Il ritorno dell’ ‘esiliato’ – Numi

Il ritorno dell’ ‘esiliato’ – Numi

Nuovo appuntamento con Fiori di Cemento; abbiamo oggi il piacere di intervistare uno dei talenti più interessanti, per stile e tematiche, della scena romana.Ciao Francesco, benvenuto su Fiori di Cemento. Il 12 settembre usciva ‘Siamo salvi’, il tuo ultimo singolo; hai scritto che anticipa un nuovo progetto. Puoi anticiparci qualcosa?

Ciao, certamente. Il progetto sarà interamente prodotto da Eddy Depha, registrato al 3tone studio, mixato e masterizzato da Andrea Mondi. Sto preparando altri video che ne anticipano l’uscita.

 

 Quanto sarà diverso da ‘Ostracismo’?

Per sonorità risulterà più “nuovo”, le tematiche sono una specie di continuum di Ostracismo, il tema dell’esilio interiore verrà estremizzato.

A proposito di ‘Ostracismo’, fuori nel dicembre dello scorso anno; cosa ti ha lasciato? Il titolo nascondeva una particolare dietrologia?

L’Ostracismo è una pratica greca che prevedeva l’esilio dei cittadini ritenuti pericolosi per il popolo. Il mio stato d’animo e i testi di quel periodo nascondevano un profondo senso di alienazione, appunto esilio interiore. Avevo voglia sia di “esiliare” alcuni concetti nella mia testa, sia di “esiliare” me stesso da una collettività di cui non mi sento parte. Questo pessimismo amplificato si avvicinava al concetto di “ostracismo” che per il fascino della sua pratica e lo stile “classico” dei brani del disco divenne il titolo del progetto.

Il sodalizio con Depha funziona alla grande; com’è nato?

Ci conosciamo ormai da tre anni. A quei tempi volevo trovare uno studio professionale in cui registrare con continuità le mie canzoni, prima registravo a casa mia con un microfono e una scheda audio, poi nel garage di un mio amico (Dark Hammer), molte volte nel vecchio studio di Dr. Cream ad Acilia. Presi appuntamento al 3tone studio (ai tempi 3Q) perché Balo1 me lo consigliò, anche se rispetto a dove abitavo si trovava dall’altre parte di Roma. Da lì ci siamo trovati sia a livello caratteriale che artistico/lavorativo.

 

Ascoltando i tuoi pezzi ho l’impressione tu sia uno con un’importante cultura di base, o comunque che legge molto. Quanto ‘pesa’ un fattore del genere in fase di scrittura?

Parlo per me quando dico che lo studio ha sicuramente ampliato i miei orizzonti linguistici e letterari fornendomi citazioni, spunti di riflessione e stimoli diversi dai soliti legati al rap. In Ostracismo, oltre ai miei stati d’animo e le mie esperienze, si riversa tutto ciò che mi ha colpito e mi è rimasto impresso dagli studi di lettere. Sono riuscito a creare una piccola osmosi portando il rap come oggetto di discussione in seduta di laurea e questo mi rende davvero felice. Mi rendo conto che senza gli spunti e gli stimoli che derivano dallo studio scrivo diversamente, ma è un discorso che posso fare solo riguardo me stesso.

 

I tuoi pezzi cui ti senti più legato?

Sicuramente “Ostracismo”, “Sogni in tasca”, “Machiavelli”, “Scandire gli attimi”, tutti molto allegri.

Quali artisti hanno influenzato maggiormente la tua formazione artistica?

Quando ero piccolo sicuramente Eminem mi ha fulminato, da quando l’ho sentito ho capito che anche per me il rap era il miglior modo per comunicare e farmi passare la tristezza e le incazzature.

A sedici anni con i miei amici ascoltavamo molto il Truce Klan, cantavamo le strofe di Noyz e facevamo freestyle in macchina mentre fumavamo, erano bei tempi.

Più in generale mi ha influenzato tutto il rap romano, i Dogo, Marra, gli americani che spaccavano a quei tempi.

Due con cui vorresti collaborare?

Difficile sceglierne solo due.

 

Ringraziamo Numi e gli facciamo un grosso in bocca al lupo per tutti i progetti futuri.

 Crepi il lupo, grazie a voi.

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