Morto da patridiota: come Andrea Villa ha sotterrato il movimento No Mask

Morto da patridiota: come Andrea Villa ha sotterrato il movimento No Mask
(Fonte: Open - editing g2r)

L’artista ventenne, comunemente noto col nome di Andrea Villa o con l’appellativo de “il Banksy di Torino”, torna alla carica con l’ultimo blitz artistico, eseguito nella notte del 31 ottobre nel capoluogo piemontese. I  manifesti con la scritta “no mask” incisa su una lapide, accompagnati dalla frase “morto da patridiota” stanno spopolando sui social, come del resto succede sempre con le sue opere. Il poster è una chiara critica nei confronti dei negazionisti del Coronavirus e delle loro discutibili teorie. Queste le parole dell’artista in merito: «l’autorizzazione dell’opinione pubblica alla demagogia culturale ha creato una degenerazione dei costumi dovuta principalmente all’incapacità degli utenti ad usare i nuovi media per arricchire il loro bagaglio culturale». Secondo Villa il diritto di informazione «dovrebbe essere tolto al popolo perché citando Umberto Eco “genera una legione di imbecilli”, e quindi penso che il popolo dovrebbe essere dominato da una classe aristocratica intellettuale poiché fondamentalmente non capisce un cazzo».

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Fonte: Quotidiano piemontese

Politica e manifesti

L’artista ha sempre affermato di voler rimanere anonimo per tutelarsi e indossa così un casco specchiato in pubblico dopo aver subito delle minacce da parte del partito Forza Nuova. Di lui si sa poco: membro della Generazione Z, torinese e affetto da sindrome di Asperger, si dichiara uno “street artist 2.0” che grazie ai social diffonde e conserva la sua arte. I manifesti di Villa sono delle frecce scoccate con precisione nell’incoerente e contradditorio sistema politico italiano, mixando con grande maestria elementi tratti dalla storia dell’arte e fenomeni sociali attuali. Da una parte satira, dall’altra pop art. Il target di riferimento non sono solo gli interessati al settore, anzi, l’artista vuole incoraggiare gli adolescenti ad avvicinarsi alla politica contemporanea, dichiara infatti: «ho notato che molti giovani stanno portando le loro forze rivoluzionarie, le loro ideologie di rottura, dal Movimento 5 Stelle a movimenti più green, ad esempio Fridays For Future. Ha molta presa nei confronti dei giovani, che comunque si stanno allontanando dalla politica in generale. La vediamo più come una soap opera, un fenomeno di costume, alla pari di Maurizio Costanzo e di Albano Carrisi». E come dargli torto, in fondo?

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Fonte: profilo Ig Andrea Villa

“Un linguaggio artistico popolare” un po’ kitsch

Avevamo già parlato del ruolo sociale della street art e del beneficio che il pubblico di quartiere trae dalle opere sui muri dello spazio che abita: arte come mezzo di comunicazione di massa, sociale, inclusivo e senza vincoli. L’obiettivo del giovane street artist è proprio quello di creare dei lavori che possano essere apprezzati da tutti, soprattutto da chi non è così vicino al mondo dell’arte. L’invito è anche nei confronti degli artisti contemporanei ad essere più diretti e a impegnarsi in una critica della società senza paura. Ogni lavoro di Villa è un collage di concetti e immagini che viene messo online per permettergli di “vivere sui social” oltre che per strada, così da agevolarne la fruizione. I protagonisti sono sempre diversi, non c’è infatti alcun attacco specifico a un partito più che a un altro: tutta la classe politica italiana è messa alla berlina dal Banksy ventenne, secondo una visione dei nostri governanti di cattivo gusto, pacchiana, kitsch per l’appunto, che rispecchia esattamente il grado di fiducia che noi giovani abbiamo nei loro confronti.

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