Vi racconto Justin – La nostra intervista a Jesto

Vi racconto Justin – La nostra intervista a Jesto

Eccoci ad un nuovo appuntamento con la rubrica ‘Fiori di Cemento’. L’ospite di oggi è uno dei rapper più talentuosi, longevi e produttivi della capitale, Justin Rosso Yamanouchi, in arte Jesto.  Ciao Justin, benvenuto su Fiori di Cemento. Partiamo dall’ultima fatica, ‘Justin’, il tuo quarto album ufficiale fuori da oggi  per Maqueta Records. L’hai definito un lavoro autobiografico, il più maturo fatto finora. Parlacene un po’.

E’ un album che racchiude la mia vita, le mie esperienze, le mie sofferenze. C’è dentro tutto quello che mi ha portato fino a qui: il dolore per la perdita di mio padre, la fine del mio unico grande amore, la paranoia con cui convivo da quando ho 15 anni, ma anche le risate e il sarcasmo con cui affronto tutto. E un misto tra racconto personale e critica sociale, il tutto filtrato dalla visione cinica e auto ironica che caratterizza lo stile di Jesto. Sono molto orgoglioso di questo album, lo reputo il mio disco migliore, il più completo, maturo e ben fatto. Dalle rime al suono, dalla varietà degli argomenti alla presenza al microfono. È il sunto del livello che ho raggiunto in questi anni, dopo decine di mixtape e di tantissimi live in giro per l’ Italia. È il mio masterpiece.

La scelta di non proporre feat è legata al taglio autobiografico del disco?

Proprio così. Non c’è stato spazio per altri. Si parla della mia vita, delle mie esperienze, e così come non mi è stato vicino nessuno in questi anni, non ho voluto nessuno accanto al microfono. Sono una persona solitaria, introversa, e in questo disco esce fuori tutta la mia essenza. Per i featuring prediligo i mixtape, dove ne faccio ogni volta a decine (vedi Supershallo2 o Supershallo3). Ma a sto giro dovevo dire tutto, far uscire tutta la merda che avevo dentro. E’ un disco dove si sente subito che mi metto a nudo, senza filtri, senza maschere. Sono una persona sincera, nel bene e nel male, nella vita come nella musica.

 

La decima traccia del disco è dedicata a tuo padre. Quanto è stato importante Stefano nella tua formazione e crescita artistica?

Fondamentale. Il conflitto che ho vissuto con lui in vita, le litigate, le urla, la difficoltà a capirsi. Conta che mio padre non ha mai vissuto con me, non è mai stato presente e essendo un artista folle come è stato, mi ci è voluto tempo per capirlo. Fino a che la vita me l’ ha portato via, e mi ha fatto capire che i conflitti vanno risolti, che l’ orgoglio va messo da parte, che a volte la vita non ti da il tempo. Mi sono guardato allo specchio e ho rivisto lui. Ho smesso di giudicarlo e ho iniziato ad amarlo. Mi sono tatuato “tale padre tale figlio”, in fondo sono come lui.

Ricordi belli che ho di lui sono le volte che mi svegliavo con il suono della sua chitarra ( è stata la passione della sua vita), il jazz che mi faceva sentire quando ero bambino, i Beatles che amava, il suono caldo della puntina sul giradischi, le volte che mi portava appresso ai suoi concerti, quando ero piccolo e ancora non capivo di essere figlio di un mito. Crescendo piano piano ho realizzato, l’ ho capito, e ho smesso di giudicare i suoi errori. E’ anche grazie a lui se sono come sono.

“Gli stessi occhi di un uomo sincero”.

Eccetto ‘Io Sono’, firmata 3D e Skioffi, tutti i brani sono prodotti da Pankees, presente pure su ‘XtremeShallo’. Come mai hai deciso di affidarti quasi completamente a questo produttore?

Dopo i vari Supershallo (tutti registrati da Pankees), sono arrivato a un estremo feeling in sala di registrazione con lui. Ormai sappiamo a occhi chiusi come relazionarci in studio, registro quasi in freestyle e lui sa cosa voglio ottenere dalla mia voce. Ci conosciamo a fondo musicalmente e le sue basi erano quello che mi serviva per un disco così personale e umano. Lui suona il pianoforte (come in “Crescendo” e “Volo Solo”), e il suo stile minimale ma molto americano si sposava alla perfezione con il disco che avevo in mente. Mentre con 3D un pezzo era d’ obbligo, collaboriamo da anni e si può dire che abbiamo contribuito a tirare su insieme la nuova scuola romana, partendo da “E’ La Crisi!”(2009), in cui per la prima volta mischiavamo i featuring tra rapper assolutamente lontani tra loro (c’ erano dentro da Gemitaiz&Canesecco a BabyK e Coez e via dicendo).

A proposito di ‘XtremeShallo’, ma la storia dei 3 giorni è vera?

Certo che è vera! L’ abbiamo sempre fatto, da “21 ore” a “Dal tramonto all’ alba” a “Freestyle Life”. Ahah fosse la prima volta!

Ormai io e Canesecco siamo veri maestri di questa modalità di realizzazione-lampo, in 3 giorni siamo in grado di tirare fuori mixtape senza grande sforzo, dalla qualità altissima e pieni di hit. Abbiamo un approccio americano alla faccenda. Nel pratico Secco è venuto a stare da me per 3 giorni, e abbiamo scritto e concepito il tutto, registrato strada facendo da Pankees.

Lo scorso anno hai fatto il record italiano di uscite con 4 mixtape, in generale sei sempre stato tra i rapper più produttivi dello stivale. Qual è la logica alla base dei tuoi progetti in free download? Perché non fare, magari, più album ufficiali con quegli stessi pezzi?

Ho bisogno di registrare, è un bisogno fisiologico, devo liberarmi dei miei demoni, altrimenti mi restano addosso. Quando registro mi alleggerisco di tutto il peso che porto, e ho bisogno di farlo il più possibile. Diciamo che la musica è la mia cura, senza non so come avrei fatto. Detto questo, sono molto veloce nello scrivere, ormai ho affinato una tecnica che nessun altro possiede, riesco a registrare quasi in freestyle e al microfono potrei continuare a cagare rime per giorni e giorni senza interruzioni.  Sono nato per questo. Già mio padre faceva le rime negli anni settanta. È nel mio dna.

Sei sul pezzo da quasi 15 anni e hai visto questa roba cambiare. Che direzione ha preso il rap italiano?

10 anni. Il mio primo (e ultimo) disco è uscito sul finire del 2005, questo nuovo album rappresenta anche il giro di boa di 10 anni di produzione continua. Diciamo che mi piace il fatto che il sound americano e più specificamente trap si sia sdoganato, io lo faccio già dal 2009. L’ unico rischio è che la cosa diventi una moda, e che poi suoni tutto uguale. Come in ogni disciplina artistica conta che ogni artista prenda la sua direzione unica e originale. Alcuni lo fanno, altri vanno dietro. Ma nella musica, per come la vedo io, c’è la selezione naturale e quelli che lo fanno ‘tanto per’ tanto poi scompaiono.

Tornando al discorso sulle uscite, a tal proposito tempo fa hai dichiarato di avere standard americani. Degli americani chi ascolti?

Ascolto di tutto, e non parlo solo di rap. Sono appassionato da un bel po’ di Young Thug, che reputo un genio (forse involontario ahah), poi Travis Scott (che forse mi ha anche rotto il cazzo, lo sento da prima di “UpTown”), ma anche SchoolboyQ, G-Eazy, ovviamente Drake e considero Kendrick Lamar il rapper più forte di tutti i tempi. Insomma, tutte le robe nuove che valgono stanno nel mio impianto. Ma vorrei sottolineare che sono cresciuto con il rap classico, e con il sound di quegli anni, da Guru al WuTang, dai MobbDeep agli Outkast, dai Fugees al primo Eminem, rapper grazie al quale ho iniziato a rappare.

Cosa ascolta Jesto quando vuole staccare un po’ dal rap?

Quando non ascolto rap spazio molto su vari generi, dall’ elettronica fino all’ indie, ascolto la musica tutta. Sono un grande fan di Demon Albarn, e mi piace tutto quello che fa. Se ti devo dire cosa metto quando mi prendono i momenti di penombra e voglio solo chillare ti dico Artic Monkeys. Poi vabbe, come sapete sto in fissa con la trap e con l’ EDM in generale. Cosa mi pompo quando voglio far tremare le casse? Major Lazer, Jack ü, DjSnake.

‘Justin’ è in uscita e i fans  fremono. Conoscendoti non sarebbe assurdo aspettarsi altre novità per il 2016; hai già in mente qualcosa?

Ovviamente sì. Sapete che non so stare fermo. Ma ora sono in promozione col mio miglior album e tireremo fuori una cifra di video e singoli. Detto questo, non vedo l’ ora di rimettermi al microfono, sto scrivendo già tantissima roba nuova (folle). Sapete che può uscire da un momento all’ altro un mio mixtape a sorpresa, o un ep o altre pazzie.

Ringraziamo Jesto per l’intervista e gli facciamo un grosso in bocca al lupo per Justin e tutti i progetti futuri.

Grazie a voi, crepi il lupo! Ci vediamo il 29 aprile al Brancaleone di Roma per la presentazione ufficiale del disco!

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