Per 20 anni il rap italiano viveva a Milano: ora Roma può rubargli la scena

Per 20 anni il rap italiano viveva a Milano: ora Roma può rubargli la scena

Qualche settimana fa è uscito 17, un album nato dalla collaborazione tra Jake La Furia ed Emis KIlla con l’obiettivo di riportare in voga uno stile rap caduto in disuso. In un’intervista di presentazione del disco ad Esse Magazine, Jake La Furia riflette sulla storia dell’hip hop italiano. Sebbene qualcuno invochi ancora questa cultura suburbana, in realtà l’hip hop è deceduto e con esso si è portato dietro gran parte del rap tradizionale, a vantaggio di una nuova industria musicale, molto proficua, che può essere identificata all’interno del fenomeno rap/trap.

Jake viene dalla scuola “Muretto”, un’istituzione nella Milano a cavallo tra gli anni Novanta e Duemila. Il “Muretto” era un luogo fisico dove i ragazzi della Milano popolare si incontravano e davano vita ai primi fenomeni italiani prodotti dalla cultura hip hop. Oggi al posto del “Muretto” c’è un negozio di GAP e l’hip hop è una categoria di ricerca su Spotify non più una cultura. Il rap/trap nasce ancora dalla strada, ma senz’altro Milano non è più esclusivo di produzione di questo genere musicale. Roma è salita alla ribalta, dal Truceklan alla Dark Polo Gang tante cose sono cambiate e la scena italiana ha sempre più il marchio capitolino addosso.

L’hip hop è una cosa, il rap un’altra, la trap un’altra ancora

Nei primi anni 2000 Milano pullula di artisti. Dopo l’esperienza delle Sacre Scuole è nata la Dogo Gang. Mondo Marcio è un astro nascente della musica. Fabri Fibra, un fenomeno di Senigallia che per fare musica si trasferisce a Milano. Qualche cosa si muove anche a Bologna, ma tutti sanno che il vero cuore pulsante della cultura hip hop risiede ad MI. Roma segue un po’ inibita, per alcuni tratti scimmiotta, per altri inizia a costruirsi una propria identità. Nel decennio che va dal 2000 al 2010 mentre nella capitale romana a fare e parlare di rap sono ancora delle figure molto borderline, a Milano il nuovo fenomeno musicale sta per diventare un ibrido tra il popolare e il mainstream. Dopo l’esperienza degli Articolo anche Fibra e Mondo Marcio passano in radio, uno per restarci, un altro per qualche apparizione; però questo rap è un genere in crescita: i Dogo stanno preparando il rap per un pubblico trasversale, Marra è pronto a proclamarsi King del rap dopo aver registrato un disco d’oro al primo album targato Universal.

La scena è Milano, che ha saputo evolvere la cultura hip hop nel genere musicale del rap. Roma conserva qualche esperienza artistica, che seppure faccia del gran rap stenta ad imporsi. Del Truceklan sopravvive solo Noyz che, in ogni caso, sceglie di non corrompersi. Meno ancora inclini a diventare mainstream si dimostrano i Cor Veleno. Nel secondo decennio degli anni duemila, il rap prossimo a diventare un fenomeno nazional popolare, parla il milanese come prima lingua.

Si dice “raga” e non “regà”, la cocaina si chiama “barella”, pochi “daje” e tanti “bella zio”.

Quando i Dogo si fanno esportatori nelle altre regioni d’Italia della cultura rap milanese, derivata dall’hip hop del “Muretto”, pubblicano libri e girano serie tv per MTV; in qualche modo riescono a plasmare l’immaginario collettivo del rap come nessuno aveva fatto prima. Con “Noi siamo il club” e “King del rap” la Dogo Gang si prende la scena, dopo che un anno prima i ragazzini di tutta Italia avevano ballato il remix di “Tranne te” con Fibra, Marra e un altro grande artista proveniente della scuola “Muretto” Dargen D’amico (che per una scelta personale farà un percorso diverso).

Negli anni successivi al rap milanese sdoganato sul territorio nazionale si muove qualcosa che però vede ancora Milano al centro della scena. Guè Pequeno e Dj Harsh nel 2011 hanno fondato la Tanta Roba, etichetta sotto la quale si radunano diversi rap della scena italiana. Roma è rappresentata da Gemitaiz, la voce più mainstream del rap romano del momento. Oltre all’eterno Noyz, gli altri del Truceklan non sono riusciti a fare il salto. Nel frattempo, è nato un fenomeno gangsta rap tutto romano, quello di Ion, Er Gitano e Pepy, ma è qualcosa di troppo criminale e poco edulcorato perché posso diventare un vero e proprio prodotto musicale. Ha vita breve: basta un pezzo, “Rapper Criminale”, con cui Marracash distrugge la loro musica.

La fine di un ciclo: il silenzio delle istituzioni milanesi

Passano gli anni e s’arriva al 2015: il rap è diventato un vero e proprio mare magnum, Fibra pubblica Squallor senza major, i Club Dogo stanno per sciogliersi e Marracash dopo Status andrà incontro ad un periodo di silenzio. Una forza centrifuga spinge il rap “verso altri lidi” e nel frattempo nasce la nuova generazione del rap italiano: sempre meno rap e sempre più trap. L’hip hop italiano è arrivato al suo terzo stadio, quello che non ha più alcun legame con la cultura underground, che nasce in strada ma ha altri modelli, non c’entra nulla coi centri sociali, con la denuncia: l’obiettivo della rivalsa sono solo i soldi. Nel biennio che va dal 2015 al 2017 il silenzio delle istituzioni milanesi porta all’ascesa di una nuova generazione di rapper/trapper, sempre meno Milanocentrica.

È in questa nuova fase che Roma riesce a ritagliarsi un ruolo all’interno della scena, posizione che la città merita per storia ed estensione. La trap italiana nasce sempre a Milano ed è Sfera insieme a Maurego il padre del nuovo genere. Ma anche al di fuori della Lombardia si muove qualcosa. A Genova è nata una nuova scuola, Izi, Tedua, Vaz Tè, Bresh, Disme e tanti altri ragazzi portano avanti la città. Roma non è da meno, perché produce uno dei fenomeni musicali che hanno fatto più discutere negli ultimi anni: la Dark Polo Gang. Musica trap, droga, sesso, soldi, grandi marchi, sono questi gli argomenti di un prodotto artistico che è capace di colorarsi anche di rosa. Oltre alla Dark, qualcosa di simile lo ha fatto (o meglio, a modo suo anticipato) anche Achille Lauro. Quest’ultimo dopo l’esperienza con Roccia Music e la benedizione di Marracash ha intrapreso una strada tutta sua, portando il rap verso il rock e dandogli una patina femminilizzante, in grado di renderlo piacevole alle orecchie di una pischelletta di Corso Trieste e contemporaneamente apprezzabile per un ragazzo di borgata.

Mamma Roma: la Capitale si prende la scena

Da quegli anni Roma non si è più fermata ed attorno ad alcuni fenomeni musicali decisamente mainstream ha costruito una scena degna di essere definita la più prolifica d’Italia. Eh si, perché dopo Sfera, Rkomi, Ghali, Lazza, Milano City ha ormai poco e nulla, o comunque presenta dei prodotti che crescono sotto la sua egida, come Shiva, ma non sono figli della città; cosa che, invece, a Roma è avvenuta in maniera frequente negli ultimi tre anni.

Non si può ignorare l’esplosione della scena Roma, che, dopo l’ascesa di Achille e della Dark, oltre alla riconferma di Gemitaiz come colosso del mainstream, ha continuato a sfornare artisti e prodotti musicali differenti. E questo è vero non solo per il rap, ma anche per l’indie (qui allegherei l’articolo), vedi tutti gli artisti e le etichette che risiedono a Roma. Tra rap ed indie si è creato un anello di congiunzione trai due mondi raffigurabile nel duo Franco126 e Carl Brave. Nel 2017, poco dopo che era esploso l’indie romano, sono saliti alla ribalta questi due artisti che hanno portato un indie rap intessuto di vita quotidiana romana, forte dello slang capitolino e di un lirismo malincolino. Mentre la Dark faceva il suo corso e Achille scandalizzava le nostre nonne a Sanremo, tutta una serie di artisti sono sbocciati all’interno dell’uno o dell’altro movimento, o addirittura a cavallo trai due.

Così sono nati i vari Gallagher, Traffik, Sky e Wok prodotti fotocopia e meno fortunati della Dark, oppure buoni scrittori come Bismark (fuori il 9 ottobre con la versione deluxe di Nati diversi). Più vicini al mondo di Gemitaiz ed Achille sono nati artisti come Puritano e Quentin40, capaci di fare una hit come Thoiry, oppure gente come Il Tre. Dai rimasugli di rap nella musica di Franco e Carlo è uscita la cricca 126, con Ketama, l’unico a fare un droga-rap più conscious e non disimpegnato come quello dei trapboy.

In poche parole, negli ultimi 5 anni Roma è salita alla ribalta. Ed il bello è che questi artisti nascono e crescono insieme nei luoghi di ritrovo della città. Seppure Milano annovera trai suoi artisti figure storiche come Jake, Guè, Marra, Fibra oppure i nuovi re del mercato come Sfera e Ghali, la scena è immobile. A Milano si oppone la vivacità di Roma, un contesto al cui interno la musica nasce ancora per strada e non da qualche “collabo” trovata su Internet. Un contesto capace di produrre un’offerta tanto variegata che passa dalla musica per 13enni a qualcosa di più alto. Un contesto dove il mainstream non si contrappone all’underground e viceversa. Un contesto che ad oggi sta rendendo la scena romana capace di destituire quella milanese.

 

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