Da punk a re: parla Achille Lauro

Da punk a re: parla Achille Lauro

Achille LauroCiao Lauro, abbiamo l’onore di averti come primo intervistato per la nostra rubrica “Fiori di Cemento”, sarai tu il nostro apripista: parleremo di scena underground, artisti di ogni genere e tutto ciò che orbita intorno alla parola “strada”. Noi ci siamo conosciuti anni fa, credo agli inizi della tua carriera o comunque ai primi passi, da allora le cose sono cambiate moltissimo e tutte in positivo: Quarto Blocco, Propaganda, Honiro ed infine Roccia Music.
Andiamo con ordine: Barabba, Harvard, Achille Idol –Immortale oltre alle varie collaborazioni su e giù per lo stivale. Inutile chiederti quale progetto senti più tuo, dicci quale è stato il più faticoso da chiudere e perché?

Allora, sicuramente il mio disco-Mixtape d’esordio “Barabba” ,mio primo progetto musicale, mi rispecchia a 360gradi, lo sento mio ancora oggi, dato che tratta tematiche prettamente personali ed appartiene ad un periodo della mia vita di cambiamento, di voglia di uscire da una certa situazione, dove nel poco tempo libero iniziavo a trascrivere tutti miei sbalzi di umore su carta. “Harvard mixtape” invece, uscito pochi mesi dopo, conteneva pochi singoli miei ed era semplicemente una compilation-raccolta di brani che raccoglieva tutti gli artisti/amici con cui ero in contatto in quel periodo, lavorativamente e non . Se però devo dire quale progetto attualmente sento più mio risponderei sicuramente “Achille Idol-Immortale” dato che, partendo dal fatto che il fine di un artista è produrre “buona musica”, in quest’ultimo lavoro a mio parere sono riuscito a portare la mia musica ad un livello superiore.
“Immortale”, anche se uscì sotto la direzione artistica di Marracash e Shablo, è stato un lavoro comunque scritto precedentemente alla mia firma del contratto , era praticamente già pronto prima di entrare in contatto con questa nuova realtà ed abbiamo solo dovuto “levigare” il tutto. Per questo fino ad ora è stato di certo anche il più faticoso e dispendioso a livello di energie e di tempistiche, ovviamente senza contare i nuovi progetti ancora “in cantiere” su cui stiamo lavorando 15 ore al giorno

Negli anni hai avuto modo di confrontarti sia con rapper più giovani sia con pilastri della scena, quale ti ha colpito di più?

Guarda ti dico la verità anche se, essendo del 1990, il pubblico mi accomuna di più alla “nuova scuola”, conoscendo tutto il panorama del rap italiano, umanamente mi sono sempre trovato meglio con “i pilastri” e la cosa che,fin dai primi mesi, mi colpì fu proprio il modo in cui mi presero “sotto l’ala” alcuni di questi, promuovendomi, citandomi su articoli di giornale come “rivelazione” e sopratutto collaborando con me di loro spontanea volontà. Penso che in questo percorso, breve ma intenso, debba ringraziare parecchie persone a partire da colonne del rap romano come “Noyz Narcos”, varie realtà indipendenti come “PropagandaAgency” e “HoniroLabel”, tutti i vari produttori romani “Dj3D”, “Frenetik”, “Banf” ,che da subito mi hanno seguito in tutto il mio percorso dandomi i mezzi giusti per emergere, fino ad arrivare alla firma del contratto con “RocciaMusic” di Marracash e Shablo.

Un featuring che vorresti nel tuo prossimo disco?
Vorrei Vasco Rossi

Domanda spigolosa. Parliamo di dissing, fanno parte del gioco del rap e tu ne sai qualcosa. Ti dico due nomi: Inoki e Space One. I fans leggono stati su facebook e spesso non hanno bene idea di come è cominciato il tutto, facci un po’ di luce.

I “dissing” non sono roba per me, anzi mi fanno ridere queste “provocazioni musicali”, l’arte è una cosa , le discussioni un’altra. Le due cose non hanno nulla in comune ed io che ho sempre discusso con tutti, al contrario, ho fatto sempre musica per il piacere di farla, senza aspettarmi niente, è stato tutto casuale ed ancora oggi il beneficio di cui sono più soddisfatto è avere la possibilità di lavorare con professionisti e di poter usufruire di strumenti di altissimo livello. Io ascolto altri generi, a me piace Jimi Hendrix.. Inoki e SpaceOne non sapevo neanche chi fossero fino al momento in cui attaccarono il mio modo di fare musica. Io sono aperto alle critiche ma non alle prediche, non ho tempo per i “se” ne per i “ma”, la mia vita è la mia, la musica idem e a chi non piace il mio modo di essere diretto,esplicito,o a chi semplicemente non piaccio può anche fare a meno di ascoltarmi tanto non toglierà a me il piacere di farla; la mia musica è anche provocazione, denuncia, mettendo sotto gli occhi di tutti anche parole o immagini forti, è un misto di sentimenti volti a smuovere altri sentimenti, quindi mi aspetto reazioni. Io conosco, ascolto, mi ispiro alle grandi leggende della musica, e non ho certo bisogno di lezioni…al massimo di consigli.

Ultime domande sul rap, poi prometto che cambiamo argomento. Andiamo a raffica: il tuo rapporto con Marracash? Prossimi progetti in cantiere?

Marra è il mio “Manager” ma sopratutto ormai è un fratello, di persone come lui ne ho conosciute poche e si distingue per l’umiltà, credo veramente che sia uno che merita il grande posto che occupa.
Col prossimo progetto in cantiere toglieremo qualunque dubbio a chi dubita e forse non azzarderei a dire che “nel gioco” cambieremo le carte in tavola, è un lavoro originalissimo, fuori dalle righe, e per quanto riguarda me, ci sono i migliori brani che io abbia scritto fin’ora;c’è un pezzo della mia vita, sensazioni forti. Le persone che non sono più con me hanno dato anima a questo lavoro.
c’è solo da fare il conto alla rovescia..

Andiamo un po’ sul personale. Sono stato ospite a Londra da un nostro amico comune e nella stessa casa mi sono ritrovato, nemmeno a farlo apposta tua fratello. Intanto per chi non lo sapesse Fet è un Dj, componente del collettivo Chc e fondatore del progetto NHB, suona da anni ad altissimi livelli e in varie nazioni. Colgo l’occasione per salutare lui e Federico ma tornando a noi, quanto ha influito tuo fratello nella tua carriera?

Tanto, probabilmente non avrei mai approcciato alla musica come artista se non fosse stato per lui.
Adesso lui vive a Londra e suona musica elettronica sotto il nome d’arte “NHB”

Sappiamo che sei un amante della musica in generale, hai un occhio di riguardo per un genere in particolare, magari un artista?

No, io sono un amante della musica in generale ed ho un occhio di riguardo su tutto ciò che è arte come su tutta la musica che non ho mai ascoltato come d’altronde su tutto quello che non conosco. Io ho fame di sapere,di vedere, ed osservo tutto con un occhio cinico, critico direi. Dischi Punk ne ho ascoltati moltissimi ma sempre grazie a mio fratello, anche il Rap/HipHop non sono un grandissimo ascoltatore ma di riflesso penso di aver ascoltato almeno un 80% dei dischi tra i classici e le pietre miliari dell’underground.

Nei tuoi testi c’è molto del tuo passato e parecchio del tuo presente. Vieni dalla periferia e ti porti dietro tutte le sue sfaccettature, belle e brutte; quanto è cambiata la tua vita con il successo? Ti è mai capitato di scordare le tue radici, anche solo per un secondo?

La mia vita non si scorda, rimane,prendendone il meglio e il peggio ti cambia profondamente.
Chiunque farebbe tesoro e vanto allo stesso tempo di una vita come la mia quanto d’altronde allo stesso tempo vorrebbe scordarla e fare finta di non aver mai vissuto nulla di tutto questo. Purtroppo il successo non può cambiare il passato, potrà solo cambiare il futuro e paradossalmente a volte ho pregato di “scordare le mie radici”.
Io ironizzo tanto sulla mia situazione, quella dei miei amici e della “periferia” in generale, perche la musica è anche ironia ed essere autoironici è fondamentale come nella vita ma chiunque creda che sia facile o sia “figo” tutto quello che le persone vivono sulla loro pelle non ha capito nulla. Io ringrazio tutti i giorni di avere sempre avuto un piatto di pasta a tavola e sopratutto avere avuto una madre perché alcuni di quelli che stanno con me non hanno neanche questo e pochissimi si salveranno da un destino crudele a cui sono destinati. Non c’è nulla di “vita da strada”,ne di ironico,ma solo persone che non hanno altra scelta che finire male per continuare a vivere.

Letteratura e Achille Lauro: in “Polanski”citi “I fiori del male” di Baudelaire, è uno dei tuoi scrittori preferiti?

Non è il mio scrittore preferito ma ho letto diverse poesie di Baudelaire; sia chiaro che io al liceo non ci sono praticamente mai neanche andato, la mia è una voglia personale di ricercare, comprendere e fare tesoro delle cose che non conosco, questo vale praticamente in qualunque campo, per esempio ironizzavo fino a poco tempo fa sul fatto che avessi visto pochi film e che non mi intendessi di cinema, fino a che una mia ex,patita di cultura cinematografica, non mi fece impuntare. Ora potrei tenere un documentario sulla storia del cinema, il mio è semplice interesse, delle cose che non conosco ho fatto sempre bagaglio, e anche dalle cose peggiori ho tratto il meglio. Necessità fa virtù, tra i soldi e il sapere sceglierei sempre il sapere,anche se come dice il mio amico “i valori contano… ma anche le cose di valore” (sorride).

Ti ringraziamo per l’intervista, aspettiamo che ci inviti ad un tuo live e ti auguriamo un grosso in bocca a lupo per la tua carriera.

Per il tuo Carrera vorrai dire! (conclude ironizzando).

Lorenzo Bruno

17 ottobre 2014

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