere. Com’è nata
questa passione? Cosa ti spinge a scrivere di rap oltre che scrivere e comporre rap?
Beh in terza elementare usavo la macchina da scrivere di mia madre per fare il giornalino della scuola. Che feci per tutto il periodo delle elementari e medie.
Descrivevo fatti accaduti a scuola, recensivo dischi.
Ho recensito anche per ENME Mag a Londra nei primi anni 90,poca roba ma continuativa.
Recensivo sopratutto hip hop americano.
Grazie a Doppio di Roma ho cominciato a scrivere su Hip Hop.it, poi la rubrica passò su Da Bomb, poi recensioni su Groove, siti vari e tesserino da pubblicista.L’esperienza poi con We got Flava, dove ho capito le vere difficoltà di pensare e realizzare un magazine e sopratutto la vera piaga del cartaceo che combacia con la discografia, ovvero la distribuzione.
Come vanno le cose a B.M. Records?
B.M.records non è riuscita ad essere competitiva con le label milanesi e dei grossi centri metropolitani come Roma, perchè abbiamo sempre optato per una scelta musicale in linea con i nostri gusti, le poche volte che scegliemmo di stare al passo con un trend si è tradotto in aria fritta per tutti.
Quindi nell’ ultimo anno e mezzo abbiamo fatto 10 passi indietro, dove quelle che fanno i numeri sono succursali di major, noi non siamo capaci di stare al passo e non abbiamo mai avuto la potenza economica neanche per fare finta di starci dentro e così da che eravamo una struttura con sale prove e studi propri, che ha creato trasmissioni televisive, magazine, eventi nazionali, ci siamo ridimensionati a web label, scelta che ha ripagato, perchè riusciamo a proporre in ogni caso alternative musicali qualitative e con più feedback mediatico sui social rispetto a quanto fatto prima.
 
Sei tra gli organizzatori del Tecniche Perfette. Pensi che l’evento venga vissuto come anni addietro o con la sovraesposizione mediatica del rap c’è meno gente interessata al freestyle?

Diciamo che sono quello che ha rispolverato una bella idea che era stata messa in dispensa.
In realtà è ovvio che ci sono quelli appassionati del freestyle, poi ci sono quelli che si divertono alle battles di freestyle, chi le conosce attraverso i media e incuriosito le segue saltuariamente, poi c’è chi segue il Tecniche e ci partecipa che è ancora un altro tipo di persona.
Il Tecniche è una Jam in cui attraverso alcuni meccanismi e il regolamento si parla e si respira qualcosa che in poche altre situazioni può accadere, poi certamente ci sono serate un po’ più di basso profilo, ma il Tecniche è davvero un altra cosa.
Noi con la scusa di cercare il più bravo in realtà cerchiamo i più infottati, in tantissimi il Tecniche non lo hanno vinto ma ormai fanno parte della famiglia e la gente li conosce come “quelli del Tecniche”.Attorno si sono create leggende metropolitane, qualcuno addirittura ci ha detto che è uno strumento delle major per controllare e monitorare i vari artisti e poi comprometterli con le offerte contrattuali in un secondo tempo.
Io ormai per alcuni mi atteggio a Krs one, per altri sono il male perchè alcuni artisti che hanno avuto successo stra-commerciale arrivano proprio da noi, altri ci ringraziano perchè altrimenti alcuni degli MC’s più hardcore del momento non sarebbero riusciti ad emergere senza il nostro aiuto.
Come la metti metti  le nostre Tecniche Perfette hanno lasciato e lasciano il segno, in positivo e in negativo.

Ora a cosa stai lavorando? C’è qualche novità per il futuro che puoi anticiparci?

Ora sto seguendo la direzione artistica di una realtà che lavora fianco a fianco a B.M.Records, si chiama ONE LOVE Movement . Una nuova struttura (già con 3 anni di esperienza alle spalle) di veri professionisti della comunicazione, della produzione musicale, della realizzazione di eventi non solo prettamente Hip Hop anche se questo è l’ispirazione centrale di tutti.
Ci siamo annusati per un periodo fino a trovarci delle affinità elettive e abbiamo deciso di lavorare assieme invece di farci concorrenza.
Ci sono progetti molto grossi che escono dai confini italiani per cui ci sono presupposti per realizzarli e artisti molto interessanti già in attivo.
Parallelamente ho un locale che si chiama JMB in provincia di Torino ed è uno dei miei sogni realizzati nel cassetto.
(fb.com/jamaikamusicbar) .
Sono impegnato nella promozione dell’ uscita di Nill, una ragazza molto interessante dallo spessore umano e artistico difficile da eguagliare.
Sto preparando le produzioni di un mio secondo album da produttore, siamo in odore di ristampa dei GateKeepaz con degli inediti.
Diciamo che dormo poco di notte, chi viaggia in macchina con me di giorno lo ha capito, ahahah!

 
Ringraziamo Masta per l’intervista e gli facciamo un grosso in bocca al lupo per tutti i progetti futuri.
VIVA IL LUPO, grazie a tutti!
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