Un giorno al Bunker Studio: la nostra intervista a 3D

Un giorno al Bunker Studio: la nostra intervista a 3D

3dCiao 3D, prima di cominciare l’intervista volevo ringraziarti per la possibilità di essere ospiti qui a studio, il cantiere di tanti progetti importanti per la scena rap romana e non solo. Partiamo subito con una domanda di rito: quando hai cominciato ad avvicinarti al rap?

Ho iniziato ad avvicinarmi alla musica durante gli ultimi anni della scuola superiore, alcuni miei amici già scrivevano testi per conto loro mentre io mi appassionavo alla parte musicale, al come costruire il “tappeto” perfetto per le loro rime. Tagliavo i primi campioni dai vinili di mio padre e montavo le prime piste con un software audio che avevo. Dalla prima esperienza di missaggio e registrazione in studio a fondare il primo Bunkerino è stato praticamente un “attimo”. Con il tempo ho sempre cercato di perfezionare sia la parte della produzione musicale sia la tecnica del suono. Ho collaborato con i più grandi della scena hip hop italiana, ho registrato, missato, masterizzato e prodotto i loro album fino alla necessità di avere uno spazio più grande per gestire tutto a 360 gradi e fondare un’etichetta che possa curare la produzione discografica e il management di un artista, quello che oggi è la nostra VNT1.

 Visto che ci siamo, dicci qualcosa in più su VNT1.

 Il marchio VNT1 nasce dall’esperienza ormai decennale del Bunker Studio, attualmente uno degli studi di registrazione più frequentati e punto di ritrovo di tanti artisti romani e non. Il riferimento al numero “21” è indicativo, quasi a significare una forma allargata, un’evoluzione della crew Torre di Controllo 21. L’idea è di fondere assieme tanti aspetti che fino ad oggi gli artisti di punta dello studio hanno spesso lasciato nelle mani di terzi, dall’aspetto puramente musicale a cui già ci si dedicava ampiamente al Bunker, alla promozione, all’estetica dei prodotti. Da qui l’unione con Dj Pitch8, alias Nicolò Mancuso, che oltre ad aver accumulato una superba esperienza dietro le consolle dei palchi più importanti di tutta Italia, si occupa da anni dell’artwork di tanti artisti della scena rap italiana. Il primo artista ad entrare nel roster VNT1 è stato Nayt, giovanissimo artista portato alla ribalta nel 2011 col singolo No Story, che ha subito pubblicato l’EP Six Of Sixteen, supportato dai singoli Fuori e Via Da Qui. Più fresco l’ingresso di Saint, che ha esordito nel singolo Tutto Quello Che C’è, estratto dal mio mixtape No Feat. Please. Da questo nucleo di giovani promesse parte la scommessa di VNT1, dove l’esperienza e la dedizione sono al servizio del talento, come testimonia il lavoro al fianco di Sonia Margot, voce femminile messasi in luce con alcune cover di brani famosi e con un featuring con Achille Lauro in “Rich forever”, oppure la collaborazione con il musicista Skioffi. Sullo store ufficiale VNT1 sono disponibili i prodotti di Killa Cali, Mr. Cioni, Pattada e Pordinero, nonché il merchandising de El Micro De Oro, ultima fatica di Primo e Tormento, segno evidente che i nuovi talenti crescono affianco agli artisti tradizionalmente legati al Bunker, con cui VNT1 è partner ufficiale.

Sappiamo che ultimamente sei stato chiuso in studio per chiudere un progetto in uscita a breve, di cosa si tratta?

Il prossimo progetto che pubblicheremo è il nuovo StreetAlbum di Saint “Hallelujah”.

Classe ’94, conosco questo ragazzo da circa 4 anni, registrava le sue exclusive nel mio studio e mi ha colpito subito per la sua versatilità e diversità nell’approcciarsi a tutto. Con la nascita dell’etichetta VNT1 abbiamo stretto i contatti e deciso di iniziare a lavorare insieme. Dopo un anno di lavoro il risultato è “Hallelujah”, uno Street Album di 17 tracce, con mie produzioni inedite alternate a quelle americane. All’interno ci sono collaborazioni importanti, da Achille Lauro a Nayt a molti altri. Tutto registrato, missato e masterizzato al Bunker Studio da me. Stiamo girando i videoclip dei vari singoli e curando dal merchandising alla distribuzione del prodotto. Abbiamo già cover e tracklist e quando tutto sarà pronto al meglio pubblicheremo le varie date di uscita.

Quanto è cambiato il lavoro di Dj/produttore da quando hai iniziato ad ora?

In pochi anni l’evoluzione di questo genere musicale con la tecnologia hanno portato molti cambiamenti. Fino a qualche anno fa era impensabile poter aver accesso ad un archivio completo di ciò che stato pubblicato  musicalmente finora, oggi con internet e i nuovi software/hardware si possono imparare le prime nozioni e metterle in pratica ascoltando e studiando da autodidatta con alcuni tutorials. Anche questo ha fatto si che ora i primi approcci siano alla portata di molti e quindi ad una crescita generale degli “addetti ai lavori”. Ha i suoi pro e i suoi contro logicamente. Oggi questo genere musicale è moda, dalle rime all’immagine di un artista allo show che si presenta dal vivo. Si sono avvicinati anche i ragazzi con età media più bassa rispetto a qualche anno fa e anche questo ha contributo ad ingrandire il business che c’è intorno a tutto ciò.

Ultimamente sono nate tante etichette indipendenti, secondo te qual è la causa di questo fenomeno?

Da un paio di anni ad oggi sono nate molte etichette discografiche legate e create dai singoli artisti. Questo perchè al giorno d’oggi  si sono ridotti i costi di realizzazione dei prodotti e allo stesso tempo è aumentata di molto la qualità sia audio che video, anche se rispetto agli anni passati, come tutti sanno, si vendono sempre meno dischi. Possiamo usare la velocità che offre il web per comunicare e scambiare materiale, quindi con esperienza, contatti e una dose di altre robe si può gestire in maniera indipendente e senza avere tramiti la propria realtà e curarla sotto tutti gli aspetti.

Il tuo produttore italiano preferito?

Il produttore italiano che preferisco sono io (sorride, ndr).

Hai collaborato con tantissimi artisti, diccene uno con il quale ti piacerebbe lavorare in futuro.

Un artista con il quale mi piacerebbe collaborare è Neffa, ho sempre apprezzato la sua musica sin da quando ho ascoltato i primi lavori e mi sono avvicinato al genere.

Scendiamo sul tecnico: quanto tempo ci vuole per produrre un buon disco e quali sono le principali difficoltà che si incontrano.

Per me non conta quanto ci si mette a finire un album. Ci si possono mettere anni come pochi mesi, un buon disco nasce da una chimica di fattori che funzionano a prescindere da quanto poi ci si metta in pratica a livello di tempo.

In passato le difficoltà si incontravano quando le tracce non suonavano, quando non ti trasmettevano ciò che ti aspettavi in partenza, che magari ti faceva pensare di aver creato il singolone, o magari quando giravi un video e non usciva fuori come lo immaginavi. Quando investivi denaro e fruttava poco e ancor peggio quando questo denaro da investire non c’era. Ora magari la difficoltà sta nel vendere i dischi e nel trovare date quindi nel suonare costantemente in giro.

Senza togliere nulla agli altri, quale artista ti ha colpito di più dopo tutto questo tempo sulla scena?

Nayt è un altro artista che mi ha colpito molto, dalla prima traccia che abbiamo fatto assieme anni fa che già mi sorprese ad oggi che stiamo lavorando al prossimo progetto è maturato tantissimo sia dal lato tecnico vocale sia dal lato della scrittura, questo ragazzo ha un talento raro.

Le classifiche parlano chiaro, ormai il rap è un genere che va moltissimo anche in Italia, cosa è cambiato da qualche anno fa e qual’è stato il punto di svolta per la scena?

Questo genere musicale negli altri paesi ha mercato già da qualche anno, imporsi ed essere presenti nell’industria della musica italiana non è stato così facile. Io posso dire che molti come me aspettavano quella novitá in Italia, non la solita canzone d’amore dalle solite sei parole preparata coi fiocchi per le radio o per la tv, ma un groove che a questo paese mancava. Penso che un altro punto di svolta per la scena e per la comunicazione con le nuove generazioni sia stato il web.

Alcuni artisti scrivono testi parlando di temi come spaccio, vita nel ghetto o violenza, qualcuno magari parla per esperienza personale, qualcuno no. La domanda è: un “figlio di papà” può fare buon rap parlando tra le barre di situazioni che lui magari non vive?

Un buon rapper non è chi vive per strada o nel disagio, e non per forza un figlio di papà non può essere un buon rapper. Sicuramente ragazzi che non hanno passato la loro vita in cameretta senza far nulla hanno molte più storie da raccontare, ma non è detto che chi ha passato del tempo dietro ai libri non possa saperlo fare meglio.

Sei sulla scena da 13 anni ormai, il ricordo più bello che il rap ti ha lasciato?

Il ricordo più bello me lo lascia ogni melodia che creo ogni volta che la creo.

E’ stato un piacere enorme intervistarti e a nome di tutta la redazione ti ringrazio per l’intervista, in bocca a lupo per l’uscita del nuovo progetto.

Grazie a voi, ci vediamo presto.

Lorenzo Bruno

06 gennaio 2015

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