Intervista a Ntò: “Nevada è l’aridità che ci circonda, è un’urgenza di verità”

Intervista a Ntò: “Nevada è l’aridità che ci circonda, è un’urgenza di verità”

Abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere al telefono con Ntò, all’anagrafe Antonio Riccardi, una delle penne più apprezzate del rap napoletano. Classe ’82, Ntò non ha bisogno di grandi presentazioni. Nasce musicalmente negli anni ’90 con Luchè, dando vita ai Co’Sang, un collettivo hip hop che da Napoli conquista l’intera scena rap italiana.

Nel 2012 inizia la sua carriera da solista, non deludendo le aspettative e raccontando con cruda sincerità la realtà che lo circonda. Con la crew Stirpe Nova pubblica Numero 9, in cui è inserito Nuje Vulimme Na Speranza, pezzo scelto come sigla della serie tv Gomorra, in cui sono presenti anche altri brani dell’artista.

Dopo Il Coraggio Impossibile e Rinascimento oggi la penna affilata di Napoli firma Nevada, il primo album con una major (Sony Music), uscito il 28 febbraio. Ntò sperimenta ma rimane fedele a se stesso, creando un album ricco di collaborazioni sia con i producers sia con altri artisti tra cui Nina Zilli, Jack La Furia, Enzo Avitabile, Giaime, Clementino e Speranza.

Ciao, Antonio! Iniziamo da Nevada. Qui metti in evidenza l’aridità del mondo contemporaneo, un finto divertirsi. Napoli is Nevada, ma per te non è solo questo. Cos’è Nevada?

Sì, nella sua strofa Clementino è stato ispirato dal tema trovando il parallelismo tra Napoli e il Nevada, mentre io ho una visione un po’ più ampia al riguardo e travalico il confine partenopeo. Il Nevada è un luogo geografico che riecheggia nella mia scrittura e rappresenta un deserto di emozioni intervallato da divertimenti fittizi e artefatti che ci vengono imposti quasi per forza, come Las Vegas.

NEVADA copertinaL’album vede la collaborazione di tanti producers, come mai questa scelta?

Ho voluto coinvolgere professionisti che stimo parecchio e a dir la verità avrei voluto inserirne anche altri, come Garelli, che apprezzo molto, ma le tempistiche non me l’hanno permesso. Andry The Hitmaker e G Ferrari sono i producers esterni che ho coinvolto nel disco, tre produzioni sono poi state affidate a un mio storico producer che è Dj Klonh (che tra l’altro è anche il mio dj nei live), mentre il resto delle produzioni è stato curato da me e dal mio socio e ingegnere del suono, Gianniblob.  

Nel 2019 Rinascimento, nel 2020 Nevada. Come mai la scelta di uscire di nuovo a distanza di un anno?

Nevada è stato il prodotto di alcuni eventi e circostanze. Rinascimento nel 2019 è uscito dopo un intenso lavoro iniziato nel 2017, stavo seguendo il trend dell’epoca di far uscire i singoli e poi dar vita all’album. Dopo poco ho firmato con Sony ed è partito il progetto Nevada, che in realtà poteva uscire anche un po’ prima, ma abbiamo ponderato bene il tutto. Fortunatamente, è stato un periodo prolifico per me e anche questo mi ha permesso di uscire di nuovo a distanza di un anno.

Sia con Gomorra, sia con i tuoi videoclip si vede la passione per il cinema. Che dobbiamo aspettarci dai prossimi video?

Anche i nuovi videoclip saranno fedeli alla mia passione. Ho già iniziato il rapporto con Sony con un video girato da Enea Colombi improntato proprio sul cinema puro, poi è stato il turno di Salut con dei ragazzi bravissimi e tra poco uscirà Nevada girato da Viva Films. Ho un’idea molto cinematografica anche per Antiproiettile, il pezzo con Jake La Furia, vedrete!

Che ne pensi della scena rap attuale? Dei volti che hanno calcato il palco di Sanremo?

Io credo che la scena rap italiana sia attualmente in un ottimo stato di salute e sono molto contento di questo, anche se spero che faccia sentire in maniera ancora più forte la propria voce. Ho apprezzato tutti i ragazzi che si sono presentati e messi in discussione al Festival di Sanremo, dal rap più puro ad Achille, che ha allargato un po’ il suo genere. Io ho iniziato a portare in giro la mia musica nei centri sociali, quindi posso solo essere felice di questa nuova vetrina, già sfruttata ottimamente da Rocco Hunt e da Clemente gli anni scorsi con grande soddisfazione.

Hai già pensato a come portare in giro Nevada nei live? Qualche anticipazione?

Sto preparando un live un po’ scenografico, niente di esagerato ma qualcosa di colorato che dia vita a uno show. Nella formazione mi accompagnerà come sempre il mio dj, ma chiamerò al mio fianco anche un batterista e un bassista per alcuni pezzi. Il 9 maggio suonerò a Napoli alla Casa della Musica con un po’ di ospiti che presto renderò noti. C’erano in programma anche degli in store e altre date, ma l’emergenza sanitaria ha un po’ bloccato tutto, speriamo di risolvere la situazione e di poter pubblicare al più presto un calendario.

Petrolio è una canzone d’amore con un richiamo a Pasolini. Chi c’è oggi sul tuo comodino?

Che tempismo! Di solito non ho i libri sul comodino, ma da qualche settimana c’è davvero. Lettere dalla Kirghisia di Silvano Agosti è il libro che sto leggendo in questo momento, ammiro molto questo autore e condivido a pieno il suo pensiero. Credo sia uno dei filosofi contemporanei italiani tra i più grandi. Qui racconta di un paese immaginario e mostra la sua visione della vita, con una scuola particolare che abbraccia una concezione un po’ montessoriana, ma va oltre. Pasolini, invece, fa parte della mia vita da anni ormai. In passato un giornalista accomunò i Co’Sang al suo pensiero, che io condivido. Quando passo da Ostia infatti vado a visitare il suo monumento. Credo sia un esempio di vita ed educazione senza eguali, il suo realismo noir eccessivo è stato più volte accostato ai Co’Sang e anche la mia scrittura attuale gli è fedele.

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