Mimmo China-Ski racconta il suo primo album La Rinascenza

Mimmo China-Ski racconta il suo primo album La Rinascenza

Bella Mimmo, benvenuto su Dreki – Fiori di Cemento. È uscito il tuo primo album, La Rinascenza, presentalo al nostro pubblico.

La Rinascenza è un concept album che ha come tematica principale l’integrazione dell’ombra personale. Ogni brano è un tassello di questa ombra, ed è stato soprattutto un disco di autoanalisi.

Non nascondo che nel sentirlo sono rimasto colpito dall’impalcatura ideologica su cui è costruita ogni canzone. È un progetto maturato dopo tanto lavoro?

In realtà è stato scritto, pensato e registrato in due mesi durante il lockdown. Ero entrato in una dimensione introspettiva molto forte e dovevo dare ordine ai miei pensieri.

Tornando alla forza delle parole e dei concetti espressi all’interno dell’album, sembra come se il rap si elevasse ad un livello sconosciuto per questo genere musicale. Dai titoli alle introduzioni, dai versi più raffinati alle citazioni, è come ascoltare una musica più raffinata, intellettuale.

Questo mi fa piacere, anche se l’idea non era tanto quella di fare una musica intellettualizzata, quanto piuttosto razionalizzare me stesso.

Questo, ovviamente, non significa che le canzoni all’interno dell’album finiscano per essere ridotte ad un mero esercizio stilistico o ad un’esibizione intellettuale dell’artista. Anzi il testo cavalca la musica e ne viene fuori un’accoppiata perfetta. Com’è stato unire queste due componenti dei vari singoli?

Ogni brano è nato spontaneamente, parole e musica si sono intrecciate insieme. È nato tutto dall’elaborazione dei miei contenuti.

Ci si trova davanti ad un album così particolare che, appunto, etichettarlo come rap è limitante. Nulla togliere ad uno dei generi, ormai, più ascoltati in Italia ma con La Rinascenza si percepiscono altre influenze. Personalmente avvicino il tuo stile anche alla new wave italiana, quello dei primi Litifiba o dei Diaframma.

Hai colto molto bene questo aspetto, sono un grande appassionato della scena anni ‘80, specialmente Diaframma e CCCP. A casa ho anche il vinile di “In perfetta solitudine” dei Diaframma.

Ogni artista è diverso dall’altro, ma c’è sempre una fonte d’ispirazione, quello che ti fa dire “basta ora lo faccio anche io” o “quel verso vorrei averlo scritto io”. Quali sono i modelli artistici di Mimmo China-Ski?

Mi interessano tanti stili musicali, dal jazz più sperimentale all’elettronica, fino al rap, al cantautorato e al rock. Mi sento coinvolto da quello che è fuori dall’ordinario, innovativo, concettuale. Primi fra tutti ammiro alcuni dischi di De André.

È veramente interessante quello che stai facendo. Fin dove vorrai spingerti? Come pensi si evolverà la tua musica?

Spero di continuare a sperimentare il concept album come tipologia espressiva e di spaziare in sonorità sempre diverse. Andare oltre ogni consuetudine.

Nell’ultimo pezzo dell’album canti: “vedo me bambino, vedo me adolescente, se sommi le due parti ottieni me ventisettenne”. Raggiunta questa età cosa chiedi a te stesso, dove vuoi arrivare?

Vorrei poter fare musica per tutta la vita e mi piacerebbe se quello che produco può essere piacevole e in grado di far interrogare gli altri.

Onestamente ho apprezzato molto il fatto che cerchi di dire qualcosa con la tua musica, una caratteristica sempre più rara. Emozionanti gli omaggi a Pasolini, a Gramsci. Grandissimo. Cosa diresti a un nostro lettore? Perché ascoltare La Rinascenza?

Consiglierei La Rinascenza perché ognuno di noi dovrebbe porsi molte domande e cercare di far tornare i conti con noi stessi. E solo affrontando il buio si può veramente vedere la luce!

Grazie Mimmo, in bocca al lupo per tutto. 

Se ti è piaciuto questo articolo seguici su Twitter e Facebook