Napoli divisa dai murales della discordia: simbolo o oltraggio?

Napoli divisa dai murales della discordia: simbolo o oltraggio?
Fonte: Notix

“I morti vanno rispettati, non cancellati” è la scritta apparsa sull’opera dedicata a Nino d’Angelo, dell’artista Jorit, nella periferia a nord di Napoli. Questa la risposta dei napoletani alla decisione di rimuovere i murales e gli altarini che ricordano giovani morti in contesti criminali. Pochi giorni fa, infatti, il Comune di Napoli ha fatto cancellare il murales dedicato a Luigi Caifa, il diciassettenne rimasto ucciso in un conflitto a fuoco con la polizia mentre tentava una rapina a mano armata in via Duomo, a seguito delle molte polemiche insorte tra i cittadini e non solo. Così l’Amministrazione Comunale ha emanato un’ordinanza di ripristino dello stato dei luoghi.

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Fonte: Napoli Today

500 altarini e 100 murales

Questi i numeri delle edicole votive e delle opere di street art dedicate ai protagonisti della criminalità napoletana, una situazione ribattezzata «il santuario della Camorra» dove il confine tra sacro e profano è quasi inesistente. Da mesi la popolazione è divisa sulla questione tra pareri favorevoli alla rimozione e opinioni contrastanti, ma la via della legalità ha avuto la meglio e si è provveduto a ripristinare la parete bianca. La giunta de Magistris ha emanato un’ordinanza analoga per il murales dei Quartieri Spagnoli in memoria di Ugo Russo, quindicenne ucciso in circostanze analoghe.

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Fonte: Exibart

Quella che si affronta è qui non più una faccenda circa il rispetto della legge, il decoro o la riqualificazione ma una vera e propria battaglia culturale. Alcuni intellettuali, contrari alla rimozione, hanno preso posizione al fianco delle famiglie i cui figli sono visti più come vittime che come carnefici, la cui morte deriverebbe dalla mancanza di interventi di politiche sociali. Con la cancellazione delle opere celebrative non svanirà né la loro perdita né la situazione sociale dei ragazzi di tante periferie d’Italia, senza punti di riferimento, senza istruzione, spesso con situazioni familiari completamente sgretolate. A chi si dà allora la colpa? Allo Stato, ai genitori, alle amicizie sbagliate, alla situazione economica? Forse tutte queste cose insieme. Certo è che l’arte, in tutte le sue forme, trasmette sempre qualcosa e questi valori dovrebbero essere il più possibile giusti.

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Fonte: Exibart

 

La cultura dei simboli

A Napoli i murales rappresentano il valore intrinseco della città che, tra gli stretti vicoli, nasconde capolavori artistici celebrativi: che sia Nino D’Angelo, Maradona o “lo scugnizzo” al suo fianco, i vecchi edifici del centro storico vengono da sempre utilizzati per commemorare e ricordare. La soluzione delle istituzioni per censurare l’esaltazione della malavita delle grandi opere murarie è stata di rimuovere il tutto, ricevendo già qualche risposta in cambio, come nel caso dell’opera di Jorit. Il dialogo con la città e chi la abita è essenziale per capirne i problemi e sradicarne le convinzioni culturali, spesso sbagliate ma pur sempre parte del popolo. Forse, piuttosto che dare qualche mano di vernice bianca, sarebbe stato più produttivo sostituire l’arte con l’arte e cercare di affrontare il tema alla radice. I simboli che rappresentano Napoli – criminale e non – sono duri a morire, così come il contesto da cui provengono che non verrà affatto soffocato da due pennellate.

Cambiare invece di accusare, trasformare invece di cancellare.

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