Intervista a Kool degli Hot Boys…quelli del Grande Raccordo Anulare

Intervista a Kool degli Hot Boys…quelli del Grande Raccordo Anulare

hot boysCiao Kool, sei il primo writer sulla rubrica “Fiori di Cemento”, brevissima descrizione di introduzione poi il resto lo racconti tu nell’intervista: romano, sulla scena ormai da un bel po’ e componente degli Hot Boys. Prima di parlare della scena romana e di qualche esperienza personale, ci dai qualche cenno storico?

Innanzitutto ciao a te e a tutta la redazione di G2R. Per dare qualche cenno storico i graffiti sono nati in America, a New York, a cavallo tra gli ultimi anni ’60 e i primi anni ’70. I primi graffiti non erano disegni complessi o colorati ma semplicemente nomi/tag, abbinati al numero della via in cui si viveva. Per citarne uno su tutti ,TAKI 183 è considerato tra i primissimi graffitari. Fare i graffiti o scrivere il proprio nome in giro era più che altro affermare la propria esistenza e cercare di trovare degli spazi propri in un contesto affollato, caotico e impersonale come quello creato dal capitalismo.

Solo in un secondo momento i Graffiti sono diventati un avanguardia artistica. Lee Quiñones, Dondi, Lady Pink, Seen, solo per citare qualcuno, hanno cavalcato la golden age dei graffiti e lasciato un segno nella storia mentre il movimento in sè coinvolgeva anche personaggi diventate icone dell’arte come Keith Haring e Jean-Michel Basquiat.

Cominciamo a restringere il campo d’azione, le prime crew a Roma e la scena prima dell’arrivo degli Hot Boys.

Mah guarda, noi facciamo parte di una generazione che sta in mezzo tra la vecchia e la nuova scuola, di storia prima di noi ce n’è parecchia in finale. Diciamo che i graffiti sono arrivati a Roma verso la fine degli ’80, inizio ’90. Le prime metro sono state disegnate nei primi ’90 e a quei tempi le strade erano infestate di scritte politiche o di sfoghi della gente piuttosto che di tag, throw-up o pezzi. Di nomi ce n’erano pochi e sono quelli che hanno dato a Roma l’immagine che tutt’ora ha. Diciamo che nella primissima generazione fanno parte crew come i TRV, le 00199, KIDZ e pochi altri. Poco dopo sono usciti gli ZTK, PAC, 23Rec. e Roma ha iniziato ad avere quel sapore che ancora conserva e che la distingue da tutte le altre città d’Italia e d’Europa.

Ora parliamo un po’ di voi, come e quando siete nati come collettivo?

Gli Hot Boys nascono nel 2001 da un gruppo di amici con una passione in comune. Inizialmente il crew era formato da: Hone, Beit, Yorke, Cooe, Sale, Jeko, Kong e Sedo. L’attitudine era quella di scrivere il proprio nome ma soprattutto spingere il nome del gruppo. Questa è stata una cosa che da sempre ha contraddistinto il gruppo, insieme al fatto di aggiungere al nome delle parole o degli aggettivi in modo da scrivere delle vere e proprie frasi. Personalmente sono entrato nel crew nel 2006 dopo anni in cui l’unica persona con cui dipingevo era Jeko. Ho sempre avuto un attitudine molto solitaria nelle azioni e questa non mi aiutava di certo a fare conoscenza o risultare simpatico. A dire il vero tra me e alcuni elementi del crew (Hone, ahaha) c’era pure un certo astio. Poi si sa come vanno le cose, spesso l’astio si trasforma in rispetto ed amicizia, o viceversa…

Il vostro primo muro, lo ricordi?

Posso raccontarti il primo “Hot Boys” che mi sono fatto da membro del crew. Eravamo io Beit e Hone, stavamo su un muro che affacciava sul raccordo e ai tempi avevamo una marea di secchi di vernice “rimediati” qua e la (qualcuno credo ci sia ancora). Per arrivare a quel muro avevamo dovuto tenagliare una rete e camminare per un bel pò in un pratone dimenticato da dio nel buio della notte. Non avevo idea di dove stavo ma sapevo che il muro affacciava sul raccordo quindi ok, camminiamo. Arrivati al muro poggiamo scala secchi e stappiamo un pò di Peroni per ambientarci. Iniziamo a disegnare, va tutto bene finchè un cane non inizia ad abbaiare impazzito proprio sopra di noi e nel contempo ci finisce l’acqua per allungare la vernice. Che facciamo, che non facciamo?! Andare alla macchina, rimediare acqua, per poi tornare al muro era una cosa infattibile. Per fortuna avevamo bevuto un bel pò di Peroni… non penso ci sia bisogno di specificare come abbiamo allungato la vernice. Mi ricordo solo che fortunatamente avevo un k-way per evitare gli schizzi di “colore” …

Personalmente se mi dicono Hot Boys viene in mente il Grande Raccordo Anulare e le scritte sulle vetrate o sui muri limitrofi. Non so se prima di voi c’era già qualcuno che lo avesse tappezzato in quella maniera, a voi com’è venuta in mente una cosa del genere?

L’idea di focalizzarsi sul raccordo credo sia stata del duo diabolico Beit e Hone. Il raccordo è una strada dove tutti i romani, e non solo, sono passati, passano o passeranno. Diciamo che il rapporto tra il rischio che corri e la visibilità che hai è ottimo, da qui l’idea. Ci sono altri gruppi che hanno quest’attitudine, non molti a dire il vero, uno su tutti la Black Hand.

Immagino che ormai hai perso il conto di quanti muri hai dipinto ma se ti chiedessi di descriverci il pezzo che ti ha dato più soddisfazione?

Beh non saprei. Personalmente ho sempre amato fare street (n.d.r. disegnare per le strade della città) e poter avere intorno qualche mia traccia. Posso dirti che uno dei pezzi che mi è rimasto più impresso è stato “HOT BOYS COMPAGNI DI MERENDE” fatto sulla bretella. Quella sera eravamo tutti ed abbiamo fatto un mezzo festino ahahaha…

Nel rap, come abbiamo letto nelle precedenti interviste, esiste il dissing nel vostro mondo dovrebbe esserci una cosa molto simile per alcuni versi chiamata crossing (non ne sono certo ma dovrebbe essere così). Da quanto sento è successo a parecchi di essere “coperti”, a te/voi è successo? In quei casi quanto va avanti la storia?

Beh, il “crossing” in realtà non esiste. Esiste il rispetto, il saper stare al mondo e la considerazione che hai verso qualcuno. Con l’esplosione della street art e affini sono usciti svariati “muri della domenica” che , insieme a internet hanno fatto perdere di vista le reali regole del gioco. Se io scrivo il mio nome dove non ci sono altri nomi vuol dire che il mio nome li deve rimanere. Se non resta lì vuol dire che c’è qualcosa di sbagliato. Se me lo puliscono torno a scriverlo, se qualcuno ci va sopra faccio uguale. Se credo che qualcuno non si merita lo spazio dove sta ci vado sopra. I graffiti insegnano anche tanto e spesso educano. A tutti capita di sbagliare da ragazzini, le cose si imparano, il problema è che quando si fa confusione e tutto diventa un gioco si perdono di vista le cose basilari. Internet ha eliminato il potere educativo del marciapiede e dell’imparare dagli errori, questo è un peccato sotto tutti i punti di vista. Ora si vedono mamme che comprano spray ai figli e ragazzini che vengono denunciati perchè mettono su Facebook i loro primi piani mentre fanno bravate. A tratti sembra di vivere in una “selva di fagiani” (cit.).

Parliamo di tag, il murales può essere definito arte, il tag perché viene usato?

Una sera stavo bevendo con gli altri in qualche piazzetta e ad un certo punto esce fuori un marker e faccio un tag. Una mia amica mi guarda e mi chiede: “ma perchè lo fai, che significa, che cos’è ?”. A quel punto gli rispondo, molto finemente aggiungerei: ” è un incrocio tra una pisciata di cane e la pubblicità”. Questo è fare i tag in giro secondo me. Farti conoscere partendo da zero, marcare il territorio, sentirti a casa senza stare tra quattro mura, essere più presenti degli altri, essere più visibile degli altri. I tag sono la base e sono alla base. Per il resto arte o non arte non saperei, per quanto mi riguarda l’arte è un concetto talmente ampio che penso non esista. Esiste l’espressione creativa, l’arte è una parola che va a braccetto con la speculazione. A volte sembra che ciò che faccia di qualcosa “arte” sia la sua commerciabilità. Io apprezzo l’espressione creativa e sopratutto l’originalità, cosa che spesso manca. Poi se qualcuno, in qualsiasi ambito, fa cose creative e originali riuscendoci anche a viverci ben venga per l’umanità.

Domanda spinosa: murales e forze dell’ordine. Te la senti di raccontarci qualcosa a riguardo, magari un ricordo che hai.

Di ricordi ne ho abbastanza, ringrazio tutte le forze dell’ordine che mi hanno fatto scappare. Senza di voi avrei molte meno storie da raccontare.

Ultime domande: la differenza tra dipingere un muro e un vagone di un treno?

Siamo un crew composto da personalità con diverse attitudini, questo ci ha permesso di essere da sempre attivi su diversi fronti e in diverso modo. In passato capitava spesso che nella stessa notte si formavano gruppetti e magari la mattina dopo erano sbucate 3 tracce HotBoys, una su treno, una su raccordo e uno street. A livello di soddisfazione ovviamente le cose sono diverse a seconda di dove dipingi, poi ognuno dipinge dove preferisce e noi fortunatamente siamo sempre stati abbastanza vari sotto questo punto di vista. Personalmente preferisco che i miei disegni facciano parte “dell’arredo urbano”, mi piace vederli per le strade, guardarli invecchiare e pensare a quello che avevo in mente quando li ho fatti.

Ti ringrazio per l’intervista a nome di tutta la redazione, non è facile entrare nel vostro mondo. Prima di andar via ti chiedo un ultima cosa, una crew/writer romano che ti piace.

Mi piacciono gli Hot Boys anche se se la sentono pò calla, ahahahahaah…

Lorenzo Bruno

11 novembre 2014

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