Essere dei veterani. Intervista a Flesha & Jap
Musica
26 Ottobre 2021

Essere dei veterani. Intervista a Flesha & Jap

di Gianluca Vignola

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In Longevity il primo disco prodotto insieme da Flesha & Jap – la vecchia scuola è una attitudine, un vero e proprio marchio di fabbrica. In buona sostanza, per dirla con parole loro: «Io non faccio hip-hop, io sono hip hop, punto!»

Entrambi attivi nella scena rap veronese dai primi anni 2000, decidono di unirsi e dare il via a un progetto musicale che racchiuda la loro ventennale esperienza in un viaggio che spazia dal rap classico alle nuove tendenze.
Li abbiamo intervistati per farci raccontare come è andata questa prima esperienza insieme.

Quali sono le vostre origini e quali motivi vi hanno spinto a fare un disco insieme?
«Veniamo entrambi da una discografia abbastanza importante e molte collaborazioni con molti artisti altrettanto di spessore. Da più di vent’anni realizziamo musica, dischi e live. Il disco assieme è stato realizzato molto spontaneamente dalla serie: da cosa nasce cosa. Ci conosciamo da tantissimi anni, abbiamo gli stessi gusti musicali e andiamo entrambi nella stessa direzione. Un bel giorno ci siamo detti: perché no?»

Siete contraddistinti da una grandissima esperienza nel rap game. Cosa è rimasto della scena italiana delle origini? E cosa invece pensate si sia perso?
«Sono rimaste le amicizie sicuramente e la voglia di rimettersi sempre in gioco per alcuni di noi. Abbiamo sempre avuto la mentalità aperta e siamo sempre stati alla ricerca del suono nuovo, della tecnica e di nuovi spunti. Nel corso degli anni però si è persa tanta genuinità e tante motivazioni. Si è sprecato molto tempo nel guardare troppo l’erba del vicino anziché coltivare bene l’orto di casa propria.»

Longevity è un disco pieno di feat, un lavoro che sembra puntare dritto al concetto di comunità. Ci sono delle collaborazioni di cui andate particolarmente orgogliosi e perché?
«Hai detto bene! Per noi il concetto di comunità è molto ma molto importante. Ci è sempre piaciuto coinvolgere più artisti in un unico progetto. Siamo fieri e contenti di portare avanti la nostra idea di unione e siamo orgogliosi di TUTTE le collaborazioni presenti. Ciascuno di loro è al posto giusto, sulla traccia giusta e cogliamo l’occasione per ringraziare tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione di Longevity».

Nel disco è chiara la vostra posizione: l’hip-hop delle origini è sacro. Che rapporto avete con il rap dei millennials e con le nuove tendenze musicali (trap, grime, drill su tutte…)?
«Per quanto ci riguarda ci sono delle cose egregie e delle cose inascoltabili ma come in tutti i generi d’altronde. Ascoltiamo un po’ di tutto e selezioniamo con cura la qualità del prodotto. Preferiamo comunque sentire il fruscio di un vecchio vinile impolverato che un qualsiasi pezzo che suoni di plastica cantato con arroganza e spocchia.»

In City Sightseeing Verona cantate uno spaccato a tutto tondo di Verona. Che città è per fare rap?
«Verona è una città stupenda ed è la nostra MUSA ispiratrice. ‘Verona è DONNA e può colmare il vuoto’ (cit. Jap). Di Verona ne siamo innamorati alla FOLLIA. Ci sono sempre nuove realtà e nuove sfide. Questo sta a significare che a livello artistico/musicale è all’avanguardia. Ma possiamo sempre fare di più perché Verona merita di più soprattutto per quanto riguarda la scena RAP».