Spos(art) colora la Sicilia, perché non serve andarsene per fare la differenza

Spos(art) colora la Sicilia, perché non serve andarsene per fare la differenza
A chi vedo vedo Sant'Agata del Bianco - Foto: Andrea Sposari

È davvero necessario lasciare la propria terra per sentirsi appagati artisticamente e lavorativamente? Forse andare via permette di vedere il tutto con più chiarezza e acquisire la giusta consapevolezza dei luoghi natii, vederli senza filtri e senza edulcorarli, ma non è strettamente necessario lasciare il proprio posto per sempre, anche lì possiamo fare la differenza.

Ce lo ha raccontato Spos(art), all’anagrafe Andrea Sposari, street artist messinese che ha deciso di puntare su se stesso e di ricominciare proprio dalla Sicilia, rendendola la culla della sua arte. La passione per la street art nasce quando aveva circa 14 anni, grazie al fertile ambiente urban messinese.

Autodidatta, ha invece studiato al Politecnico di Milano, intraprendendo un percorso di studi scientifico. Come un campanello d’allarme, la street art però era sempre lì a farsi sentire, coinvolgendolo a 360°. Tornato a casa, ha deciso quindi di trasformarla in un lavoro, celebrando la sua terra, perché è quello il posto giusto per ricominciare. L’abbiamo intervistato.

sposart
Foto: Andrea Sposari

Ciao, Andrea! Ad esempio a te piace il sud, parafrasando Rino Gaetano. Com’è nata questa compenetrazione tra la tua arte e la Sicilia?

Ciao! È stato tutto abbastanza automatico. Già prima di partire per Milano mi dedicavo alla valorizzazione di alcune zone del messinese tramite la street art, ma dopo il Politecnico sono tornato a casa con una maggiore consapevolezza della mia terra e ho avuto quindi il forte desiderio di contribuire a mio modo; è diventata la mia personale missione e amo particolarmente disegnare nei borghi più antichi.

Quali reazioni ricevi solitamente dalle persone del posto?

Bellissima domanda! Ogni volta le reazioni sono diverse, dipende molto dal luogo in cui mi trovo. All’inizio c’è quasi sempre un grande scetticismo misto a curiosità. Gli anziani non vedono i murales come una priorità, come il loro pane quotidiano, ma dopo iniziano ad avvicinarsi e ad avere reazioni positive. Sono ospitali, mi portano anche il caffè e mi fanno sentire parte del borgo stesso, come se fossi a casa. In rari casi, certo, accade diversamente e arrivano le critiche, che fanno comunque parte del gioco.

comunicazioni-interrotte.sposart
Comunicazioni interrotte – Foto: Andrea Sposari

Parlaci del progetto “comunicazioni interrotte”, attuale più che mai oggi, in un periodo in cui stare da soli ci ha insegnato forse l’arte del comunicare…

Comunicazioni interrotte nasce dall’analisi di una mancanza comunicativa bilaterale. Il punto di vista artistico consiste nella mancanza di attenzione da parte del pubblico e nello scarso interesse di alcuni artisti nel voler comunicare qualcosa di nuovo e insolito. Ho sintetizzato tutto nella figura umana che ha una parte sensoriale interrotta con le classiche interferenze televisive, qui troviamo l’ostacolo per la connessione. La trasformazione è stata poi creare uno spettacolo totale, che coinvolgesse anche altre arti e che abbiamo portato in Inghilterra, trasmettendo anche lì la difficoltà del comunicare a livello bilaterale.

Che tecniche utilizzi? Com’è strutturato il processo creativo?

Io prediligo le bombolette come strumento, mentre per campiture e sfondi uso il rullo, per rendere tutto più celere. Il processo inizia con l’idea che metto nero su bianco con un bozzetto, basato soprattutto su figure umane. Immagino l’opera con determinate espressioni del viso che mi portano poi a scegliere il soggetto da avere come modello. Individuato, realizzo il bozzetto fotografico che integro infine con quello cartaceo. A questo punto realizzo l’opera sul muro.

sposart-novara
Le storie di ieri Novara di Sicilia – Foto: Andrea Sposari

Il luogo in cui ti piacerebbe lasciare un segno…

Io disegnerei ovunque, dal borgo più sperduto alla metropoli più grande. Forse, però, il luogo che più mi affascina è la California, in cui c’è una scena molto attiva, un grande palcoscenico per la nostra arte.

A cosa stai lavorando per ora?

In questo preciso momento, proprio mentre stiamo parlando al telefono, sto lavorando a un progetto (Trip art) su dei container, in collaborazione con l’azienda DB services, che lavora per gli impianti di produzione nei paesi in via di sviluppo come Libia, Nigeria ed Egitto. Abbiamo strutturato un progetto in cui io personalizzo con la mia arte i container, con soggetti a tema che andranno poi nei cantieri stranieri in cui ci saranno i lavori. Questi paesi sono in condizioni sociali particolari o per guerra o per povertà, quindi il tutto deve essere realizzato con estrema cautela e in maniera poetica, per non creare problemi o disagi agli abitanti del posto.

sposart-container
Progetto Trip Art – Foto: Andrea Sposari
Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook