La guerra di Killa Cali

La guerra di Killa Cali

Ciao Sebastian, benvenuto su Fiori di Cemento. Il 28 luglio usciva ‘La guerra dentro’, il tuo ultimo ep. Soddisfatto del riscontro ottenuto?

Siamo usciti in piena estate, senza un video, senza un singolo estivo. La metà dei brani erano già editi, eppure credo che chi ascolta la mia musica se ne sia fregato di tutto questo. L’EP era proprio un regalo per i sostenitori di sempre, una sorta di intermezzo prima di un progetto più ambizioso. Posso quindi ritenermi più che soddisfatto.

 Un titolo emblematico. Contro cosa combatti?

Guardandomi intorno e riflettendo sulla società moderna, posso affermare con certezza che gran parte delle persone, me incluso, vivono diversamente da come vorrebbero vivere. Il lavoro, la famiglia, le dipendenze, le influenze esterne, sono tutti fattori che scatenano conflitti dentro di noi, una guerra appunto. E io, personalmente, ne vivo svariate decine contemporaneamente, ogni giorno.

 Giorni fa, su Facebook, hai scritto del tuo disagio nei confronti di un mondo dominato dalla sovraesposizione mediatica, annunciando l’album per fine anno e dichiarando di volerti, in seguito, dedicare ad altro. Era un addio al mondo della musica?

È quello che mi prometto dopo ogni disco, ma poi la musica resta la più grande attrazione artistica della mia vita. L’intenzione è di fare qualcosa che rimanga realmente, è un compito difficile, ma voglio inseguire questo obiettivo ancora per un po’ di tempo, finché ho gli stimoli giusti. Poi è anche giusto dedicarsi ad altro. Dovrebbero pensarci davvero in tanti in Italia.

Perché anche i rapper sono stati risucchiati da questa corsa al ‘like’ e alla ‘view’ secondo te? Eppure la cultura hip hop si fonda su principi all’antipodo.

Mah, sulla cultura hip hop non mi esprimo, è qualcosa che noi abbiamo importato e maltrattato sin dall’inizio, proprio perché non faceva parte del nostro background culturale. Posso però dirti che oggi il mercato musicale è finanziato da ragazzi e ragazze che hanno dai 12 ai 25 anni e che passano tanto tempo sui social network. Se vuoi raggiungerli devi avere visibilità nel web, altrimenti è come se non esistessi. E visibilità significa numeri alti: views, like, followers. Che sono ormai più importanti della qualità del prodotto, della capacità di fare dei buoni live, del talento, del merito. Ci tengo anche io a fare una promozione adeguata e a raggiungere più gente possibile, ma di questa corsa ai numeri un po’ me ne frego, è qualcosa che non mi appartiene.

 Per quanto riguarda il nuovo album, che lavoro dobbiamo aspettarci?

Come ti dicevo, spero di fare un disco che rimanga. Non voglio fare un altro Ottobre, né un’altra copia di qualcosa che va di moda. Mi sto impegnando a fare cose nuove e dare la mia impronta alla musica, senza intenzione di limitare la mia visione artistica sul progetto.

Hai sempre avuto un modo molto particolare di fare e pensare il rap, quali sono stati i tuoi punti di riferimento?

Ne ho due in particolare. Nas è stato il mio rapper preferito per anni, con lui ho compreso che il rap può trasmettere tanto alle persone che ascoltano e che un messaggio importante può convivere con la musica orecchiabile. Drake, invece, ha sfatato quel tabù per cui un rapper non può cantare. Per me l’armonia, le melodie e gli arrangiamenti in un brano sono ormai qualcosa a cui non so rinunciare.

 I tuoi pezzi cui ti senti più legato?

Ne ho tanti, ti direi senz’altro Ricominciare, A Luci Spente e La Merda Più Vera Che Abbia Mai Scritto. Ma anche Rubano Il Mio Cuore, Radici, Ottobre, Never Change, Le Cose Che Hai Perso, Non Vado Al Fresco, Come Cézanne. Ad ognuna è legata una storia. Gli aneddoti, i riscontri del pubblico, il periodo in cui è stato scritto il brano, sono tutti fattori che restano nella mia mente e mi legano a una determinata canzone.

 Le collaborazioni invece? 

Non dimenticherò mai quando ci chiudemmo a casa mia in after con MadMan per scrivere Himalaya. Oppure quando, sempre in after, passai dal Bunker Studio e beccai Canesecco che lavorava a 21 Ore Estreme; scrivemmo e registrammo subito Rivincita Morale, senza aver programmato nulla, nel pieno spirito del progetto in questione. Ma anche qui te ne potrei elencare mille di collabo, da tutte le robe con Gemitaiz a quelle più vecchie con Gue o  Nex Cassel.

 Quando vuoi staccare dal rap cosa ascolti?

Amo le vecchie robe soul e r’n’b, Adele, Beyonce, Anderson Paak, Miguel, Usher e tutta la discografia di Frank Ocean, in attesa che esca questo benedetto Boys Don’t Cry.

 Ringraziamo Killa Cali e gli facciamo un grosso in bocca al lupo per l’ep, l’album in lavorazione e tutti i progetti futuri.

Grazie a voi per la chiacchierata, crepi il lupo e un abbraccio a tutti.

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