Golden Rain: il viaggio elettronico da Napoli alla Mitteleuropa

Golden Rain: il viaggio elettronico da Napoli alla Mitteleuropa
Ph. Rachele Montoro

Il mese scorso abbiamo assistito, a Torino, alla visione di Fortuna, opera prima del regista napoletano Nicolangelo Gelormini. Il film ci ha conquistato sin da subito anche per la scelta della musica e del sonoro, esortandoci quindi a scoprire qualcosa in più sugli artefici di questa magia acustica.

Abbiamo pertanto conosciuto i Golden Rain, duo partenopeo nato nel 2015 e formato da Zaira Zigante e Mario Grimaldi. La loro musica elettronica ci accompagna in realtà parallele e visionarie, strizzando l’occhio a influenze dark e sensibilità dream pop. Ecco la nostra intervista.

 

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Golden Rain, costruiamo la vostra carta d’identità…

Zaira: Certo! Noi ci conosciamo da parecchio tempo, ci siamo incontrati per la prima volta nel 2008 durante una tournée con gli Almamegretta, con i quali io al tempo cantavo. Mario venne a lavorare come fonico e da lì non ci siamo più separati, abbiamo intrapreso un percorso insieme sia dal punto di vista artistico sia personale. Adesso conviviamo e in casa abbiamo creato anche un piccolo studio, uno spazietto carino che ci siamo ritagliati per la nostra passione, con tutto il necessario per fare musica. Infatti, anche la colonna sonora di Fortuna è stata interamente registrata nel nostro studio domestico.

Segni particolari?

Mario: Predominanza di sintetizzatori. In ogni progetto che affrontiamo ci sono delle piccole cose che cambiano, però resta sempre immutata l’atmosfera mitteleuropea. Stiamo continuando a lavorare ancora oggi, abbiamo in cantiere un album in italiano e speriamo presto di finirlo.

Dall’inglese di Golden Rain all’italiano del prossimo progetto, passando per lo strumentale di Fortuna. Spiegateci il percorso…

Mario: Sì, con Fortuna ci siamo avvicinati in punta di piedi al mondo dello strumentale, che ci ha conquistati. Abituati all’inglese del primo disco, abbiamo deciso oggi però di realizzare un album un po’ più pop, che metta la voce e i testi in primo piano, una cosa inedita per noi. In questi anni sono cambiati anche gli ascolti, ci sono attualmente più produzioni italiane che ci piacciono.

Zaira: Il percorso che stiamo tracciando è anche una sfida per noi stessi, riuscire a fare il nostro tipico sound mitteleuropeo mettendolo a contatto con una sfera italiana. SI tratta di un esperimento che secondo me non è mai stato fatto del tutto da altri artisti qui in Italia, siamo pronti a metterci in gioco. È un’altra sfida dopo quella già intrapresa con Nicolangelo Gelormini.

Com’è avvenuto il primo incontro con lui?

Zaira: Nicolangelo mi ha contattato sui social perché aveva ascoltato il nostro EP in inglese del 2017. Ci ha scoperti per puro caso, o forse indirizzato da qualche amicizia comune, e ha deciso di scriverci per farci i complimenti per il progetto. Poi si è fatto risentire qualche mese dopo e ci ha chiesto di poter venire in studio, lì ci ha proposto l’idea di Fortuna.

Mario: Fortuna è per lui un’opera prima e ha voluto rischiare portando con sé artisti e altre figure sempre in fase di esordio, è stato un battesimo per quasi tutta la troupe. Abbiamo colto al volo questa opportunità che conciliava la nostra arte con la passione per il cinema. Nick ci ha dato fiducia e noi speriamo sia l’inizio di un percorso che continueremo a solcare.

Gelormini vi ha dato doppiamente fiducia, affidandovi anche la cura del sonoro. Qual è stato l’ostacolo più grande?

Mario: Il suono è stato una bella sfida, ma per me sicuramente il vero ostacolo è rappresentato dal brano in napoletano, sul quale c’era una riserva sin dall’inizio. Noi non ci siamo mai messi alla prova con il dialetto partenopeo e non abbiamo mai scritto in napoletano. Quando ce l’ha chiesto eravamo infatti molto titubanti, abbiamo pensato di scrivere il pezzo per farlo poi cantare a un neomelodico vero, più credibile. Nick, però, ha insistito che fossi proprio io a cantarlo, mi sono convinto ed è andata bene.

Il brano ha aiutato a scandire il dualismo del film, rappresentando Fortuna, la parte più concreta e di cronaca della storia, in contrapposizione con Nancy, la visione evocativo-spaziale e musicalmente elettronica…

Zaira: Sì, decisamente. Noi siamo stati guidati dalla sceneggiatura, abbiamo scritto le musiche non sul girato, ma tramite le indicazioni di Nicolangelo, che ha sottolineato tutti i punti in cui doveva esserci un sonoro o un brano. È stato, quindi, naturale assecondare questo dualismo: brani consolatori e fantastici hanno incontrato l’orrore e l’inquietudine. Nicolangelo aveva il suo progetto in mente sin dall’inizio, ma non ci ha detto tutto subito, lasciandoci scoprire alcune caratteristiche giorno dopo giorno e altre anche direttamente alla prima.

E quali emozioni avete provato quando avete visto il film per la prima volta alla Festa di Roma?

Mario: A Roma, in realtà, eravamo molto distratti dall’atmosfera da festival: giornalisti, attori, persone del settore. Non abbiamo goduto a pieno la visione. La seconda volta eravamo invece in un’intima sala cinematografica, a Napoli, con la nostra famiglia ed è stato davvero magico.

Da Napoli siete musicalmente partiti alla volta della Mitteleuropa. Ma com’è il vostro rapporto con la città partenopea?

Mario: Questa è una domanda molto difficile, stiamo ancora facendo psicanalisi per capire bene il ruolo di Napoli nella nostra musica (ride, ndr.). Abbiamo un rapporto fortissimo con la nostra terra, ci ha visto crescere e conosciamo anche molto bene il panorama musicale napoletano, però il sound partenopeo non ci appartiene, la nostra attitudine è appunto prettamente mitteleuropea. Napoli rappresenta le nostre radici, è indubbiamente il punto di partenza e, nonostante il viaggio che abbiamo intrapreso, è sempre parte di noi.

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