Tra spray e pittura: Walter Molli

Tra spray e pittura: Walter Molli

molliCiao Walter e benvenuto a Fiori Di Cemento, raccontaci subito qualcosa su di te e parliamo di writing: come e quando è nata la tua passione?

Ciao!

Sono nato a Napoli e cresciuto in una piccola città in provincia. Lì sin da bambino sono stato affascinato dalle scritte che, a metà degli anni novanta, affollavano i muri.

Molti erano slogan politici, molti altri erano pezzi e tag che col tempo ho iniziato a riconoscere. In quegli anni ho osservato in maniera ossessiva le hall of fame delle crew che dipingevano nella mia zona (TEN crew, 13 Bastardi); all’epoca credevo che il graffito nascesse e morisse sui muri.

Ne ignoravo le origini, mai vista una fanza, mai parlato con nessuno fin quando cominciai a frequentare le scuole superiori e conobbi diversi writer della mia età, formai la mia prima crew (TFM), feci il mio primo pezzo (2000), le prime tag, le prime stupidissime fughe.

Rimasi poi in contatto con writers più esperti come SPIDER (STC, r.i.p.), RISKIO, ZOOL e pochi altri, con cui continuai a dipingere, perlopiù hall of fame.

Sappiamo che sei componente di due crew: Gonuts e CTA, come ti sei avvicinato a loro?

Per andare a Caserta, in auto, da casa mia, spesso passavi davanti ad un muro lungo un chilometro. Lungo quel muro (la hall of fame storica dei CTA) ho visto pezzi che ancora oggi mi impressionano come fosse la prima volta. Pezzo, puppet, pezzo, puppet. Mostruosi.

Grazie ad un forum entrammo in contatto con Acetone (poi RECA PDO) che ci invitò ad una jam; arrivati alla jam non mi pareva vero dipingere a lato di Zentwo e Gasone dei CTA. Entrammo poi in PDO grazie a RECA. Cominciammo a dipingere insieme, incontrarci agli eventi, anche se i miei pezzi non c’entravano quasi mai un cazzo coi loro, (all’epoca ero intrippatissimo coi 3d, da DAIM a LOOMIT e tutta la scuola tedesca).

Eravamo sempre gli stessi: CTA, LDK, PDO. Fin quando, poco a poco, i membri delle crew più giovani (LDK e PDO) vennero poco a poco accorpati in questa storica crew casertana.

Con i GONUTS invece fu una cosa nata per caso. Ri-incontrai RASTA (ex TEN crew, ora GONUTS) dopo un periodo in cui c’eravamo persi di vista; ero cresciuto guardando i suoi pezzi sui muri, lui nel frattempo aveva smesso e da poco ricominciato. Così dipingemmo qualche muro legale, e poco alla volta cominciammo ad influenzarci a vicenda.

Cambiai radicalmente la mia maniera di vedere le cose, cominciai ad essenzializzare e ridurre. Da che passavo una giornata (a volte due) su un muro per un solo pezzo arrivai a fare 3 pezzi in un giorno, riempiti solo di lavabile bianco e con out nero da ferramenta.

Allora decidemmo di scegliere un nome che ci rappresentasse, e poco alla volta lo cominciammo a spingere ovunque.

Autostrade, lungolinea, treni, serrande.

Il tuo writer preferito sulla scena?

KAF (KTM – DIAS – TG – non so se ha altre crew)

I primi treni che ho visto girare dipinti c’era sempre un suo pezzo sopra. Idem lungolinea, street, autostrade, rooftops. Ovunque, e mai cose a caso.Trovami una sola tag brutta di KAF.

Hai viaggiato molto ed hai avuto modo di relazionarti con altre realtà sia in Italia sia fuori,la tua sulla realtà campana rispetto alle altre.

La realtà campana l’ho conosciuta e vissuta relativamente tardi. Conosco appena quelle di Caserta e Salerno, ho piuttosto frequentato la scena napoletana.

Non siamo mai stati (mi ci inserisco benchè non vivo in centro) numerosissimi quindi ci conosciamo più o meno tutti, con relativi pro e contro di una grande famiglia: asti secolari, litigi si contrappongono a jam dal sapore unico e pannellate che sembrano rimpatriate.

Ho viaggiato in diverse altre città (quasi mai esclusivamente per graffiti, è spesso stato un ottimo pretesto), sia in Italia che all’estero, ed ho sempre notato che nessuna altra scena gode della stessa “attitudine alla comunicazione”: nelle altre città spesso tra crew diverse più che non conoscersi preferiscono ignorarsi.

Andiamo sul pratico: il “pezzo” a cui sei più legato.

Uno di quelli a cui sono più legato è un GoNuts dipinto all’interno delle vetrine sfondate di un supermarket.

Era una jam e il tizio che la organizzava, temporeggiando, non ci lasciò dipingere su dei muri rimasti liberi per ore.

Noi andammo di fronte e riuscimmo a divertirci e rappresentare.

Attivo dal 2000 più o meno, com’è cambiata la scena da quindici anni ad oggi?

Premetto ancora una volta che (se non si fosse capito…haha) non sono un grande conoscitore della Scena. Abitando in provincia (e caratterialmente) sono piuttosto stato facilitato a chiudersi in casa, studiare e fare girare il cervello, a volte anche a vuoto. Nella mia, seppur piccola, città e dintorni era bellissimo; forse perchè avevo 15 anni o forse perchè era davvero bellissimo. C’era gente che voleva dipingere, fare break e rap, qualche cerchio…c’era fermento. Un anno dopo aver iniziato i pantaloni baggy già erano fuori moda e la maggior parte dei writer che conoscevo avevano smesso di dipingere .

Sta cosa mi ha tenuto fuori dalla “scena” per anni, finchè non ho cominciato a spostarmi un po’ per dipingere.

Non voglio fare il pippone in stile “quando ho cominciato io non c’era internet e tutto era bello”; grazie ad internet ho conosciuto gente, visto milioni di pezzi e viaggiato. Curiosamente però ho iniziato proprio negli anni in cui all’approccio “umano”, sociale tra writers (“ciao come tagghi? haha che stile…)si è sostituita una pratica sempre più fredda e distante (la maledettissima amicizia di Facebook…io in primis faccio mea culpa); di conseguenza ti becchi solo il peggio delle persone: quello che condividono sui social network, o peggio lo scazzo da schermo.

Inoltre, credo sempre per “colpa” di internet, l’ispirazione che prende un ragazzino che oggi apre un blog di graffiti è potentissima, internazionale e indiscriminata: non hai un “old school” alle spalle che ti dice “bello questo brutto quello”, quindi se da una parte sei positivamente incondizionato dall’altro sei un po’ sprovvisto di strumenti per giudicare. Credo di aver fatto parte della prima generazione di questi ragazzini.

Oltre ad uno “street artist” sei un pittore, come mai questa scelta? 

Ho sempre amato disegnare, sin da bambino. I graffiti per me hanno rappresentato una dirompente via d’uscita della mia creatività ed ho riversato su di essi tutto il mio bisogno di esprimermi. Anni dopo ho capito che cercavo nei graffiti qualcosa che, a mio avviso, non deve mai entrarci (style is the message),

una ricerca puramente artistica: da quel momento ho vissuto i graffiti con molta più genuinità, ed ho parallelamente iniziato a studiare l’anatomia, la pittura, le diverse tecniche trovando un canale molto più congeniale per esprimere ciò che volevo dire.

Ho cominciato quindi a prendere parte a delle mostre, la prima nello studio della mia Maestra quasi per gioco. Subito dopo, grazie alla collaborazione di Francesca Strino e Fabio Abbreccia ho organizzato una mostra a Napoli (SPECTRVUM, 2013). Poco dopo mi sono trasferito per qualche mese a Lione (FR),

esponendo presso uno storico graffiti shop, 81 Store (TRAINS,mostra personale – 2014) e, qualche mese dopo (ahimè vivere solo di pittura è ancora lontano per me) CITY HUNTERS (2014-15), personale presso Artigone.

Ora sto cercando il modo di dipingere in strada anche cose che non siano necessariamente graffiti…ma non amo la definizione “street artist”.

Come avrai immaginato non sono un amante dell’arte contemporanea, benchè essendo un “artista” che opera oggi sia io stesso un artista contemporaneo.

Sento ancora forte il richiamo del figurativo, prima di (semmai) abbandonarlo voglio esplorarlo a fondo, non avendo compiuto studi di belle arti (fottuti architetti!) ho disegnato ancora troppo poco per i miei gusti.

Progetti ed eventi in arrivo?

Sono in preparazione della mia prossima mostra personale presso la A01 Gallery di Napoli, galleria di cui sono entrato a far parte come artista residente da pochi mesi.

Inoltre parteciperò ad una esposizione a Lione in inizio estate. Per il resto è tutto un work in progress…la cosa sicura è che mi “avrete tra le palle” per un bel po’, ve lo assicuro!! haha

Muri legali: si o no?

Muri legali si ma alternati con altre cose. Solo muri legali no. L’ho fatto per anni per “studiare” cose nuove, dipingere con amici, fare la hall of fame da foto.

Poi sono tornato, dopo anni, agli illegali e ho imparato a tirare outlines e concepire le lettere come 150 muri legali non possono insegnarti. Al contrario posso dire che sui muri legali ho imparato a usare i colori o comporre una murata come 150 illegali non sanno fare…

Un writer può allo stesso momento essere legato all’arte “accademica” ed avere il rispetto della scena underground oppure è visto male qualora decidesse di prendere questo percorso?

Beh se intraprendi il percorso dell’arte “accademica” abbandonando i graffiti sei ovviamente visto con diffidenza: “ecco un altro radical chic/ hipster/modaiolo che si dà alla street art/pittura/arte sfruttando la sua fama/street cred”.

Per quanto mi riguarda cerco di tenere le cose ben distinte anche se, a volte, si mischiano irrimediabilmente.

Mi interessa il rispetto delle persone che fanno parte della “scena underground” e che contemporaneamente stimo, quello dei fanatici/gangster/latin lovers lascia il tempo che trova.

E mi interessa fare le cose che faccio con rispetto, senza mistificazioni nè inutili retoriche (una cosa che oltre oceano chiamano “being true to the game”).

Rimanendo nell’orbita dell’arte “accademica”: il tuo artista preferito?

Sono molto affascinato dalle avanguardie di inizio ‘900 e dalla pittura impressionista (e non) di fine ‘800. Probabilmente gli artisti che mi hanno segnato di più sono Sant’Elia (pilastro del futurismo) e Gerrit Rietveld, un architetto olandese della corrente Der Stijl. In pittura probabilmente De Nittis, Courbet, Segantini, Bacon e Freud.

Ti auguriamo un grandissimo in bocca a lupo per i tuoi progetti futuri e ti aspettiamo a Roma, grazie mille per l’intervista.

Grazie, ricambio gli auguri e ci vedremo prestissimo.

Grazie a te!

Lorenzo Bruno

27 aprile 2015

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