Il Fumatore è sempre qua – Jack the Smoker

Il Fumatore è sempre qua – Jack the Smoker

Torna Fiori di Cemento e lo fa in grande stile. Abbiamo avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con una colonna del rap italiano; sul pezzo da oltre 15 anni, ha vissuto il periodo buio, la rinascita e l’esplosione della scena nazionale, riuscendo sempre ad imporsi grazie ad attitudine e metriche inconfondibili. Ciao Giacomo, benvenuto su Fiori di Cemento. Partiamo da qualcosa di molto recente: hai curato, insieme a Slait, la direzione artistica del primo album di Dani Faiv, prossimamente fuori per Machete Productions. Cosa puoi dirci di questa esperienza inedita?

La direzione artistica per Dani è la naturale evoluzione del mio percorso come rapper ormai esperto e come fonico nel mio studio di registrazione. Mi ha sempre attratto molto la prospettiva di prendere in mano la gestione artistica di un album, perché spesso il cantante stesso è per l’appunto un bravo cantante ma non sempre è in grado di organizzare il proprio lavoro in maniera lungimirante; io stesso probabilmente avrei fatto meno fatica ai tempi se ci fosse stato il giusto supporto da parte di soggetti più esperti. Inoltre ritengo che ci sia anche una componente psicologica, di gratificazione nei confronti di chi sa di essere seguito nel percorso di crescita artistica, che è molto importante e che accelera il processo di crescita e di autoefficacia percepita dell’artista stesso.

Dani Faiv si sta mettendo in mostra da qualche mese e sembra uno dei talenti più interessanti della nuova nidiata”. Tu come l’hai scoperto e cosa ti ha colpito di lui?

Avendo questo studio di registrazione a Milano ormai da più di un anno (precedentemente ero in provincia in un home studio) spesso vengono a trovare me e il mio socio Jangy Leeon molti artisti; nello specifico un giorno trovo in studio con Jangy il buon Dani in compagnia del suo produttore Kanesh, e Dani (che avevo visto un annetto prima in un video sponsorizzato su  Facebook) ha avuto la buona idea di lasciarmi il suo primo lavoro, Teoria Del Contrario. Mi sono bastate pochissime canzoni per capire che il ragazzo, oltre ad avere talento, aveva una cosa che lo differenziava da tutti: il timbro personale, bastavano cioè pochi secondi a traccia per riconoscere la sua voce, il suo marchio, la sua tecnica di scrittura. Il tutto poi combinato con un’attenzione all’aspetto tecnico non comune nei suoi pari età, spesso più interessati al contenuto, ma poco originali dal punto di vista formale, di flow.

Questo progetto dimostra la tua costante attenzione verso il nuovo; in carriera hai sempre collaborato con prodotti della nuova scuola, che fossero, a seconda del periodo, Gemitaiz, Lauro, Nitro o Izi. Alcuni tuoi colleghi/coetanei pare facciano molta fatica ad accettare il nuovo, in qualsiasi forma o declinazione. Perché secondo te?

Perché hanno segretamente paura di venire usurpati dai più giovani e freschi, e questo è proprio il tipico atteggiamento conservatore all’italiana; detto questo il sono il primo che non ama sentire musica fatta male, che sia di un mio coetaneo o di un giovanissimo. Inoltre traggo linfa positiva dall’entusiasmo degli esordienti, dalla loro voglia di spaccare il mondo, e mi piace pensare di essere loro utile a combattere tutte le paure e le insicurezze legate al salto nel vuoto della celebrità o dell’ingresso nell’arena della competizione fra artisti.

In tutti questi anni hai visto crescere, esplodere e cambiare la scena rap italiana. Verso cosa si sta dirigendo ora?

Non ne ho idea, l’aspetto che mi fa sorridere è che ai tempi dell’inizio del boom del rap in Italia (2004-5) non pensavo che saremmo arrivati fin qui ed in maniera tanto radicata e legittima nel mercato italiano. Ciò che spero accada è che nel marasma di miliardi di dischi tutti simili a loro esca un prodotto che si distacca per carisma ed originalità, che porti nuovamente il focus sulla capacità artistica e non sulla formula vincente del ritornellino facile e delle due frasi a strofa ripetute alla nausea.

Fuori dall’Italia cosa ti sta piacendo?

Io nasco come ascoltatore quasi unicamente di rap americano, seguo tutti i fenomeni più eterogenei, da Roc Marciano ed il suo rap ipermetrico ad artisti “ignoranti” come French Montana, al “newold”di Schoolboy Q, Joey Badass, Kendrick, J Cole.. Essendo un feticista delle metriche mi piacciono gli artisti anche nuovi che palleggiano sul beat in maniera armoniosa.

Più o meno un anno fa usciva “Jack Uccide”, il tuo quarto album ufficiale. Stai lavorando a qualcosa di nuovo? Puoi anticiparci qualcosa?

Avendo appena finito il lungo lavorio sul disco di Dani Faiv sono in una fase iniziale, di raccolta delle tracce che ho registrato nei ritagli di tempo; ora sto prendendo il materiale in mano per capire cosa ne potrà uscire, in linea di massima in tempi abbastanza brevi.

“Jack Uccide” arrivava 7 anni dopo “V.Ita”, di mezzo svariati mixtape e altri lavori. C’era una sorta di cerchio da chiudere?

“V.Ita” era un disco bello zeppo di concetti e fatto uscire senza etichette rilevanti ed una direzione artistica alle spalle, quindi un po’ abbandonato a se stesso; “Jack Uccide” invece forse è l’opposto, un disco più leggero, più da live, che però è stato supportato nella maniera giusta, ed infatti poi a livello di feedback e numeri sia io che la mia etichetta Machete Empire ci riteniamo soddisfatti.

Sei ancora in contatto con Mace? Tempo fa si diceva stesse pensando ad una ristampa di “Alba”…

Ci siamo visti di recente, la ristampa arriverà presto, è un peccato che per anni quel disco sia stato introvabile, per il valore storico che ha avuto; dispiace che girino poche migliaia di copie, ma presto rimedieremo.

 

 

 

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