Il rap degli antieroi: la nostra intervista a Suarez

Il rap degli antieroi: la nostra intervista a Suarez

Il rapCiao Valerio e benvenuto a “Fiori Di Cemento”. Partiamo dai primi passi: come e quando è nata la tua passione per il rap?

Ciao a tutti. La passione nasce da piccolissimo, quando mio fratello (più grande di quasi 5 anni) e uno dei miei zii portavano a casa vinili e audiocassette delle prime posse italiane oltre che qualche classico del rap americano dei tempi, parliamo dei primi anni 90.. Ricordo abbastanza bene che ai tempi la cosa che mi ha affascinato subito era la quantità di parole che venivano utilizzate nei testi rap rispetto alla musica di altri generi, il fatto che dovevi incastrare tutti i vocaboli e chiudere le rime, ero piccolo e pensavo “che cazzo di cosa fichissima, deve essere difficile, pensa che fico se lo sapessi fa pure io”.. tanto che il mio primissimo approccio risale a poco dopo, senza registrare niente, provavo a scrivere e basta, forse sarà durato a malapena una settimana questo tentativo. Non sapevo che scrivere, non mi piaceva niente, me sentivo “na pippa ar sugo” e lasciai perdere continuando solo ad ascoltare affascinato dalla difficoltà della cosa. Poi ho ripreso i primi anni del 2000 iniziando anche a registrare stavolta (ed erano monnezzate allucinanti, tutto con cuffiette, buttavo tutto “in caciara” e masterizzavo, li facevo girare nelle classi della mia scuola ai tempi e agli amici del quartiere). Piano piano perdendoci sempre piu tempo ho sicuramente acquisito una tecnica maggiore, imparato a farmi i beat da solo senza che continuavo a sconsacrare i beat americani ed è da li che considero iniziato il mio vero percorso col rap.

Fai rap da tanto tempo, il ricordo più bello legato alla scena?

Ne ho veramente tanti, non saprei quale citare, devo dire che le soddisfazioni (per lo più personali) sono state veramente tante e fortunatamente continuo ad essere ripagato tutt’oggi.

Nel 2015 sei uscito con “Antieroe 2: 1,21 Gigawatt”, stai lavorando al terzo capitolo o dobbiamo aspettarci altro?

Qualcosa ci sarà, sto finendo, anzi, è praticamente finito intanto il disco nuovo del Gufo (Supremo 73, Gente de Borgata) interamente prodotto e mixato da me, qualche collaborazione in giro…Antieroe 3 forse… sarebbe bello farne una trilogia (e semmai poi chiuderla li però).

In un periodo nel quale si fa un abuso dei social tu hai deciso di rimanere fuori da questo tipo di logica e di vivere il “Rap Game” nella maniera più old school possibile, come mai questa scelta?

Ho un profilo su i vari social network: instagram, facebook e twitter. Il primo è quello che preferisco, sono tutte foto e video e c’e’ molto meno rischio di leggere stronzate altrui. Facebook lo uso, ma ho proprio difficoltà a condividere qualsiasi pensiero o cosa che mi succede come fanno molti, miracolo se faccio un post a settimana. Non ho mai sponsorizzato un post, ne una pagina, le ho create stanno là e stop, non critico chi lo fa anzi penso faccia bene perché oggi si è quasi costretti se si vuole spingere bene un prodotto, un evento ecc.. Sono io che non ci riesco, forse è anche dovuto all’approccio che ho: sono un rapper, faccio quello che me piace o penso che sia fico fa a prescindere dai risultati esterni.

Chi è l’Antieroe nel mondo rap?

L’antieroe nel rap è appunto quello che fa in maniera del tutto naturale quello che pensa sia giusto fare in quel momento, disco video singolo che sia, perché lo sente di fare e non gliene frega niente di come la prenderà l’eventuale pubblico esterno. Non gli interessa quanto potrà funzionare e quanto rientro anche economico potrebbe avere in seguito, è quello che non si capacita quando i supporter riconoscendolo lo fermano per strada per chiedergli una foto, una firma, perché non si sente affatto speciale o diverso dagli altri e non sto parlando di me ma di tutti quelli che se la vivono con questa attitudine. Ho ricevuto email di qualunque genere in tantissimi anni, e le più belle in assoluto sono quelle scritte da gente che per qualsiasi motivo sono riuscite a superare un momento x della propria vita magari anche grazie ad alcuni tuoi pezzi, e so per certo che capita a tanti rapper. Io non faccio solo musica, lavoro in un bar, mi occupo di parte della mia famiglia, saltuariamente grafico e da poco ho iniziato anche a tatuare, quando scrivo un testo, lo registro o meglio ancora sono sul palco mi sento come Takeshi quando si trasforma in Polimar, so che posso volare, picchiare i cattivi, salvare gli innocenti, che per me è l’equivalente di sfogarmi e liberarmi dello stress e di tutto ciò che mi fa incazzare, soffrire, deprimere nel quotidiano.

Hai collaborato con tantissimi nomi della scena romana e non, un artista con il quale ti piacerebbe dividere la traccia?

Con quelli con cui tenevo di farlo maggiormente più o meno ci sono già riuscito, ne avrei altri 3-4 con cui sarebbe fico ma non ve li scrivo 😉

Un nome, fuori dalla scena rap, con il quale avvieresti una collaborazione?

Mi spiazzi.. Ne ho pensato più di uno in passato, adesso come adesso ti rispondo “Il muro del canto” con cui ho avuto il piacere di condividere il palco 2 volte quest’anno.

Gdb: quando e come ti sei avvicinato a questa realtà.

A Roma, e ti parlo di un passato neanche troppo lontano, noi rapper ci conoscevamo si alle serate ma ancora più a fondo in alcuni pub che c’erano qui nella capitale, in primis quello storico del mio amico Teddy. Ci si ritrovava a chiacchierare del più e del meno davanti a una birra, che è diverso dalla serata rap piena di gente e in cui si pensa comunque di più alla propria prestazione, è successo a me e a tantissimi prima e poco dopo di me. Il mio socio di una vita, Lino, facente parte della scena romana gia da metà anni 90 mi ha presentato poi alcuni suoi amici di vecchia data, tra questi dj Fester ma quasi tutto il resto della scena romana in generale. Con gli anni, la stima reciproca e le prime collaborazioni insieme hanno portato alla mia entrata nella GDB Famija, cosa che mi rende e renderà sempre orgoglioso.

Ultimo lavoro fuori: “Io sto con gli hiphopotami” insieme a Dj Myke. Perché avete scelto quella pellicola, come vi siete conosciuti con Myke e cosa volete comunicare questa track?

Con Myke ci siamo conosciuti meglio in occasione di un paio di serate dove suonavamo sia io che lui insieme a Rancore, che al contrario conoscevo gia da tantissimi anni e col quale ho sempre mantenuto un rapporto d’amicizia e stima. Poi un giorno, circa un anno e mezzo fa, Myke mi ha contattato direttamente col beat pronto per fare questo pezzo. Era perfetto, tutti e 2 siamo sempre stati in fissa con i cult movie della coppia Bud Spencer e Terence Hill, lui aveva già fatto con Tarek un pezzo che richiamava un altro film della magica coppia e fare un tributo a “io sto con gli ippopotami” con lui era un idea che mi fomentava parecchio. Siamo partiti dal titolo, giocando col trick “hip hop – otami” e da li mi è venuto fuori un testo che doveva sia rappresentare il nostro schieramento con chi da anni porta avanti la giusta attitudine nel rap, sia citare personaggi e situazioni del film originale. A pezzo finito, abbiamo deciso di temporeggiare e fare uscire il singolo direttamente con un video vista l’idea geniale che aveva avuto il nostro amico Davide per il video, durante le riprese e il montaggio ci siamo divertiti molto e il risultato ci ha soddisfatto pienamente.

Grazie mille per l’intervista e in bocca a lupo per i progetti futuri.

 Daje, grazie a voi!

Lorenzo Bruno

6 gennaio 2016

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