Alien Dee: il figlio dell’arte

Alien Dee: il figlio dell’arte

aliendApriamo il mese di agosto con la nostra intervista ad Aliendee, uno dei massimi esponenti del beatboxitaliano.

Ciao Davide e benvenuto sulla nostra rubrica, cominciamo con una domanda di rito, come ti sei avvicinato al beatbox?

Quando parlo di come ho iniziato devo andare un pò a ritroso. La mia vita è sempre stata caratterizzata dalla musica, non sono figlio d’arte ma sicuramente un figlio dell’arte. A casa mia ci sono sempre stati vinili, una radio accesa, pennelli e tele di mamma, strumenti musicali… e quando non c erano me li inventavo. Da piccolissimo mi creavo una batteria mini con pentole, padelle e coperchi di nonna e suonavo, i giocattoli li avevo ma in generale mi piaceva l idea di costruirmeli. Tra i 10 e 15 anni suonavo il pianoforte e mi dilettavo a scrivere composizioni con “la mia matitina e il mio “pentagrammino” (e la mia immancabile capigliatura con riga di lato), roba molto semplice ovviamente. É che il gusto del creare e della composizione mi hanno sempre rapito. Aver studiato musica e suonato uno strumento importante chiaramente ha fatto tutta la differenza del mondo in termini di consapevolezza ed è di sicuro il bagaglio più importante che mi porto appresso da allora. Verso i 16-17 quando ho iniziato a frequentare un pò più la strada e meno la mia stanza ed il mio pianoforte, mi sono avvicinato alla cultura hip hop. Ho iniziato con giradischi e mixer, poi mi sono messo a scrivere rime e a tempo perso provavo 4 passi di breakdance. Alla fine ho scoperto questa cosa del beatbox e sono stato totalmente rapito dalla possibilità di diventare io stesso musica. Poter avere la possibilità di generare la musica io stesso è stata la motivazione che ha mosso tutto. Ad oggi sono 16 anni esatti dal mio primo palco.

Dal 18 al 20 agosto sarai a Praga, allHip Hop Kemp, non è la tua prima volta ma cosa si prova a calcare un palco del genere?

Il palco grande con tanta gente dà sempre un immenso senso di potere e responsabilità, a differenza dei palchi più piccoli che ti danno quella sensazione di intimità col pubblico. Quello dell’Hip Hop Kemp é un palco importante, una specie di tempio della musica Hip Hop in Europa. Un botto di gente là sotto ai tuoi occhi da far saltare per aria ad ogni colpo di cassa e rullante… Poco prima di salire hai quella stretta allo stomaco, appena prendi il microfono in mano pensi che sbaglierai tutto, ma appena scarichi il primo basso sono tutti tuoi e ti viene una sindrome di iperpotenza rara. Una figata clamorosa.

Al momento sei in giro per lItalia con Gast, come vi siete conosciuti e com’è nata questa collaborazione?

Premessa dovuta. Io non sono di Roma, sono nato e cresciuto a Torino e le mie origini sono catanesi. Vivo a Roma dal 2002, e la “Signora Alien” è colei che produsse Sangue dei Truceboys… Ai tempi ero già amico di Gengis, attuale dj del Noyz, e già suonavamo insieme. Il mio nome già girava in Italia da un paio di anni ed essendo lontano da casa ho iniziato ad ereditare le amicizie di Simona e di Loris e a stringere di piú con quelli della scena che già avevo incrociato in giro per date in Italia.

In quel periodo ho conosciuto il Gast (non che non conoscessi già quelle 4 lettere sui treni chiaramente). Il Gast che ancora non rappava. Mi pare nel periodo in cui stava intrippato forte e chiaro con la fotografia, occhiale da sole tondo, capello lungo. Jim Morrison. Non ci frequentavamo molto… Comunque io ero ancora quello nuovo in una città come Roma, in una scena ed uno scenario del tutto nuovi per me. Quando Manuel ha iniziato a scrivere le prime rime e stava lavorando al primo disco io avevo gia collaborato in alcune altre produzioni Tklan o quantomeno avevo prestato l’ orecchio per dare consigli vari ai ragazzi. Così é andata col Gast, mi chiese di stargli dietro col mixaggio di Underground Legend. Pensai allora, e lo penso tutt’ora, che veda in me uno dall’orecchio buono e con un gusto musicale e una buon knowledge in materia di rap, musica e arrangiamenti. Da allora abbiamo fatto qualche collaborazione sporadica su dischi di altri fincheè un paio di anni fa mi ha chiesto se mi andava di andare a fare con lui il tour di Underground Legend Mixtape e inserire nello show un quarto d’ora circa di rap e beatbox puri. Da un anno a questa parte é maturata poi l’idea di fare tutto uno show improntato unicamente su 2 microfoni, al che il passo naturale e successivo è stato quello di iniziare a registrare queste cose. Gli ho proposto di fare un Ep insieme, e, attualmente stiamo invece lavorando a 2 dischi. Ci abbiamo preso gusto. È un work in progress: stiamo portando in giro uno show misto tra cose nostre già pubblicate, vecchi brani suoi riadattati su strumentali classiche, alcuni brani nuovi per vedere che piglio hanno sulle persone… Ci piace vederlo quasi come un laboratorio teatrale e quindi in continua evoluzione.

Andiamo sul lavoro pratico: progetti nuovi in uscita?

Dunque, come dicevo, in questo momento sto lavorando col Gast a questi 2 progetti: il primo è nato come una sorta di gioco. Rifare dei grandi classici americani ricalcando dal lato mio la strumentale nei minimi particolari, mentre Manuel riscrive seguendo metrica, intonazioni e assonanze parola per parola. Il disco/ep ospiterà alcuni amici in alcuni brani.

Il secondo progetto é invece una cosa un po’ più nostra: roba originale… Strumentali mie, arrangiamenti studiati bene, l’inconfondibile stile di Gast, musica nostra. Abbiamo già buttato giù un pò di idee e per ora ancora non sappiamo se la dimensione sarà quella dell’album o dell’ep. Ce ne accorgeremo strada facendo.

Da solo ho in cantiere da tempo un ep tutto mio esclusivamente strumentale, beatbox allo stato puro e viaggioni musicali alieni, con calma lo finirò.

Puoi scegliere un artista con il quale collaborare, la tua scelta su chi verte?

Restando in Italia e in ambito rap mi incuriosisce molto Salmo ad essere onesto. Non c è stata ancora occasione di incontrarci, sicuramente succederà

Domanda difficile: il ricordo più bello della tua carriera?

Probabilmente il riconoscimento in ambito internazionale. Nel 2003 mi invitarono a Londra a rappresentare l’ Italia alla prima WORLD BEATBOX CONVENTION, da lì in avanti quando esco dall’Italia agli eventi di beatbox i ragazzi anche giovanissimi che mi incrociano mi chiamano “The Legend”. Ho dato un grande apporto a questa cultura e ne vado molto fiero.

Rimaniamo in tema ricordi: un aneddoto divertente legato ad una data.

Ok, ce l’ho. Aereo Roma/Milano per una data di Società Segreta. Eravamo io, Cole e Metal Carter. Attenzione, Metal Carter alla sua prima volta in aereo. Ad un certo punto, vuoi per la tensione, l’euforia della prima volta… il buon Carter inizia a dire ripetutamente e ad alta voce <<Ammaraggio!!!>> ogni volta che guarda fuori dal finestrino. Capello lungo, pallore Carteriano classico, tatuaggi a vista… Immaginate la presa a male e l’imbarazzo della gente. Io e Cole eravamo piegati in due dalle risate.

Ultima domanda, uno dei prodotti rap, usciti ultimamente, più originali secondo Aliendee.

Nulla di esattamente “ultimissimo” ma secondo me Run The Jewels è senza dubbio il prodotto/accoppiata del decennio.

Grazie mille per lintervista e in bocca a lupo per i progetti futuri.

Crepi, grazie a voi.

Lorenzo Bruno

10 agosto 2016

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